Il blog consiglia “Gioco mortale” di Tiziana Leone, Golem edizioni. Da non perdere!!!

Ray si ritrovò solo nella semioscurità del salotto. Sbadigliò.

«Hai un minuto?» Alicia arrivò in silenzio alle sue spalle.

Soffocò un altro sbadiglio. «Anche due. Dimmi.»

La ragazza scavalcò la spalliera e scivolò sul divano, accanto a lui. Incrociò le gambe e nascose i piedi nudi sotto le cosce, giocherellando con l’orlo del pigiama, senza dire nulla.

Ray la osservò. «È successo qualcosa?»

«Niente di grave.» Abbozzò un mezzo sorriso. «C’è un tipo che… insomma, mi piace. Ma lui è un mio amico e non vorrei rovinare tutto.»

Problemi di cuore? Perfetto! Aveva proprio scelto la persona giusta per farsi consigliare, lui che non riusciva a tirarsi fuori da una storia ormai alla deriva.

«Non sa nulla?» chiese, cercando di nascondere le proprie insicurezze sull’argomento.

Alicia scosse la testa. «Ho cercato di non farglielo capire. E poi c’è un altro problema.»

«Quale?»

«Troppa differenza d’età» confessò la ragazzina. «Se papà lo scopre, mi ammazza».

«Da me non lo saprà di certo» promise, sperando di convincerla a fidarsi. Se temeva la reazione del padre, di sicuro non ne aveva parlato nemmeno alla madre. E a lei serviva qualcuno con cui confidarsi. Ne aveva visti troppi di ragazzi persi a causa dell’abitudine di tenere per sé i problemi che non erano in grado di affrontare da soli. Certo, si sentiva schiacciato da quel tipo di responsabilità, però per lei avrebbe fatto di tutto. Le voleva bene, l’aveva vista crescere e la considerava come la sorella minore che non aveva mai avuto.

Alicia sorrise. «Lo so.»

«È sposato?»

«No. Stava con una rompicoglioni» ridacchiò, «ma è un pezzo che non la vedo in giro».

Ray distese le labbra in un sorriso forzato. Aveva una brutta sensazione: quella storia era simile a una che conosceva fin troppo bene. Guardò Alicia e si accorse che lo stava fissando. Lei arrossì e distolse lo sguardo.

Un dubbio si insinuò nella testa di Ray. Un’ondata di calore risalì lungo la schiena, fino alla nuca, e iniziò a sudare. La sensazione di essere l’oggetto di quel desiderio lo gettò nel panico: aveva quindici anni più di lei e frequentava una rompicoglioni. Julia, infatti, non era mai stata una campionessa di simpatia.

Alicia intanto aveva detto qualcos’altro, ma lui, distratto da quei pensieri, sentì solo alcune parole che si schiantarono in testa come proiettili sparati da distanza ravvicinata. Innamorata di te.

Spalancò gli occhi. «Eh?»

«Non mi stavi ascoltando!» protestò la ragazza, imbronciata.

«Scusami. Io… io ero sovrappensiero» balbettò. Tentò di sorridere, ma sembrava più una smorfia. Doveva avere proprio un’espressione da stupido, perché la vide sforzarsi di non ridere. «Dicevi?»

«Ti avevo chiesto se qualche tua amica ti abbia detto di essersi innamorata di te.»

Ray tornò a respirare, come un sub al quale avevano riaperto la bombola d’ossigeno. Chiuse gli occhi. «No.»

«E tu? Ti sei mai innamorato di una tua amica?»

Ray scosse la testa e distolse lo sguardo. Le aveva appena mentito: era successo, anche se erano passati secoli. «Prova a parlargli, capire cosa sente per te. Non lasciare che sia lui a fare la prima mossa. Non la farà» strinse le labbra. «Fidati. Io lo so».

La ragazza annuì. «D’accordo. Parlerò con lui.»

«Ma non permettergli di prenderti in giro. Non farti usare.»

Alicia assentì ancora, in silenzio. E così rimasero per qualche altro minuto finché lei non si decise a cambiare discorso. «Come sta Julia?»

«Bene, penso. È a Philadelphia. Ha preso casa lì.»

Alicia corrugò la fronte. «Credevo che viaggiasse da New York.»

«All’inizio era così, ma poi le cose con la galleria hanno iniziato a ingranare, le manifestazioni a prolungarsi fino a tardi e lei a restare dalla sua amica. Era inevitabile.»

Avevano litigato la sera in cui lei aveva annunciato di aver accettato quell’offerta di lavoro. Sapeva che Julia non si sarebbe adattata alla vita da pendolare e lui non sarebbe stato in grado di gestire una relazione a distanza.

«Non sei mai stato lì?»

«Solo un paio di volte. Sai, il lavoro…» Era stato quello il colpo di grazia alla loro storia.

«Mi dispiace.»

«Anche a me.»

«Papà è preoccupato per te. E anche mamma.»

«L’avevo immaginato.» Sollevò lo sguardo e lei lo stava fissando di nuovo. Piegò la testa e si imbronciò. «Ma non stavamo parlando di te?»

Alicia sorrise e si sporse verso di lui.

Ray l’accolse tra le braccia. Ormai i dubbi erano svaniti. Le diede una leggera carezza sulla spalla. «Quando hai bisogno di qualcosa, puoi sempre contare su di me.»

«Grazie. Lo sai che ti voglio bene?» continuò lei, stringendolo con più forza.

Ray chiuse gli occhi e poggiò le labbra sulla testa della ragazza. «Anch’io.»

Rimasero così, stretti l’uno all’altra, finché la voce di Roger non interruppe quel momento di tenerezza. «Che state combinando qui?»

«Parlavamo» rispose Ray senza alcun imbarazzo. Non c’era nulla di sensuale in quell’abbraccio. Solo un gesto d’affetto fraterno.

«Vado a letto» disse la ragazza, sollevandosi quel tanto che bastava per dargli un bacio sulla guancia. «Buonanotte».

«Buonanotte, piccola» sorrise, seguendola con lo sguardo. Poi si stiracchiò e si alzò. «Vado a dormire anche io. Sono a pezzi.»

«È stata una giornata pesante» osservò Roger, abbandonandosi a uno sbadiglio. «Buonanotte, Ray».

New York, 2011. Il detective Ray Hayes viene buttato giù dal letto dal suo partner, Roger Donovan: in uno squallido edificio è stato ritrovato il cadavere di una donna, insieme a un misterioso biglietto con la parola “quattro”.

Per Ray comincia una difficile indagine, scandita da incubi post traumatici e dissociazioni, ma anche dall’eco di Julia, la donna che ama, scappata a Philadelphia senza dare spiegazioni. Il tutto mentre il numero delle vittime continua a salire, senza che Ray abbia idea di che cosa indicano quei biglietti e quei numeri.

I detective seguono diverse piste che si rivelano inconcludenti: l’assassino tesse la tela di una vendetta che affonda le radici in un passato lontano, si insinua nell’intimità dei rapporti, sfaldando la fiducia e portando Ray sull’orlo di una psicosi. Forse solo una giovane agente, con un velo di tristezza negli occhi e un forte senso di giustizia nel cuore, riuscirà ad aiutarlo nell’indagine più impegnativa della sua carriera, salvandolo a un passo dal baratro.

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