“La pace viaggia in autobus” di Renato Ghezzi, Mezzelane casa editrice. A cura di Chiara Monina

La squadra di ping pong degli Stati Uniti ed i giornalisti al seguito,furono i primi americani,il 10 aprile 1971,a mettere piede a Pechino,incontrando Mao Zedong,in quel palazzo dove ai diplomatici veri era negato l’ingresso.

L’anno successivo,i cinesi ricambiano la loro visita a Detroit.

Il libro ci narra la storia dello scambio di visite tra i giocatori di ping pong degli Stati Uniti e quelli della Repubblica Popolare Cinese avvenuto nei primi anni settanta.

Questi eventi rappresentano il primo passo del disgelo dei rapporti fra Pechino e Washington,diventando nella politica,quell’avventura diventata poi famosa con il nome di “Diplomazia del ping pong”.

Attraverso i ricordi dei protagonisti realmente vissuti,si ripercorre quello scambio di visite tra giocatori e giornalisti,davvero così casuali?

E’ un libro che ritrae il gioco della politica vissuto attraverso i sentimenti e le emozioni di giovani più o meno ignari di quello che rappresentano ma che segnerà il loro futuro.

Nell’aprile del 1971 a Nagoya,in Giappone,si disputa il campionato del mondo di tennis da tavolo.

Viene ammessa per la prima volta anche la Repubblica Popolare Cinese,che si ritrova a dover fronteggiare gli Stati Uniti,fino a quel momento nemico storico.

I primi approcci fra le due squadre sono inizialmente distanti e superficiali fino a quando un giovane ragazzo americano ed un po’ hippy, sale sull’autobus cinese, forse casualmente.

La storia è un grande puzzle,dove ognuno racconta il suo tassello di ricordi,che va a ripercorrere gli eventi di quegli anni.

C’è un quadro in seta con una catena montuosa cinese, una maglietta con il simbolo della pace e la scritta Let it be ed una madre che,trent’anni dopo, è ancora curiosa di sapere di più,su quel figlio così anticonformista.

La scrittura scorre veloce e conduce il lettore tra i ricordi nostalgici che vengono svelati e confidati per la prima volta fra i protagonisti.

Giovani ragazzi, pedine di Stati, che attraverso lo sport (perché nello sport ci sono i valori di amicizia e rispetto) avevano creato un varco per un incontro politico di portata storica.

Erano apparsi loro i protagonisti,gli americani spensierati ed i cinesi timorosi ma entrambi impauriti e curiosi allo stesso tempo,di conoscere l’altro,il diverso,considerato il nemico.

Nella visita alla Repubblica Popolare Cinese e poi successivamente negli Stati Uniti si erano conosciuti e ritrovati nelle loro contraddizioni,seppur per poco tempo e divisi da esperienze di vita diverse.

Forse il rammarico più malinconico di questo libro sta nel rimpianto dei protagonisti,di non essersi conosciuti ,frequentati ed ascoltati abbastanza,sia tra connazionali che con gli amici d’oltreoceano.

E come recita il libro :” La vita è così,ti sommerge di cose da fare,ti fa credere che siano importanti.Poi ti guardi intorno e ti accorgi che le persone che sono state fondamentali in certi periodi non ci sono più”.

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