“L’ombra di Cthulhu” di Autori Vari, Dark Zone. A cura di Alessandra Micheli

Grazie a Joe Sargent abbiamo potuto comprendere un po’ di più il mistero del fascino della bella Innsmouth e la sua influenza sulla letteratura di ogni tempo.

Preparatevi, perché ci sono altri luoghi oscuri da visitare…

Però prima di lasciare le tetre e bizzarre forme del mondo lovecraftiano non posso esimermi dal narrare un altro dei suoi protagonisti il grande spaventoso Chtulu, colui che dorme nella favolosa città di Ry-ley in attesa del suo risveglio.

Ma non preoccupatevi.

Anche questa tappa sarà totalmente diversa da ciò che vi aspettate o da come è astato descritto Chutlu il grande.

Un mostro.

Un abominio, una nota distorta e disgustosa in un mondo che ci è caro cosi com’è, ordinato, logico e prevedibile.

Eppure guardatevi dentro.

Osservate gli anfratti oscuri della vostra anima.

La dove vi hanno insegnato a coprire la scabrosa tendenza al disordine coni l velo del disgustato e della paura.

Dove sono temute le porte che ci fanno affacciare su galassie dai colori eccessivamente vividi e fuori luogo.

Non sentite una strana nostalgia?

Stasera, dove le maschere cadono, dove tutto è permesso è la vostra parte istintuale a parlarvi.

E a farvi sognare città per nulla dritte, scaturite dai sogni più sfrenati, dalle geometrie che ci disorientano e al tempo stesso ci strappano un sorriso.

Allora prendetevi per mano e seguitemi li, nella città del sogno e dell’impossibile, dove l’ombra di Chtulu sorride con un sorriso forse non rassicurante, forse non solare ma sincero.

Vi aspettava da tempo.

Mentre ricamava con il suo respiro sogni scambiati per incubi.

Sogni in cui la sfrenata immaginazione poteva finalmente correre senza ostacoli, senza remore, senza sensi di colpa.

Perché in fondo il bisogno di Lovecraft non era altro che trovare il modo di raccontare e raccontarsi quei scenari grandiosi, che doveva imparare a temere per essere un uomo accettato dalla società.

Che doveva odiare ma che, invece, amava con tutto se stesso.

Non sentitevi in colpa stanotte.

È la vostra possibilità di passeggiare indisturbati e felici tra astrazioni senza ordine ne dimensioni, senza forza di gravità e al tempo stesso figli della leggerezza.

In galassie dai colori assurdi, ma cosi affascinanti da toccare con gelide mani il nostro cuore addormentato, tra le mani del grande Chtulu.

E per incontrarlo ho scelto due racconti presi in prestito dall’opera composita e complessa edita dalla dark Zone: L’ombra di Chtulu.

Curiosi di sapere quali racconti ho scelto?

Non sono quelli che celebrano questa notte con dita grigie e scheletriche.

Ne sangue e dolore e terrore e raccapriccio.

Ho scelto quelli in cui la volontà umana viene finalmente annichilita dal bisogno di tornare, almeno in sogno, tra le braccia del nostro re, re dell’ombra, delle regioni inferiori della coscienza.

Che non sempre sono da indicare come maligne.

Sono weird, sono fuori dal comune, mostruose perché ricche di prodigi.

Ecco le parole di Stefano Mancini dalla prefazione:

un fascino che verte su pulsioni inconsce, tanto da catturare personalità diverse, uniti da una spiccata sensibilità verso il simbolismo.

Allora perché il signore dormiente è ammantato osltanto di orroree e non di poesia e di amore?

Presto spiegato:

Per tutta la vita Lovecraft decise di non chiudere gli occhi dinanzi al buio, sempre in bilico tra il rifiuto di un mondo in cui si sentiva estraneo, e la paura di abbandonarsi alla fantasia, che nella sua personale visione significava cedere alla follia

Ci spaventa l’immaginazione, tanto che il mondo arabo la collega al disordine e al caos anarchico.

