“La città dei Santi” di Luca Buggio, La Corte editore. A cura di Alessandra Micheli

Eccoci miei fantasmagorici lettori!

Un’altra tappa del bizzarro tour attraverso l’altro volto di Halloween, quello weird, esoterico e, perché no, misterioso.

Senza che il mistero sia per forza sinonimo di orrore…

Ecco oggi voglio presentarvi libri che sono sì inquietanti, ma non horror nel senso classico del termine.

Sono venati di magia, sono porte per un altro mondo, in cui le regole sono distorte, anti-logiche e soprattutto dissonanti.

Ecco, se volessimo trovare un aggettivo per questo viaggio, io lo definirei così: alla ricerca del diverso, del terribile nella sua accezione meno conosciuta: quello di riverenza di fronte alla magia che diviene tangibile in questa parte del cosmo. In questa realtà che hanno privato della sua parte sacrale.

Halloween e ogni libro ivi proposto, è formato da due parti affatto contrastanti: il puro e l’impuro che danzano assieme in un ballo antico ed eterno.

Siamo stati nei luoghi più incredibili a Innsmouth per esempio.

Nei fondali oceanici laddove la città perduta di R’lyeh.

E così le ombre della fantasia più weird possono rivivere grazie alla nostre parole.

Ma…vi do una bella notizia.

Non esistono solo città smarrite, prodigiose e forse mai esistite, appartenenti al regno del mito.

Vicino a noi, accanto a noi ne respira una i cui effluvi di petali di rosa e al tempo stesso mescolati con sapori sulfurei…

È Torino, la bella, la vecchia signora elegante e raffinata.

Torino la magia, Torino la pura, parte del benefico triangolo bianco con Praga e Lione ma anche protagonista assoluto del triangolo opposto, quello nero, cupo diabolico con Londra e San Francisco.

Ecco perché la città esoterica per eccellenza non può mancare nel nostro viaggio. E la racconterò attraverso l’ultimo libro della trilogia capolavoro di Luca Buggio, con gentile concessione della Corte editore.

Buggio ha un dono.

Quello di narrare non soltanto episodi reali, ma l’animo stesso di un posto fisico, che smette di essere soltanto conglomerato di case edifici palazzi e cittadini e diviene entità vivente una sorta di nume capace di estendere le sue raffinate mani su chi si affida a lui.

Nessun città nel mondo antico era priva di un suo genio, di un suo ethos che rappresentava la sua anima profonda.

Immaginatevi se la bella Torino, patria di antichi riti egizi e di antiche leggende, ne fosse priva.

Semplicemente lo abbiamo dimenticato.

E così le tre anime rivivono in quei preziosi libri, porte su altri mondi, chiave per accedere ai segreti più oscuri e al tempo stesso brillanti.

E non è un caso che, i titoli dei due volumi precedenti siano come capitoli di una altrettanto affascinante storia: la città delle streghe, in quanto sul suo suolo e soprattutto nel sottosuolo abbondano strani rumori, sussurri che molti identificano come i lamenti delle antiche strix.

Ma le streghe sono anche le benefiche, coloro che si occupavano anticamente della cura materiale e spirituale del popolo.

Pensiamo alla leggenda dei benandanti, uomini mostruosi nel senso di prodigiosi, che avevano l’arduo compito di difendere Iùi, confini dal male.

E la città dell’assedio, in quanto la suggestiva Torino fu protagonista di uno degli assedi più crudeli.

Nel 1706, infatti, durante la guerra di successione spagnola, oltre 44 mila soldati francesi accerchiarono la cittadella di Torino e circa 10.500 soldati sabaudi combatterono strenuamente dal 14 maggio sino al 7 settembre per la difesa della sua libertà.

E finalmente, con dolorose perdita, con un sacrificio enorme da parte del popolo costretto persino all’indigenza, il principe Eugenio e il duca Vittorio Amedeo II costrinsero i nemici a una precipitosa ritirata.

Ecco che quest’evento continua nel terzo capitolo la città dei santi.

La situazione è ovviamente tragica, dipinta con mano sapiente e con toni cupi e quasi escatologici da una penna mirabile e al tempo stesso poetica.

In quei vicoli, in quelle strade qualcosa di orribile si sta compiendo.

E la guerra non è altro che la manifestazione fisica di una tragedia più grande: una costante perdita di valori, di fede che inesorabilmente rischia di corrompere quell’anima così fiera e orgogliosa della Torino dell’epoca.

Ecco che il male diventa quasi uno scudo con cui i delatori della libertà tentando di far inginocchiare gli ultimi dissensi, testa che si rifiutano di inchinarsi al re imposto con la forza.

Dietro le quinte oltre il velo del consueto e del visibile lacerano le forze occulte i veri burattinai, i veri padroni della scena.

