“Huntermoon. L’inganno di Ogmareth” di Pablo Ayo. A cura di Barbara Amarotti

“Noi siamo figli delle stelle” cantava qualche anno fa Alan Sorrenti e lo stesso concetto ce lo ribadisce, con più forza e conoscenza, Pablo Ayo in questo fantasy epico dove gli Dei, non solo decidono le sorti degli uomini, ma sono anche degli alieni che usano la loro progenie umana per nutrirsi di energia vitale.

Esistono le prede e i predatori, gli umani e gli Dei. È la legge, lo sai.

Ma ora gli Alasheers sono entrati nei loro 100 anni di sonno, periodo in cui possono incarnarsi in forma umana e provare ciò che loro non conoscono: i sentimenti.

Nel periodo di sonno degli Dei sul pianeta degli uomini nascono eroi e potenti maghi, ma anche i Troll e i Goblin si risvegliano per mettersi al servizio delle forze oscure che da sempre, così come era accaduto nel pianeta natale degli Alasheers, combattono contro quelle del bene.

Oloorna Karsha, Oloorna Karsha

Gli Dei nei sepolcri a riposar si recan

La loro coscienza sul Pianeta discende

E il loro sogno a una vita umana s’arrende

Tra gli eroi troviamo Gabriel Huntermoon, ultimo discendente di una nobile e antica casata ora in rovina, che, alla ricerca di notizie sul padre scomparso, si è unito ai Crociati inviati in oriente da re Albion.

Lì incontrerà una giovane strega, Yasshira, che sembra condividere molto più che un pezzo di strada con lui.

Gabriel, infatti, sembra essere la reincarnazione del Guardiano degli Dei e potrebbe essere l’unica speranza per mettere fine alla follia del loro capo: Ogmareth.

Gabriel Huntermoon non è il classico eroe a cui siamo abituati, certo è un combattente valoroso ed è dotato di una tempra morale inossidabile, ma a modo suo è anche fragile e preda di sentimenti non sempre positivi.

Ma sono gli Dei i veri protagonisti di questo primo libro, degli esseri così ossessionati dal sogno dell’immortalità che hanno rinunciato a tutto pur di ottenerlo, anzi a tutto tutto no, perché se è pur vero che non sono in grado di amare lo sono di odiare e tramare.

C’è poi l’indifferenza con cui usano la loro progenie, i loro cloni, gli uomini che hanno creato usando il loro DNA e che hanno allevato per farne cibo.

Questi Dei hanno un estremo bisogno degli uomini, sia per sopravvivere in eterno che per provare ciò di cui si sono privati: l’amore.

Ecco, a mio parere sono loro i veri protagonisti di questo primo libro, e questi protagonisti egoisti, arroganti, cinici e predatori ci ricordano che l’uomo è libero perché è in grado di sentire, no, non le voci, parlo di quel sentire profondo, l’empatia verso il prossimo, che ci rende vivi e umani nel senso letterale della parola.

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