E’ la mente che si muove a briglia sciolte, che mette in pericolo il mondo preconfezionato.

Dove ognuno ha il suo posto anche se non è il suo posto.

Chtulu ci offre l’alternativa.

Cambia il nostro DNA e ci rende desiderosi di sfuggire a quella logica/prigione e almeno per una volta farsi abbracciare da lui.

Per questo è Danilo Ciardiello e Daniele Viaroli a rendersi protagonisti di queste mie parole brevi e innamorate.

Tra le dune del REGISTAN è un racconto che nelle intenzioni apparenti dovrebbe suscitare ribrezzo.

E forse ci riesce, per alcuni, coloro che hanno paura dell’immaginazione, pausa di finire sull’orlo della follia.

Ma per noi, noi che amiamo questa notte, la dissennatezza, non è altro che la scelta finale, di tutto noi dissidenti, dissonanti e reietti:

Mi sta aspettando oltre la finestra, alto e possente. Devo raggiungerlo. C’è un rumore molliccio mentre mi avvicino al davanzale : il suono dei miei passi. Non ho bisogno di guardarmi i piedi. So che non sono in condizioni migliori delle mie mani. Quando mi metto a cavalcioni sulla soglia di marmo della finestra e mi sporgo fuori, vedo l’essere porgermi la sua enorme 46 mano palmata a farmi da piattaforma. Accogliermi.

Perché in questo racconto si esprime la vera essenza di Chtulu: è troppo grande, troppo strano, troppo arcano per poterne sopportare la vista.

E si chiudono gli occhi terrorizzati dal suo richiamo.

Ma è quel richiamo che risveglia l’anima e ci fa sprofondare in una selvaggia gioia perché…la sua possente mano gigantesca…semplicemente ci accoglie.

E chi abbraccia Chtulu non sarà mai più di questo mondo.

Forse è follia, forse è la gioia più inimmaginabile.

Ma in fondo siamo I figli di quella follia.

E la follai è in quel richiamo, come una canzone antica, dalle noti stridenti che ci sussurra:

Nella sua dimora di R’lyeh, il morto Cthulhu aspetta sognando. »

E se accogliamo quel canto allora lui si mostra e ci rapisce:

Al centro di quello spazio nero, sbocciò una stella. Fu lo spa-lancarsi di un occhio. L’esplodere di una nebulosa. L’alieno espandersi di un bubbone di luce infetta. Di colpo Moai e costellazione si sovrapposero alla perfezione e l’allineamento astrale fu completo. Per un istante la mente di Neil parve comprendere l’infinito, estendendosi oltre i limiti umani ed entrando in comunione con un’entità incommensurabile. Per quell’eterno secondo riuscì a percepire tutte le cose. Il ruolo degli esseri umani nell’universo gli fu chiaro. Come chiara gli fu l’esistenza di ere dimenticate in cui creature d’immenso potere avevano dominato la Terra. Un bagliore improvviso all’orizzonte richiamò la sua attenzione, scollandolo dal cielo. Le conoscenze, il quadro generale, sfumarono e in lui rimase solo l’assoluta certezza di essere polvere nell’economia del creato. Il terrore più puro lo colpì, mentre il bagliore aumentava d’intensità fino a delineare un’ombra stagliarsi contro il cielo giallognolo. Immensa. Talmente grande da fondersi col sole nero sorto all’improvviso alle sue spalle. Avvolto da una nebulosa d’aria malsana, avanzava, mostrando al mondo le sue inconoscibili fattezze

E cosi miei lettori stanotte dormirete, al sicuro nelle vostre Case.

Eppure una nenia lontana vi cullerà e vi sedurrà sempre di più, ogni notte… un pò di più…

Perchè il grande Chtulu nella sua dimora di R’lyeh, aspetta sognando.

« Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn ! Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn ! »

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