“Volevo essere uno scrittore” di Lucio Schina. A cura di Raffaella Francesca Carretto

Quanti sogni abbiamo nel cassetto? E quante volte vorremmo che quella che è una passione, diventasse il nostro lavoro?

Questo è quel che accade al giovane Santino, laureando il cui sogno è fare lo scrittore.

Un sogno nel cassetto, come il romanzo che custodisce gelosamente e che rappresenta la chiave che può dare a Santino l’opportunità di farsi notare dalle CE.

Un giovanissimo autore che, carico di speranze e aspettative, inizia a investire nelle sue capacità di scrittore.

Forse questo racconto è rappresentazione della storia di tanti giovani autori che hanno voglia di sfondare nel mondo dell’editoria, convinti che la loro storia sia “la storia” che gli aprirà la porta dell’editoria, della distribuzione capillare nazionale e magari anche internazionale del proprio libro.

Santino è la rappresentazione di tutti quei giovani autori emergenti che hanno grandi speranze e aspettative, che credono in ciò che fanno(e certo non potrebbe essere altrimenti, perché è questa la cosa più importante, credere in ciò che si è prodotto)

Ma quanto è difficile diventare uno scrittore? quanti millantatori che pur di guadagnarci sopra, incuranti della persona e dei suoi sentimenti e delle sue speranze, creano un’illusione?e magari cercano di truffare chi invece nutre la speranza di far sì che una piccola parte di sé venga letta e conosciuta.

I primi passi nell’avventura di scrittore lo conducono attraverso alcune delusioni, sino a quando una famosa CE lo contatta per la pubblicazione e promozione del suo libro.

Ed ecco che il riscatto di Santino ha inizio. Le notti in bianco, trascurando gli studi universitari e la famiglia e gli amici, hanno finalmente un senso.

Santino è orgoglioso del suo lavoro e di tutto ciò che gli si prospetta davanti.

La sua perseveranza, le attese, le delusioni e le speranze finalmente vengono premiate.

Finalmente tutto cambia.

Tutto è nuovo per lui.

Si muove in fretta.

La promozione in giro per piccoli centri, i viaggi, gli spostamenti, le presentazioni nelle librerie.

Due mesi di intense corse verso un obiettivo.

Far sì che tutti conoscano il suo libro.

Santino è travolto dagli eventi, dalle situazioni.

Felice di poter presentare la sua opera…

E di poter seguire le sue aspirazioni.

Eppure…

C’è forse un senso di inquietudine, nel finale.

O di insoddisfazione, forse.

Non era forse il suo sogno diventare uno scrittore?

Eppure..

Santino non è felice.

E nel finale, giustappunto, si scopre cosa lo renderà finalmente felice.

Un delicato spaccato sulle sensibilità degli autori emergenti. E dell’uomo che è l’autore di un libro.

Una storia breve, scorrevole e ben scritta, dai toni ironici, in cui forse si legge una morale, ovvero che avere un sogno e mettersi in gioco è la prima regola da seguire, ma sempre tenendo i piedi ben piantati per terra, e senza perdersi.

Una storia che racconta di speranze e delusioni che però fanno crescere e maturare il protagonista. Eppure Santino sembra quasi perdersi pur di avere la sua occasione.

Ma perdere se stessi, vuol dire allontanarsi dalla realtà.

Una realtà che non deve essere fatta di rinunce, ma deve comunque attraverso compromessi venire incontro all’uomo, prima del business.

Seguire sempre i propri sogni, senza perdere l’anima.

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!

Raffaella Francesca per Les fleurs du mal – blog letterario

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