Review party “Miss Marple. Delitti Deliziosi” di Agatha Christie, Mondadori. A cura di Alessandra Micheli

Ragazzi miei che compito arduo mi si chiede!

Come posso io, profana recensire miss Marple?

Comprendete vero che mi si chiede di raccontare qualcosa su un mostro sacro?

Quindi siate clementi e comprendete la mia difficoltà.

Aghata, la mia Aghata è stata la mia mentore, colei che mi ha introdotto nel regno cangiante del giallo, dalle mille sfumature e dai mille personaggi.

Investigatori indimenticabili, intelletti messi al servizio della giustizia, porta chiusa, dietro cui si celava il crimine, crinoline e tazze di te e arsenico.

Insomma, il mondo nel quale, oggi, mi muovo con una certa sicumera arroganza, messa però sempre a tacere dalla regina incontrastata.

Miss Marple è e resta una vera icona.

E oggi davanti a me, davanti alle mie frementi mani, c’è il compendio contenente i racconti e i libri più belli.

E io non posso che sfiorare le pagine con una sorta di strana riverenza, quella riservata ai miti, alle ispirazioni e perché no, a certi sogni che hanno allietato notti e giornate, uggiose magari come questa.

Amici mai lontani, mai lasciati e tanti, troppi significati da scoprire ogni volta che tali libri vagono aperti, quando li leggi e infondi loro vita.

E oggi analizzerò, in modo indegno e improprio quattro di questi: Miss Marple Racconta, omicidio su misura, morte per annegamento e uno scherzo arguto.

E’ grazie ognuno di loro che la nostra adorabile zitella di St Mary Mead verrà allo scoperto.

Ma attenzione.

Miss Marple non si esaurisce ne con il mio scritto, ne con ognuno dei suoi racconti.

E’ e resta indimenticabile, proprio perché misteriosa e incompiuta.

Anche se oggi sappiamo molti di lei, ci sfugge, perché cosi la follia di Aghata voleva.

Voleva che fosse il mistero a restare adagiato nella mente, assonnato o assopito, pronto a balzare fuori con un ruggito proprio nell’istante in cui avessimo avuto bisogno di lui.

E oggi, che questo domani oscilla fragile davanti ai nostri occhi è la razionalità dell’adorabile vecchietta seduta in poltrona a sferruzzare, delizioso e adorabile quadretto, rovinato da un sogghigno arguto e sarcastico.

E’ cosi che si presenta in ogni scritto.

La sua mitezza è solo una facciata.

Davanti abbiamo una donna intelligentissima, piena di saggezza e con una “cinica” conoscenza del male.

Del resto St’Mary Mead non è altro che lo specchio dell’universo perfetto, quello che ha una tranquilla routine turbata dal delitto.

E quindi microcosmo in cui ogni umanità corre in modo, più o meno sfrenato, in cui è il vizio o il male a fare capolino con quello sguardo di brace.

Perché, in fondo è ciò che oggi ci terrorizza: l’atto crudele supremo spesso causato da cupidigia, voglia di potere e la crudeltà gratuita di chi distorce persino il sentimento d’amore (come in Nemesi).

Per poi finire con quel tocco di ironia che ha da sempre caratterizzato la poetica della Christie con una sorta di sagace ma non crudele critica alla frettolosità che imputa, in uno scherzo arguto, alla gioventù ma che è un po la caratteristica di una modernità che nel rincorrere il futuro perde il contatto con il presente.

Miss Marple racconta è un po’ l’anticamera, l’antipasto di un percorso che, si sviluppa nei quattro racconti e che inizia con il peccato, o con la fragilità umana.

E racconta del peccato della superbia.

Noi cosi convinti di essere la razza dominante, veniamo descritti in modo cosi limpido e deciso da Jane:

«Voglio dire» riprese Miss Marple, aggrottando un po’ la fronte mentre contava i punti della maglia «che a me sembra non vi siano persone buone o cattive ma semplicemente, sai… sciocche.

Ecco che in questo racconto esordisce la caustica schiettezza di Jane che risolve l’intricato caso del Signor Rhodes semplicemente con l’esperienza di chi vive e osserva l’altro

«Conosco l’animo umano» disse Miss Marple. «Non si può non conoscerlo dopo aver vissuto per anni in un villaggio.

