Review party “Solitudini urbane” di M. Evelina Buffa Nazzari. A cura di Alessandra Micheli

Senza i turbamenti, cari miei lettori, l’arte avrebbe poco da dire.

Amore, dolore, nostalgia, tristezza…sono queste le rugiade che la bocca della musa necessita per abbeverarsi.

Senza non avrebbe parole, non avrebbe sono, ne sussurro capace di far sussultare il cuore.

E persino la noia, quel tedio che dalle viscere sale fino a far eruttare le labbra in un urlo silenzioso serve al narratore, serve a noi per comprendere quanto complesso e sfaccettato sia questa strana creatura chiamata uomo.

Ecco perché solitudini urbane è stato quasi una sorta di richiamo, per me che vivo questa sensazione, l’isolamento affatto male.

E’ il momento in cui io sono a contatto con la vera me, oltre orpelli, oltre regole, oltre i muri e persino oltre la rabbia che incrocia questo mio lungo e incredibile viaggio.

E’ la vita che ci fa incontrare questa fanciulla dallo sguardo sfuggente, dalle dita cosi sottili da sembrare quasi trasparenti.

Ma al tempo stesso il suo volto celato da un velo scuro, può rivelarsi affatto piacevole, è il teschio di cosa ci rimane, è l’essenza che chiede di essere vista, che chiede di essere descritta.

E il narratore, quello che diventa un po’ il nostro cantastorie deve parlare anche di questo volto affatto luminoso.

E descrivere madama solitudine anche per le sue imperfezioni, con quel teschio che brilla alla luna, fatto di tedio, di sogni infranti, di giorni lasciarti volare via. Ecco che la Nazzari assume proprio questo ruolo regalandoci racconti difficili e al tempo stesso necessari.

Grotteschi forse.

E tristi.

Patetici tentativi di non guardasi allo specchio, e noia, quella che ci soffoca la voce, quella che ti graffia il cuore.

E tanti sogni caduti, come stelle nella notte di san Lorenzo ma privi oramai di quella magia che li faceva rifulgere contro un cielo oscuro.

In una città che è sempre più alienata dalla bellezza e dalla meraviglia si muovono tanti personaggi e si odono tantissime voci, sempre alla ricerca disperata di qualcosa che sia in grado di allontanare proprio quel teschio che io accolgo invece con gioia.

Fino a farmi comprendere che questi momenti, cosi preziosi per me, divengono in questa dialettica sfaccettata motivo di rottura con la realtà.

Essere cosi a stretto contatto con la parte più intima di noi stessi non è l’avventura che ho sempre pensato.

E’ una discesa spesso nell’inferno, è la resa dei conti finali.

E’ l’accorgersi di come quell’attimo mai colto ma sempre atteso è sfumato, divenendo solo una leggere nebbia umida che se si posa sulla pelle poi non trova più forma.

Ed è in mezzo alla gente che quella nebbia è capace di urlare più forte.

Chiusi in scatole di cemento, senza poter avere vicino il cielo che sorride, cosi lontani da ogni bellezza.

Chiusi nelle proprie prigioni di follia e di mancata accettazione.

E se dietro il vetro appannato dai sospiri, la vita sembra scorrere, solo una lacrima può farci forse sentire di nuovo umani.

Un libro intenso e prezioso, come certi sospiri smorzati e trattenuti in fondo all’anima.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...