Blog tour il ciclo dei demoni di Peter V. Brett, Mondadori. “Le rune” a cura di Alessandra Micheli

Introduzione.

Rune e fantasy vanno a braccetto.

Da sempre.

E dobbiamo anche ringraziare la meravigliosa Le parole segrete (Runemarks) di

Joanne Harris dove la straordinaria Maddy ha una runa tatuata sulla mano e viene introdotta nell’universo proibito del misterioso linguaggio dei nostri antenati dove sono nascosti conoscenza e il segreto delle origini della magia.

E non è finita qua.

Dopo la trilogia della Harris le rune hanno iniziato a occhieggiare deliziate e dispettose in ogni libri divenendo quasi una sorta di marchio di riconoscimento di un genere che, al pari loro, si rivela altrettanto impenetrabile e poco conosciuto.

E’ il regno della fantasia che si nutre delle energie dell’altro mondo, e che si riversa in questo piano di realtà nutrendolo e preservandolo dalla distruzione del caos.

Ecco le rune in fondo non sono altro che le chiavi per conoscere il cuore di questo genere cosi bistrattato cosi evocato ma cosi misconosciuto.

Le rune sono un calderone di saggezza, spento sul fuoco della nostra curiosità.

Ed è quella ad accendere la miccia e farlo ribollire.

E a ogni schizzo, ogni goccia che va sul nostro dito saremo come il buon Taliesin diventando dei veri druidi ossia dei portatori di luce e conoscenza.

Ecco che quando troviamo questi arcani segni in un testo, ci troviamo di fronte a un qualcosa di unico, segno che l’incanto sta per svelarsi.

Come usa le rune Brett?

Per comprenderlo andiamo a scoprire cosa sono le rune e come funzionano.

All’inizio dei tempi

Harral il Predicatore, le maniche rimboccate sulle grosse braccia nude, issava da solo i corpi sul rogo, mormorando preghiere e disegnando rune nell’aria mentre le fiamme li avvolgevano

Ecco un primo indizio. Nel testo di Brett le rune sembrano avere una sorta di funzione protettiva atta a allontanare l’azione nefasta del caos rappresentato dai demoni.

La domanda chiave quindi risulta essere relativa non tanto alla loro origine, quanto al loro strano e straordinario uso.

Iniziamo il nostro viaggio con precisare un dato fondamentale nell’antichità posto sacro era attribuito a tutti quei metodi di divinazione che non rappresentavano altro che il modo con cui comunicare con le divinità.

Gli oracoli, pertanto non erano altro che le chiavi di lettura delle armonie celesti con lo scopo di dare voce e forma alle influenze mistiche, utilizzando quella forma di conoscenza sotto forma di simboli, archetipi o ideogrammi.

Questi, sostanzialmente, rappresentavano gli aspetti primari della mente umana che liberi dai condizionamenti di status, apprendimento sociale e consuetudini e persino morale, riuscivano a parlare direttamente al centro intimo dell’essere umano.

I simboli runici, pertanto non rappresentavano altro che le forze primarie della natura, i meccanismi che legavano ambiente e uomo in un tutto omogeneo e coerente.

Pertanto, nell’antichità gli ideogrammi e la scrittura stessa erano ritenuti porta con cui il mondo altro entrava in contatto con questo piano dimensionale ed erano strumenti conosciuti e utilizzati da una specifica casta di persone con doti speciali: sacerdoti e druidi.

Breve storia delle rune

Dentro c’era una corda annodata con appese delle tavolette di legno laccate più larghe della sua mano. Sgranò gli occhi vedendo le rune incise e dipinte sul legno.

In termini sociologici e filologici le rune sono da intendersi come le lettere di un antico alfabeto nordico che venivano incise su legno, osso, metallo e su steli grandi di pietra.

Queste sono arrivate fino a noi grazie a numerosi ritrovamenti archeologici in scandinavia e in molte altre parti d’Europa.

Già lo storico romano Tacito nel suo De Germania descrivendo usi e costumi dei popoli del nord racconta di strani rituali divinatori di sacerdoti che incidevano arcani simboli su pezzi di legno o su teli per trarne auspici.

E in effetti a una prima analisi esse non sono altro che segni il cui significato è vasto e complesso capace di contenere non solo significati mistico religiosi, ma anche concetti legati alla legge e a principi cosmologici e fisici precisi.

E’ la realtà che appare in tutta la sua fulgida complessità raccontando di un mondo che è molto più misterioso persino di quello che comunemente si pensa.