Ecco che un caso cosi particolare ci appare chiaro proprio a causa della nostra arroganza:

Si trattava indubbiamente di un caso singolarissimo e molto interessante. Giudicando dalle apparenze, sembrava proprio che il signor Rhodes dovesse per forza aver assassinato la moglie

Eppure è solo un velo, un paravento dietro quale nascondere il nostro istinto di irrealtà.

Noi non guardiamo mai davvero l’oggetto.

Guardiamo una sua sparizione condizionata da tutto ciò che attraversa la mente.

E a Jane, che grazie alla capacità di osservazione sperimentata in tanti anni di frequentazione con l’essere umano medio non ha molte sovrastrutture, comprende che in fondo noi siamo fieri e grati non per la realtà, ma per ciò che vogliamo vedere.

E’ il nostro schema mentale a allontanarci dalla verità fattuale.

In morte per annegamento il vizio capitale è invidia e gelosia.

Classico, squallido ma profondamente vero, il movente più antico del mondo ma troppo facile, troppo evidente per prenderlo in considerazione.

«Posso sbagliarmi su questo punto… ma temo di essere nel giusto. Vedete, l’ispettore Drewitt è senz’altro un uomo intelligente. Se non che un’intelligenza mediocre è incredibilmente pericolosa, a volte. Non arriva abbastanza lontano.»

Marple ci arriva.

Non ha paura di vedere anche la verità meno eclatante, ma quella alimentata da insicurezza, fallimento e voglia di rivalsa.

Quella che una persona eccessivamente intelligente, forse ignora.

Omicidio su misura è ancora diverso.

Anche stavolta è la capacità di vedere oltre che non solo risolve l’enigma ma porta a galla una terrificante verità:

Sapete, temo che abbia sempre avuto un’indole cattiva.

Ed è questa capacità di ammettere il lato oscuro di ogni uomo, badate bene di ogni uomo anche quello insospettabile che non solo salva un innocente, ma procura anche beneficio a chi si affida alla sua salvezza.

E eccoci la migliore, a quello in cui si rivela tutta la leggiadria di Agata, uno scherzo arguto.

Come ve lo descrivo?

Prendendo a prestito una frase usata dall’ispiratrice del personaggio Margaret West :

Margaret West deve aver ripetuto prima a sua figlia Clara e poi a sua nipote Agatha. Un esempio? «Ricordo un detto che mi ripeteva mia zia Fanny. Avevo sedici anni, all’epoca, e mi sembrava sciocco.» «E cioè?» le domandai. «Diceva sempre: “I giovani credono che i vecchi siano stupidi, mentre i vecchi sanno che i giovani lo sono

In questo i giovani non sono solo stupidi, frenetici, e poco pazienti, ma anche pigri e assurdamente incapaci di fare collegamenti e una straordinaria tendenza a sopravalutare l’altro dall’aspetto.

La stranezza stava nel fatto che l’oggetto di tanto reverente orgoglio era soltanto un’anziana signorina dall’aspetto dolce e puntiglioso. Negli occhi della giovane coppia, a cui Miss Marple era stata appena presentata per i buoni uffici di Jane, si dipinse un’espressione incredula e lievemente costernata. Erano due bei giovani: la ragazza, Charmian Stroud, snella e bruna, l’uomo, Edward Rossiter, un gigante biondo dai modi cortesi.

Peccato che sarà la vecchina a aiutarli a ritrovare la perduta serenità

Miss Marple è cosi.

È verità universalmente riconosciuta che ogni paesino di campagna abbia tra i suoi abitanti almeno una vecchia zitella sempre a conoscenza dei fatti – e delle malefatte – di tutti. Questo potrebbe essere il riassunto imperfetto per raccontare chi è Miss Marple che, proprio come la sua autrice, nasconde dietro l’aria tranquilla e pacata, lo sguardo benevolo e gentile, un cervello degno rivale delle celluline grigie del suo altrettanto famoso “fratello” Hercule Poirot

Allora cosa aspettate?

Miss Marple è pronta per portarvi con se nella scoperta di quanto tremendo e stolto possa essere l’uomo.

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