Signori e signori il delitto è servito ” La Cena dei veleni” di Fernando Santini, Porto Seguro editore. A cura di Alessandra Micheli

Pronti per l’ultima tappa del nostro viaggio?

Non vi lascerò certo dormire sogni sereni, l’adrenalina incalza e incalzerà fino a diventare insopportabile…

e cosa ho scelto per voi la vostra Ale?

Due libri.

Diversi e al tempo stesso uniti da un sottile, sottilissimo filo conduttore…il delitto direte voi miei adorabili virgulti oscuri.

No.

Apparentemente i due testi sono uniti dalla passione per il crimine, raffinato in un caso efferato nell’altro.

Ma è una lotta contro certi stereotipi, certe sconclusionati apprendimenti che ci portiamo dietro dall’infanzia.

Ed è questo sui cui agisce, nientedimeno che, la feroce e salace penna di Fernando Santini.

Il delitto è servito signori mie.

E lo fa attraverso il giallo classico, apparentemente ritenuto un genere poco interessante e non adatto alla notte di Halloween.

Ma scherziamo?

E’ in questa festività cosi strana, cosi bizzarra che finalmente le cose rivelano un’apparenza diversa e meno scontata.

E’ la luna dispettosa che decide di illuminare quel lato che teniamo separato alla coscienza.

Altrimenti davvero non sarebbe possibile vivere appoggiando i valori che costituiscono questa strana società.

Dove sono i ruoli cosi definiti e traboccanti di stereotipi a limitare lo sguardo e annichilire la coscienza.

Cliché adorabili in letteratura ma fastidiosi come un unghia sul vetro nella vita reale.

Uno di questi?

La donna fatale.

Lei fonte di ogni dolore, di ogni nefandezza.

Lei accusata e mai compresa.

Lei che non ha scelte ma solo bivi:o Grimilde o Biancaneve.

Perché le biancanevi ci piacciono tanto, sopratutto se dormono in una bara soffocante e sono totalmente dipendenti dal bacio del principe.

Che non è mai, fidatevi, cosi azzurro come pensiamo o come ci piace pensare.

I principi non sono altro che rospi rifatti.

Non sono altro che tranelli del diavolo e trappole per le allodole, costringendole a rinunciare non solo alla libertà, ma al canto e a se stesse. E cosi in questa cena dei delitti ci appare tutto banale e scontato.

E sopratutto la vittima in fondo, e non tanto in fondo alla lettura del testo avrà ciò che si merita.

Ma nel momento stresso in cui questo pensiero non solo ci attraversa, ma domina ci sentiamo fatalmente caduti.

Nel baratro dell’insensatezza, tra le grinfie dell’inumanità.

Dove le Maddalene sono da lapidare, dove le bocche di rosa sono da arrestare, dove le catene sono belle e pronte per i nostri pallidi polsi.

E sono le catene del pregiudizio.

Che non ci lasciamo mai davvero liberi e ci rendono, fatalmente e eternamente, schiavi.

Diffidate delle biancanevi e forse anche dalle vittime

forse non sono cosi innocenti come sembra, forse sono essi stessi prodotti senzienti di un sistema dominante che ne ha bisogno, per sostenersi e durare nei tempi.

Con la raffinatezza di un cantastorie ma con l’acume raro di chi alla sua intelligenza non rinuncia, Santini tesse la sua arcana tela creando un giallo complesso, un labirinto da cui è difficile uscire.

E se ne esce solo se si cambia prospettiva.

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