“L’isola e la tua voce” di Antonio Pelliccia, Tomarchio editore. A cura di Sveva Borghini

“L’isola e la tua voce” è la corposa silloge poetica dell’autore Antonio Pelliccia pubblicata, in prima edizione, da Tomarchio Editore nel 2020.

La raccolta è composta da 5 sezioni per un totale di 92 componimenti. L’opera è completata da una nota dell’editore e dalla biografia di Antonio Pelliccia.

Da ultimo, un po’ di spazio è dedicato alle annotazioni per i lettori più zelanti.

Gli elementi biografici risultano di non marginale importanza, piuttosto, consentono al lettore di immergersi al meglio nei componimenti dell’autore in quanto, per esempio, il mare, la luce del sole, il cielo dalle sfumature cangianti sono ingredienti estremamente presenti nelle poesie di Pelliccia. Insomma, si avverte l’influenza di una costiera mediterranea estremamente vissuta, goduta ed assorbita dall’autore stesso, pare sia un’estensione di sé.

Per ciò che concerne la breve nota a cura dell’editore Rosario Tomarchio, egli mette in evidenza, in estrema sintesi, le grandi tematiche che muovono le liriche contenute nella silloge, offrendone al lettore una presentazione generale.

La struttura poetica utilizzata da Antonio Pelliccia, è caratterizzata da:

  • componimenti generalmente medio-lunghi;
  • alcune poesie suddivise in strofe dal numero di versi variabile;
  • presenza diffusa di rime e assonanze che conferiscono ritmo e sonorità rotonda, circolare alla lettura dei versi;
  • spesso i titoli dei componimenti ricalcano il primo verso;
  • il primo componimento di ogni sezione è presentato con il formato corsivo, più delicato quale metaforico ingresso in una particolare stanza poetica, ogni volta diversa.

In generale, la scrittura in versi di Antonio Pelliccia risulta essere estremamente ricca di immagini di cui il lettore può riscontare una certa affezione. Per esempio, ritorna frequentissima l’idea dell’alba, della luce, del sole e del cielo che ben si sposa con l’acqua salmastra. Si tratta, insomma, di elementi che letteralmente costituiscono l’identità letteraria dell’autore connotandola con estrema precisione.

Nelle prime 3 sezioni: “L’isola e la tua voce”, “Una pioggia dell’anima” e “Una cara solitudine”, l’autore indaga l’ampia tematica della mancanza. È come se, per un effetto paradosso, tutta questa assenza (della donna amata) rimarcata e così ripetuta, si facesse irrimediabile presenza.

Nella terza sezione, però, dedicata alla solitudine, nella poesia “Anche stasera” si può notare un moto di gratitudine nei confronti di questa condizione di vita deprivata e dolorante nella quale adesso, il poeta si trova a suo agio dipingendola come un “lembo di sole nell’alba dei miei giorni”.

La quarta sezione denominata “Di tanto in tanto” appare quella caratterizzata da un più ampio respiro; benché la traccia sia sempre data dalle solite immagini poetiche care all’autore di cui si è già detto prima e che, anche qui, ritornano copiose e traboccanti, in questa sezione, esse assumono una sfumatura differente, più sottile e misteriosa. Il lettore avverte questo cambio in cui la luce si fa “lama” e quella solitudine tanto cara a Pelliccia si “sospende” per consentire al “fiore di un domani” di sbocciagli dentro. Personalmente, trovo che questa sia la sezione più riuscita forse perché emerge un senso di possibilità altra che buca l’arido terreno del silenzio desolato e disperato a cui l’autore aveva abituato il lettore nelle prime 3 sezioni.

Infine, nella quinta ed ultima sezione si assiste ad un trionfo della tenerezza. L’autore ci annuncia che è tempo di ammorbidirsi, anche di fronte al dolore come afferma in alcuni versi del componimento “La tua apparizione”: “Forse ancora ho bisogno di guardarti /e ammettere che è dura questa malinconia / che m’accompagna nella tua lontananza / com’è vera questa luce che viene / dai tuoi occhi a consolarmi / ma non trova sollievo / la mia sete da questo lume di bene”.

Ancora una volta, il lettore attento può scorgere un’altra trasformazione delle stesse immagini poetiche utilizzate da Pelliccia; in “Quello che ci lega”, torna l’alba ma questa volta come punto di connessione con l’amata, come un momento carico di speranza. Del resto, Antonio Pelliccia lo annuncia già nel primo componimento “Tempo di tenerezza” che apre quest’ultima sezione confessando al lettore che ora la sua “febbre segreta” è divenuta una “serena elegia”.

“L’isola e la tua voce” è la poderosa silloge di Antonio Pelliccia. Essa rappresenta il concreto e impegnato lavoro dell’autore racchiuso in 127 pagine. Come sempre accade per il genere poetico, pare necessaria una seconda o terza rilettura in quanto tutto, nell’opera di Pelliccia, risulta ricolmo. Le sollecitazioni poetiche si affastellano una dietro l’altra inebriando letteralmente il lettore che vi si addentra e che, per questo, a tratti vi si può perdere attraverso.

Complessivamente, si tratta di una buona opera a cura di un autore con già altre esperienze letterarie alle spalle, per questo può essere una godibile lettura.

Sveva

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