Il libro diventa così un duplice spettacolo: da un lato quella che Balzac chiamerebbe la storia ufficiale quello che fini con il trattato di Utrecht, la cui risonanza internazionale per molti studiosi non fu altro che il preludio del risorgimento.
Dall’altra qualcosa di più complesso e occulto: due divinità una del caso e una dell’ordine che combattono per la vittoria, una guerra di valori, di sentimenti e persino di etica.

Ecco che in questa celebrazione dell’eterna lotta del bene sul male i santi acquisiscono un volto molto più umano: non sono altro che prescelti dalle doti straordinarie e dalla volontà di pensare in termini più ampi della finalità cosciente, del profitto personale, quello che Rousseau stesso chiamerà il bene comune.

La città dei santi con la sua meravigliosa prosa che poco si differenzia dalla poesia che più ho amato intrise si di mistero ma anche di amor civile come Foscolo, diviene così un affresco di uno scontro che, in fondo, di escatologico a un’analisi più profonda ha ben poco.

E quello che più ci interessa da vicino e che rende la città dei sa ti racconto adattabile anche alla nostra epoca.

È il contrasto tra la visione egoistica e personale del reietto che tanta la scalata a un successo effimero, e quello dell’uomo che, tramite un percorso di crescita personale diventa e cosciente che la libertà è partecipazione.

Ecco che il senso religioso della città dei santi si esprime in tutta la sua potenza politica, in modo diverso dalla morale macchiavelliana: è nella comunità coesa e con lo sguardo fisso sul bene supremo inteso come libera espressione della creatività altrui, cooperazione, assistenza morale e fisica, con l’equità che rende tutti uguali di fronte alla legge ma tutti portatori di una diversità intesa come valore che sta il vero senso del divino.

La politica in questo senso esce appunto dalle regioni celesti, diventa il dio dormiente che si sveglia quando il cittadino urla il suo nome.

E urlando lo sente necessario.

Nella città dei santi è il concetto della Maat egizia, che diventa il trade d’union dell’intera vicenda: la terrà è divina e deve essere l’immagine speculare dell’ordine celeste.

In fondo l’esoterismo è il diverso modo con cui la mente si libera dalla visuale considerata lecita, per immaginare e proiettarsi in un futuro diverso.

Non sempre migliore forse, poiché spesso si cambia padrone più che società.

Ma sicuramente l’evoluzione umana, quella vera, quella sognata dai grandi alchimisti non può non avere come rimedio i mali del mondo: povertà ingiustizia, vantaggi sociali.

Un uomo rinato ha e deve acquisire un visuale più vicina all’idea di M’aat egizio.

E cos’era questo M’aat se non la rivisitazione poetica dell’ideale di Rosseau?

La volontà generale non era diversa dal concetto di ordine cosmico.

M’aat non era solo una bellissima Dea.

Era un concetto che racchiudeva i temi della verità, dell’equilibrio, dell’ordine, dell’armonia, della legge, della moralità e della giustizia.

Baluardo contro il caos rappresentato da Seth, tale archetipo dava organizzazione alla disposizione naturale di costellazioni, delle stagioni nonché delle azioni umane.

Pertanto come garante dell’ordine pubblico era parte integrante della società non a beneficio di pochi ma dell’intera compagine sociale.

E come tale doveva occuparsi delle relazioni tra le parti, spesso dissonanti che componevano la sostanza della realtà. dalle speculazioni religiose ai rapporti equi onesti e basati sulla fiducia tra gli uomini.

Non molto differente da Jean Jaques Rosseau, quando parlava di volontà generale.

Non la identificava, forse, come una verità esistente in ogni uomo, che esula la percezione dello stesso.

Il compito di ogni individuo è scoprirla, ricercarla e seguirla fino in fondo una volta interiorizzata.

La volontà generale da parte del cittadino, gli permette di liberarsi da ogni vincolo causato da considerazioni privata, da interessi, dalle preferenze, dai pregiudizi individuali e collettivi che possono causare la cecità umana di fronte al bene comune.

Partendo da ogni singolo essa deve essere applicata in modo egualitario a ogni strato della popolazione.

La volontà generale diventa una questione di ordine, di moralità, di giustizia fino alla cancellazione totale di ogni forma di egoismo e individualismo per raggiungere (udite, udite) l’armonia.

Ecco che ogni personaggio di questo testo, dall’indomito Giustin alla bellissima Laura non sono altro che simboli di questo percorso.

Perché riuscire a risvegliare la protezione dei santi è e resta, anche un fatto politico.

Ma nonostante le mie assurde riflessioni che non possono esulare dall’etica, i nostri lettori apprezzeranno anche tutta l’atmosfera gotica, tenebrosa e al tempo stesso assurdamente romantica. Dimostrando come il libro può essere svago, bellezza, incanto ma anche e soprattutto crescita.

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