Alla scoperta di Jim Thompson: Nulla più di un Omicidio” e”Alla larga dal Texas”, Harper Collins editore. A cura di Alessandra Micheli

Non è facile come sempre recensire dei pezzi grossi del calibro di Thompson.

Non sono proprio in grado ne degna.

Però è un dovere quasi morale cercare di lasciare almeno un segno del suo passaggio almeno a voi lettori, voi che vi nutrite di sogni e di parole, voi che amate i libri e cercate sempre di trovare quello capace di scuotere nel profondo un’anima assopita.

Troppo in questo mondo un po’ rovesciato.

Valori messi in discussione, una spossatezza che rasenta l’inedia, investe ogni elemento del nostro vivere, ogni anfratto del nostro essere, ogni spazio sociale e ogni angolo della nostra mente.

Una vita che tenta di dibattersi tra banalità e ardore, come una farfalla imprigionata da una mano gigantesca e pantagruelica, decisa e al tempo stesso feroce.

Forse è il motivo per cui i libri di Thompson mi hanno affascinato, fatto arrabbiare e conquistata proprio perché mettono allo scoperto la banalità del nostro mondo, di quest’essere umano spesso troppo tratteggiato con eleganza e eccessi.

Il noir specialmente diventa il mezzo con cui creare dei nuovi supereroi, uomini dalle dita annerite dal fumo che però conservano una certa eleganza, il cui essere dissonanti e dissidenti ha quel fascino del proibito e li rende dei dandy necessari a titillare un certo anticonformismo presente in ciascuno di noi, un certo bisogno di emergere e di distinguersi dalla massa.

Non esiste nulla in Thompson.

Il suo noir è crudo, beffardo, totalmente immerso nella banalità sia nello schema stilistico sia nella trama, sia negli elementi che divengono cliché.

Pallidi e evanescenti.

Eppure al tempo stesso proprio questo suo cinismo lo rende non solo un grande autore ma persino uno sceneggiatore di prim’ordine.

Ha scritto più di trenta romanzi, trenta ragazzi miei, eppure non fu davvero mai totalmente apprezzato in vita.

Troppo crudele il suo tratto, troppo beffarda la sua scrittura, troppo fango nei suoi racconti. Nessuna bellezza, nessuna redenzione.

Nessuna salvezza.

Un’America atroce emerge dal suo lucido racconto, senza assoluzione senza più sogni.

Un risveglio che si protrae da tempo e che rende squallido e irreale quel lontano sogno di unione, di solidarietà e di possibilità che ha accompagnato la propaganda fino a oggi, e nonostante avesse mostrato più e più volte quel voluto brullo, cupo e agghiacciate viene sempre un po’ redenta, salvata e giustificata.

E solo con la sua poetica possiamo ritrovare una realtà straziante, cruda e affatto elegante che colpisce come un pugno allo stomaco e che lo rende, a diritto, il maestro della grande narrativa americana.

Intensi i suoi due libri, nonostante la sua voglia di esaltare la banalità del cliché e la banalità di un mondo che, seppur morto, non vuole cedere alla verità che aleggia in quelle orbite da teschio vuote da cui soltanto i vermi e le scolopendre emergono.

Nessun fiore, nessuna rosa, nessun romanticismo.

E cosi nulla più di un omicidio ci racconta la banalità di una sonnolenta provincia, morta a ogni stimolo culturale e morale, con personaggi insidi ma dotati di una vividezza fuori dal comune.

E colpisce la nitidezza della verità, sbattuta in faccia senza alcuna compassione: uomini morti, poiché traditi dal grande sogno, risvegliati dalla necessità di cavalcare l’onda di un successo effimere, che non distrae l’abisso dall’inghiottirli.

In alla larga del Texas legge e giustizia hanno oramai divorziato dalla realtà, hanno deciso di abbandonare un vivere sano, improntato sulla ridiscussione dei valori portanti e abbracciano il dio minore, quel lucifero che è capace di corromperli e portarli non certo verso il peccato, momento glorioso in cui ci si ribella alla legge sociale.

Quanto piuttosto a un appiattimento assoluto, sempre in attesa di un qualcosa capace di arrivare dall’orizzonte, che sia un imbonitore, che sai soltanto un illusione lontana, una speranza di apparire finalmente con i contorni delineati da una matita impugnata dalla mano di un artista.

Ed è qello raccontato da un grande Bruce Springisteen che emerge, in particolare, da questi due libri:

Ho inseguito quel sogno

Proprio come quei ragazzi lo seguono sullo schermo

Ho guidato la mia Challenger lungo Route 9

Attraverso i vicoli ciechi e tutte le brutte scene

La promessa era infranta

Incassata in qualche mio sogno

Bene, ho costruito da solo quella Challenger

Ma avevo bisogno di soldi, così l’ho venduta

Ho vissuto un segreto che avrei dovuto tenere per me stesso

Ma una notte mi sono ubriacato e l’ho detto

Tutta la mia vita, ho combattuto questa lotta

La lotta che non puoi vincere

Ogni giorno diventa proprio più difficile vivere

Il sogno in cui tu credi

Bruce Springsteeen

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...