E’ la natura che si rende difficile da interpretare, che ha bisogno costante di ipotesi mai rigida ma rinnovabili per poterla rendere intellegibile

Le rune, dunque non fanno altro che rivelare un messaggio che nasce proprio nell’iperuranio di platoniana memoria.

Ed è per questa loro natura misteriosa, sfuggente che è difficile raccontarne le storia e si cade quasi sempre nella suadente trappola del mito tanto che dividere la loro reale origine da quella di mille racconti simili se non coincidenti appare la vera sfida dello studioso.

Abbiamo detto come esse condividano con gli antichi alfabeti itali una sorta di matrice comune anche se poco si conosce su quanto alcuni segni siano appunto nati da una stressa idea e quanti, invece siamo totalmente originali. Questo perché il contesto storico che fa da sfondo alla loro nascita è caratterizzato da un contatto continuo e costante tra il popolo germanico, che spesso serviva da mercenario nell’esercito romano e la penisola italiana, durante il periodo imperiale che va dal primo al V secolo.

La formazione dell’Aelder Futhasrk, ossia il classico alfabeto runico fu completata all’inizio del V secolo con la pietra di Kylver come prima prova di questo straordinario alfabeto.

Lo stesso alfabeto Raetic di Bolzano viene spesso rappresentato come candidato ideale per indagare sulla vera origine del sistema, in quanto mancante di alcune rune presenti invece nel Fhutark quali ᛖ , ᛇ , ᛃ j, ᛜ ŋ, ᛈ pertanto non coincidenti n.

Ecco perché gli studiosi, in particolare scandinavi, tendono a prediligere l’ipotesi di una derivazione dall’alfabeto latino stesso.

L’ipotesi della derivazione etrusca è supportata dall’iscrizione del casco Negau risalente al II secolo a. c.

E sono solo alcune delle ipotesi sui loro albori che confermano la natura misteriosa di questi segni che pertanto sono identificabili solo a un livello simbolico.

Per una volta il mistico vince sulla storia.

Fonti runiche

Il carro traballante impiegò quasi un’ora e mezzo per raggiungere la Piazza nel cuore del villaggio, dove sorgevano alcune dozzine di case di legno protette da rune e occupate da chi per mestiere non doveva andare nei campi, in risaia, a pesca o a tagliare legna nel bosco

Le principali fonti delle nostre conoscenze relative alla religione dei Germani sono:

– Le cronache degli autori latini (soprattutto il  “de Germania” di Tacito, scritta nel 98 d.C.);

– Le “Vitae” dei missionari, redatte a cavallo tra l’epoca del Basso Impero e l’Alto Medioevo;

– Le composizioni islandesi denominate “Edda poetica” (raccolta anonima di carmi risalenti, probabilmente, al IV-V secolo, ma compilata nella seconda metà del XIII secolo d.C.) e “Edda in prosa” (composta da Snorri Sturluson verso il 1220 circa);

– I Poemi Runici: Anglosassone, Norvegese, Islandico;

– Le poesie degli scaldi, basate sul patrimonio comune germanico e caratterizzate dall’uso delle così dette “kenningar” o metafore poetiche (IX-XIV sec.);

– Le celebri saghe norrene (scritte nei secoli XII-XIII), racconti eroici, unici nel loro genere, che si pongono alla base del romanzo moderno;

– Le “Gesta Danorum” di Saxo Grammaticus, opera stilata tra il XII e il XIII secolo;

– Le genealogie dei re norvegesi;

– Le cronache degli insediamenti vichinghi in Islanda e Groenlandia;

– I resoconti di viaggiatori non scandinavi, come l’arabo Ibn Fadlan;

– Gli autori cristiani, come Adamo di Brema;

– Infine i toponimi, la numismatica, le ballate popolari, l’iconografia.

La mistica delle rune

Alcuni di loro sfoderarono gli attrezzi e si misero a dipingere nuove rune di protezione, mentre i ragazzini raccoglievano paglia per il tetto. Prima che facesse buio la casa sarebbe tornata a posto

Il futhark cosi chiamato dalla sequenza delle prime sei lettere dell’alfabeto runico, era inizialmente formato da 24 segni.

Secondo la tradizione nordica, fu odino stesso a consegnare agli uomini questo alfabeto runico tramite il suo sacrificio sull’albero Yggdrasil ( comunemente conosciuto come l’albero della vita).

