“Nessuna città” di Francesco Amoruso, Scatole Parlanti. A cura di Patrizia Baglioni

Fin dalle prime pagine mi accorgo che NESSUNA CITTÀ è un testo che mi mette alla prova, e la cosa mi piace, perché in alcuni casi lo scopo del libro non è solo essere bello, ma anche utile.

La storia è quella di un incontro, tra Mario e Dana, ma per arrivare a questo i personaggi si incontrano, si sovrappongono, si ascoltano, a volte si comprendono, altre volte si allontanano.

Su tutti loro incombe la città: Napoli la stessa di sempre, eppure diversa.

Il romanzo ambientato in una realtà non definita stravolge alcuni aspetti della città: ci sono scale mobili che collegano le vie, tutto viene ripreso in una sorta di Grande Fratello e una cupola protegge gli abitanti da un’atmosfera impura.

In questa calotta fatta di separazione e solitudini, che richiama alla contemporaneità, si sviluppano dinamiche umane impreviste, amori, competizioni lavorative, ambizioni e violenze, il tutto in una compressione di sentimenti ed emozioni.

L’individualità dei protagonisti preme, ha urgenza di manifestarsi e puntualmente si ritrova a fare i conti con residui di un passato invadente, stereotipi che hanno fatto di Napoli un simbolo: l’odore del caffè, le chiacchiere fuori porta, i furti in motorino, la delinquenza celata, il babbà e la pizza.

Chiave di volta per comprendere la storia è il sarcasmo, la critica a volte feroce che si fa solo quando l’attaccamento a ciò che si ama è incalcolabile.

E così Sabrina, Mario, Dana, Paco e Giovanni e altri ancora vivono la propria vita apparentemente disgiunta ma destinata ad incontrare quella degli altri, perché la comunità lo vuole, un destino quasi tiranno li attira uno verso l’altro.

In realtà ognuno segue i propri interessi, l’egoismo sembra protagonista, eppure i cattivi possono trasformarsi in buoni e viceversa, la moralità apparente e quella reale si scontrano e si mostrano.

D’altronde Napoli è questa “Da quel giorno in cui un Francesco l’aveva abbandonata, senza lottare, al proprio destino aveva lentamente dismesso i panni della regina d’Europa, per accettare il ruolo della cortigiana.”

Che non si possa uscire dal ruolo dato?

Questa è la domanda che resta sospesa.

Mi fermo, questo è un testo dove la parola acquisisce musicalità e diventa corrente, sta a voi seguirla e identificarvi tra i portoni di Secondigliano, o le panchine di Piazza Troisi o in NESSUNA CITTA’.

Francesco Amoruso è nato a Villaricca nel 1988. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne e la magistrale in Filologia Moderna. Ha pubblicato il romanzo Il ciclo della vita (2010), la raccolta di racconti Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo (La Bottega delle Parole, 2017) e i saggi How I Met Your Mother. La narrazione ai tempi delle serie tv (Terebinto Edizioni, 2019) e Charles Bukowski. La scrittura che esplode dal basso. L’America e i suoi ubriaconi (Terebinto Edizioni, 2020). Cura l’antologia Stanze (Libreria Dante & Descartes 2020) col contributo del Dipartimento degli Studi Umanistici, prima raccolta di racconti inediti fuoriusciti dal laboratorio “Tra le Pagine e la Melodia”, da lui coordinato all’interno del seminario “Scritture in transito. Tra Letteratura e Cinema” all’Università degli studi di Napoli “Federico ii”. Cantautore, ha realizzato il disco Il Gallo Canterino (illimitarte, 2014).

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