“Nehustan” di Fracesco Colamartino, Scatole Parlanti editore. A cura di Gaia Puccinelli

Fin dall’alba dei tempi il Bene e il Male hanno fatto a braccio di ferro e il premio in palio è sempre stato l’umanità. Entrambe le parti credono di essere dalla parte della ragione e si alternano nella ruota del tempo mentre i paladini dell’uno e dell’altro schieramento tentano di riportare dalla loro l’ago della bilancia.

E questo è anche il disegno di chi cerca di tirare le fila di tutti i personaggi della storia, di chi cerca di impossessarsi di una pietra misteriosa che sembra nascondere un potere in grado di ribaltare l’ordine del mondo, portando la luce o l’oscurità a seconda di chi ne entrerà in possesso. È proprio per cercare di risolvere questa situazione che un giornalista milanese parte alla volta dell’Etiopia per rintracciare segreti che non sa nemmeno di star cercando.

Il viaggio si rivelerà più spirituale che fisico; l’autore, con abile maestria, rende il lettore il compagno di viaggio del protagonista mentre quest’ultimo riallaccia i fili dell’umanità dalle sue origini, mescolando paganità e cristianità per arrivare ad abissi ancora più profondi da cui l’essere umano dovrà riemergere per poter essere più consapevole e affermare il proprio diritto al libero arbitrio.

Ordine e Caos sono due facce della stessa medaglia, portati entrambi dai diversi livelli di conoscenza, da un uso consapevole di questa o da un uso smodato ed egoistico. Chi ricerca la conoscenza assoluta rischia di cadere nella trappola della ubris, la tracotanza, il voler andare oltre, senza sapere fermarsi; voler guardare la faccia del dio in cui si crede e sentirsi suo pari, senza però avere la forza di sostenere sulle spalle il peso del mondo e quindi rischiando di farlo cadere nel caos più profondo.

La narrazione scorrevole e piacevole permette di apprezzare appieno anche gli influssi filosofici che si riscontrano con il passare delle pagine e che si fanno più vivi mano a mano che la vicenda si infittisce di mistero e il nostro protagonista si addentra verso la conoscenza spirituale.

L’ambientazione passa senza intoppi dalla vita cittadina e frenetica di Milano, a quella senza tempo e quasi immobili dei templi etiopi fino a sprofondare nel baccanale bestiale dell’assenza dell’ordine, vorticoso marasma nebuloso e incerto, che potrà essere rischiarato solo dai paladini del Bene, custodi consapevoli della conoscenza, con il compito di guidare l’umanità nei momenti in cui il mondo resta sospeso e in bilico, sull’orlo del precipizio.

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