Egli si cavò l’occhio destro per avere il dono della veggenza ricevendo cosi in regalo proprio le nostre rune.

Ecco che le rune divengono una sorta di prolungamento della volontà dei Dio odino o Wotan divenendo i canali migliori con cui ascoltare la sua voce e ricevere i suoi doni.

In un ottica ancora più simbolica capace di attraversare la psicologia junghiana le rune divengono una sorta di mappa, dettagliata, della psiche e i suoi arcani processi.

Ecco perché l’interpretazione antica delle rune fa emergere, di volta in volta nuovi significati alla nostra interiorità sostenendo l’uomo nell’esplorazione e nella risoluzione di uno specifico problema.


Le rune in Brett

«Le leggende parlano di rune magiche per combattere» disse Jeph. «Ma le rune d’attacco sono andate perdute.»

Eccoci qua arrivati al cuore dell’argomento del nostro viaggio.

Come usa Brett le rune?

Che significato hanno per lui?

Presto detto

Con le rune potevamo proteggerci dai coreling e, a furia di esercitarci, diventammo sempre più bravi. Vennero scoperte sempre più rune, finché qualcuno ne trovò una che non solo teneva lontani i demoni, ma li feriva.»

Nel ciclo dei demoni esse, manifestazioni della divinità dell’ordine divengono un baluardo contro il caos.

E sono in effetti molto più che delle lettere, dei segni: sono gli strumenti che smuovono e risvegliano un inconscio collettivo che non si sente più staccato dal mondo naturale, ma unito a lui da stolli e arcani fili invisibili.

L’alternanza delle stagioni. Il raccolto, l’abbondanza, il bene e il male, la famiglia, la guerra e la pace, la privazione e il dolore non sono pi+ aspetti evanescenti di una vita abitudinaria ma vengono di nuovo avvolti dal senso del sacro.

E cosi si rinnova il legame con il mondo e si coltiva o si nutre di nuovo l’antico albero della vita, che collegava ogni mondo in una sorta di schema a immagine del cielo.

Nel mondo descritto da Brett l’uomo ha dimenticato, sostanzialmente ,il legame con dio.

Ha scordato, l’antica lingua degli dei perdendo, cosi, la sua protezione.

Ecco che evocare le rune equivale a riconnettersi con la tradizione perduta che parlava attraverso miti, saghe, racconti orali, riannodando i fili di una trama comune.

Che per incuria o dimenticanza si era ingarbugliata.

Ed è ascoltando riscoprendo la sacralità di ogni atto umano che possiamo rispondere a domande lasciate in sospeso che lacerano il velo tra I mondi e permettono alla discordia (il demone) di distruggerci.

Proprio perché abbiamo dimenticato chi siamo, da dove veniamo e qua l’è il nostro potenziale.

Non è un caso che le tre famiglie di rune, ciascuna dotata di otto simboli, abbiano caratteristiche tipiche del viaggio dell’eroe.

Primo step.Realizzazione nel mondo. Sopravvivenza; Ricerca del significato della vita attraverso l’intelletto e l’esperienza. Apprendistato: preparazione per il viaggio dell’Eroe, che si annuncia con segni, richiami, guide ed aiuti.

Secondo step.Le grandi prove della vita. Senso profondo dell’esistenza; Morte, perdita, vuoto, rinascita, inconscio, dimensione spirituale, la scelta. Dimensione della coscienza dalla quale non si può uscire senza pagarne il prezzo.

Qui inizia il viaggio dell’Eroe, nel nome della devozione a qualcosa di superiore.

Terzo step.Illuminazione ed appagamento dello spirito. Vita al servizio del pianeta e dell’umanità; Dopo aver guarito sè stesso, l’Eroe è pronto ad aiutare gli altri. Realizzazione, Dimensione transpersonale di famiglia, società e umanità, avendo superato l’individualità.
Sintonia con le leggi cosmiche, amore e collaborazione, fratellanza e responsabilità, purificazione.

Conclusioni

Riprendere in mano la sapienza delle rune, dunque, significa riscrivere non solo la storia dell’uomo ma dare di nuovo voce alla creatività magica sopita dalla noncuranza, l’unico vero demone da temere.

Molti avevano scarse attitudini, ma per Arlen era impossibile immaginare che qualcuno non dedicasse del tempo ad apprendere le rune più semplici per difendersi dai demoni del fuoco, della roccia, delle paludi, dell’acqua, del vento, del legno.

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