“Azoth express” di Elia P. Ansaloni, Delrai Edizioni. A cura di Alessandra Micheli

E’ una sera strana.

L’albero in un angolo brilla e luccica, mille colori e brillantini, cosi tanti da far invidia a Edward Cullen.

Fuori piove e il cielo è cosi scuro eppure sembra in attesa, del momento in cui il sole tornerà a prendere il suo posto nel firmamento.

Dopo tanto buio e tante riflessioni.

E il re vischio farà posto al giovane cervo, mentre tutto il mondo tornerà a girare, ciclo dopo ciclo, sbaglio dopo sbaglio.

E cosi con la musica nelle cuffie e un patetico film natalizio in TV mi sono messa al computer.

Devo scrivere una recensione, difficile forse, la più difficile della mia carriera da blogger.

Senza svelare, ma per conquistare e per omaggiare il vero autentico senso della letteratura.

Eppure ancora sosto in tante emozioni diverse, che brillano e luccicano come le luci dell’albero e che irrompono melodiose come le note che pulsano nelle orecchie.

Come quel cuore che batte e indugia in mondi incantati, fatti di diversi che però non si ignorano, anzi formano un quadro bellissimo.

Un mondo fatto di misteri e magia, di antichi echi, lontani eppure presenti nella mia vita, tanto da sovrastare la pioggia che batte insistente sui vetri.

Chissà forse desiderate che io racconti in modo classico, conforme alle regole, di Azoth Espress, dei suoi protagonisti, del significato e perché no della sua egregia composizione. Ma quando si sfiora l’incanto, beh lo sapete meglio di me, le parole non servono.

E non sono necessarie.

Salire su quel treno è il modo per arrivare in un regno davvero inesplorato, fatto di mille fili invisibili che solo un abile apprendista stregone riesce a intessere, con pazienza e amore per regalare noi ghirlande da appendere ai nostri colli, per celebrare il ritorno in un universo infinito, fatto di trame, suggestioni, racconti antichi che grazie alla voce di mille narratori divengono sempre diversi.

Quel treno è il viaggio e al tempo stesso la destinazione.

Poco importa di quale mistero misterioso si occuperà: ci basta sfiorare l’arcano, risvegliarlo in questi cuori che rischiano di essere aridi e smalizati.

Senza stupore, senza la rabbia o la gioia che solo la chiave libro può donarci.

E nelle parole dense di arcani simboli di Elia risuonano altri racconti, altre influenze fa capolino persino un amico lontano eppure presente, il cui ghigno però è il più bel sorriso che possiamo mai ricevere.

E nel viso di Ansaloni, cosi come nei corridoi di quel treno si confondono e rinascono le malie della Christie, di Lovencraft, e di ogni altro autore capace di regalarci sogni, incanti e storie capaci di farci rabbrividire.

Ho detto tutto e nulla vero?

Ma perché vorrei che non scegliereste il libro solo per un atto consapevole e razionale.

Ma perché qualcosa dentro di voi si smuove, vi guarda e vi chiede di essere ascoltato.

E allora non importerà il perché di questo viaggio, neanche risolvere l’enigma.

Importerà che esso sia stato regalato a noi.

Che il nostro corpo e la mente andrà incontro alla ricerca, che sia della soluzione, o di noi stessi.

Della nostra natura di eterni sognatori narranti, di protagonisti o di comparse.

Perché un libro non è altro che il racconto simbolico dell’infinito ciclo vitale, quello che lo rende sempre un po’ meraviglioso e sempre un po’ incredibile.

E Azoth vi regalerà di nuovo un sorso di eterno, proprio perché vi racconterà qualcosa.

E raccontando intesse di stelle il vostro io.

Tanto che sarete anche voi esseri straordinari, assurdi, grotteschi e un po’ magici.

Salite sull’Azoth Express e provate a guadagnarvi la ricompensa.

Ma vi assicuro che anche al finale, non vorrete mai lasciare quel treno. E diventerà un po’ il vostro luogo segreto, quel secreto world cantato da Per Gabriel a cui tornare, quando la vita picchia troppo duro e ci rende stanchi e demotivati.

Con uno stile impossibile da descrivere Ansaloni ha creato un vero incantesimo reso parola.

Tanto chementre guardo fuori, in questa strana notte, mi sembra di essere ancora sull’azoth express.

Mi basterà varcare quella porta

E un mondo nuovo si aprirà davanti

incerto ma pulito dagli inganni

Pierangelo Bertoli

***

Per te

che mi hai insegnato fin da piccola

a buttare via la paura di uscire, dalle mura,

fiera e mai stanca.

Senza nessun alibi e con la mia faccia

Senza aver paura di lasciare questo mondo piccolo e banale

Per Patriza

E per Romina

che hanno lo stesso mio coraggio.

Di specchiarsi senza ipocrisia

in uno specchio d’acqua pura,

priva dell’inquinamento della bugia.

Cosi come siamo,

amiche e sorelle di Madama Fantasia

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