“L’ascesa di Miss Notley” di Rachael Anderson, Hope edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Eh si miei amati lettori, eccomi alle prese con un libro di narrativa sentimentale ambientato proprio nel mio periodo preferito: il regency.

Fruscii di crinoline, tè capaci di risolvere ogni dramma, convenzioni rigide e amori appena accennati intrecciati di una passione cosi sensuale anche se contornata soltanto di languidi sguardi e respiri affannosi.

Amori che sfidano le convenzioni, personaggi secondari dipinti con una piccola punta di ironica acredine.

Tempo lontani forse, eppure cosi vicini a noi perché intrisi di pregiudizi e stereotipi.

Perché nonostante oggi la donna abbia conquistato posizioni invidiabili, indipendenze tanto agognata dalla nostra miss Notley lo ha potuto fare soltanto accettando le stesse convezioni, rivedute, corrette edulcorata, che funestavano i sogni della nostra amabile eroina.

Eh si mie adorate lettrici.

Questo è un libro capace di far sognare e sorridere, inneggia ai buoni sentimenti che non stonano con il periodo che sta per illuminare i nostri cuori, laddove è rinascita (del sole, del figlio di dio, del giovane cervo poco importa) a farla da padrone.

Però può anche contenere qualcosa di prezioso per ogni donna, per ogni fanciulla e persino per ogni adolescente che, specie oggi, si trova a dover faticare per essere se stessa.

Miss Notley viene barattata, in quanto avvenente e beneducata in cambio di un’entrata in società, accanto ai nobili accanto alle lady nel bel mondo sfavillante di balli e cottillon.

Tutto per far dimenticare le oscure origini di chi, i soldi e il potere economico, lo ha guadagnato con il lavoro, la fatica materiale senza poter essere benedetto dal nome e dal titolo.

Un titolo elargito non per merito, lontano dagli ideali di un mondo nuovo che tentava di distinguersi dalla madre patria, quanto per sangue, discendenza e chissà quale onore ricevuto in un passato lontano e fumoso.

Ma non è con i nobili che l’Inghilterra avrà il suo peso nello scacchiere internazionale.

Non sarà grazie ai lord e alla lady che avrà il primato di potenza economica e tecnologica, fino a diventare uno degli stati più importanti e potenti della bell’Europa.

Sarà grazie alla borghesia e ai commercianti, alla scienza e ai progressi tecnologici.

Che non saranno certo in mano dei leziosi dandy, ma saranno portati avanti proprio da quel ceto disprezzato a odiato.

Apparentemente.

Perché le rendite prodotte dall’orrore del commercio faranno gola anche ai nobili decaduti, che ahimè con i titoli, piano piano ci faranno molto poco.

E raccontare questo passaggio, in modo non superficiale ma profondo non è affatto facile.

Perché è vero che istintivamente proveremo repulsione per i parenti di miss Notley, cosi rozzi e cosi decisi a rifarsi il look.

Ma a una riflessione più attenta ci faranno pena.

Poi rabbia e poi ribrezzo.

Perché è vero che la figlia rischia di essere sacrificata in un matrimonio assurdo e grottesco, ma questo accadrà perché, per avere il diritto di essere visti e non snobbati, dovremmo accettare le rigida regole sociali.

E cosi i parenti stretti di miss Bennett, non saranno altro che il prodotto di quella stessa società che li incita a darsi una sistemata ma che al tempo stesso li giudica, pregiudica e isola.

Miss Notley diviene, quindi il capro espiatorio di una società chiusa che però per non morire e soccombe al tempo che scorre ha bisogno di iniettare nuove energie e nuovi parvenu.

Però al tempo stesso li rigetta.

E li odia, odia profondamente.

Tanto da usarli si, ma innalzando un muro altissimo tra loro e gli altri, coloro che non sono degni di far parte dei privilegiati, rei di non tenere una classe innata, un comportamento consono e sopratutto di sporcarsi le mani con il denaro.

Denaro che però è necessario a tutti per mantenere i vizi e i capricci della bella nobiltà.

Insomma il denaro regna sovrano.

Eppure la tempo stresso si odia tale dipendenza.

Ma non si può certo farne a meno.

La scelta tra l’integrità di chi ritiene indispensabile conservazione di certi valori e il compromesso diviene uno dei motivi di alienazione, quella che troverà ristoro nei sobborghi, nelle bettole e nella casa di malaffare, laddove sono tutti senza rango uniti dalla stessa sottomissione al peccato.

E chi è la vera vittima di questa società contraddittoria?

Ma la donna ovviamente.

Miss Notley è vittima del malessere schizofrenico della società, dei parenti e anche da chi ritiene un fattore di potere usare la lusinga del titolo per soddisfare la propria sete di giovinezza.

Io compro le donne perché cosi mi sento forte.

Ecco perché spesso le eroine dei regency e dei neo-vittoriani sembrano burattini incapaci di decidere: perché era quella la realtà.

Anch’esse lacerata da due opposte tendenze quelle aspirazioni ideali nutrite dai romanzi e la realtà brutale e oscena che le voleva docili pedine, sottomesse dalla stessa autorità che decideva non tanto il vivere quotidiano quanto anche l’interiorità.

Per essere accettate, viste, onorate e tollerate bisognava stringere il fatal patto con il bel mondo, con le convenzioni e con la schizofrenia di una società sempre in bilico tra innovazione e tradizione, senza trovare un giusto compromesso tra i due.

Però la nostra Anderson, pur tenendo fede allo schema sovraesposto aggiunge un tocco di modernità: la sua eroina.

Che noi chiameramo Cora togliendo ogni orpello di convenzione al personaggio, sogna di reagire alla naturale crudeltà di questo mondo, simboleggiato dai genitori con una scelta al rovescio.

Ossia lasciare si il comodo nido ma non per trovare protezione altrove, e comportarsi secondo il canone prestabilito, ma …lavorando.

E cercando di rendere una vita la sua vita e non la rappresentazione delle aspettative altrui.

Ecco che Cora diviene persona prima che eroina, che lancia un grande messaggio: importante in ogni cotesto che obbliga la prescelta a accettare ogni ruolo, ogni maschera, ogni regola a fregarsene per trovare, semplicemente se stessa nel lavoro, nelle passioni, nella ribellione, nell’amore, nella famiglia, nella politica, nell’ideale.

Poco importa come.

Importante è trovare il proprio posto a prescindere da cosa chi chiede l’altro, la società, i parenti, i sociale, o l’influencer di turno.

Siete voi stesse. Sempre.

Anche a costo di sentirvi sbagliate, di suscitare ribrezzo, clamore e sdegno.

L’alta società non è il mio mondo, e non voglio passare il resto della vita a tentare di essere qualcuna che non sono. Mi sento già fuori posto. Vedete, sono cresciuta nel lusso di cui gode l’alta società, con più vestiti di quanti qualsiasi giovane donna abbia bisogno, domestici e ancora domestici, una stanza delle dimensioni di una modesta casa di un contadino, e qualsiasi altra comodità che il denaro può acquistare. Invece di frequentare una scuola femminile come altre del mio rango, i miei genitori hanno assunto una istitutrice e dei precettori per prepararmi su tutto, dal latino al portamento. In altre parole, sono stata educata per essere un membro dell’alta società, eppure non sono una di loro.

Chi è Cora, lo scoprirà soltanto attraverso l’esperienza, attraverso la conoscenza del se, non certo ricevendo in dote un identità costruita a tavolino da altri.

Ecco cosa vorrei portaste con voi con la lettura di questo libro: sentirvi diverse e pertanto cercare in autonomia il vostro vero nome.

Cosi come ha fatto la nostra Cora.

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