“Streghe d’Italia” Autori vari, NPS edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Nulla come la strega raccoglie le ansie di un mondo che cambia.

O si affaccia alla modernità o si rivolge a un passato idilliaco la società di ogni tempo ha in se delle profonde cesure e profonde contraddizioni.

La convivenza tra uomini soffre di una sorta di esaltazione delle differenze che rende impossibile conoscere il mondo se non attraverso gerarchie e stratificazioni.

E’ soltanto con lo stereotipo che si affronta la molteplicità dell’animo umano, dei talenti, e delle altrui volontà che, seppur dovrebbero unirsi per formare un unicum, non riescono proprio a adattarsi.

La società ideale è dominata dall’idea rousseauiana della volontà generale, ha come archetipo e punto di arrivo la costruzione di un mosaico in cui non si annulla la differenza ma semmai la si esalta ponendo in essere la convinzione che si è se stessi e liberi solo incastrandosi con l’altro.

Lo sappiamo.

Libertà è partecipazione.

Lo sappiamo, il mondo si fonda sulla differenza.

Ma tra saperlo e metterlo in atto…il discorso si fa complesso.

Questo perché non siamo soltanto esseri razionali.

Affatto.

Abbiamo dentro di noi una moltitudini di giustificazioni razionali a impulsi totalmente oscuri.

Siamo dominati, come direbbe Vilfredo Pareto dai residui non logici, ossia motivazioni che affondano in un ancestrale io che si nasconde e vive e prospera nell’ombra.

Ed è in quell’ombra che si nascondono sia elementi positivi come la creatività, quel lato surreale che ci permette di modificare la nostra storia e i finali, ma anche istinti, impulsi e perché no un pizzico di crudeltà peggiorata da una costante insicurezza.

L’uomo è e nasce fragile.

Si trova in un ambiente sconosciuto da rendere intellegibile e da nominare, ogni volta, come se fosse il primo Adamo(uomo).

E non solo nominare le cose luminose ma sopratutto quelle tetre, cupe, e pericolose.

In una notte priva di stelle si annidano terrori atavici, pericoli inimmaginabili e tentazioni che hanno il salato sapore della trasgressione.

Apparentemente la luce ci dona quella saggezza di chi capisce come l’uomo lupo di hobbesiana memoria sia soltanto l’anticamera del caso perturbante, distruttivo.

Ma in fondo a ognuno di noi assecondare le leggi umane e etiche ci lacere un po dentro, ogni giorno di più.

Ci costringe a indossare maschere e a abbandonare quel sano egoismo che ci ha donato la capacità di sopravvivere.

Ci sentiamo privati, cioè, della ribellione antiche data dall’immaginazione. Anche sfrenata, anche lasciata a briglia sciolta.

E se l’immaginazione viene rapita dal lato di ombra il danno è fatto: si va contro l’idea di interconnessione e si prova, forse un sottile sadico piacere a romperla quella perfetta, lucente rete.

Un po’ come quando da bambini si stuzzicava la perfetta ragnatela posta nelle soffitte, quasi gelosi di tale perfezione e di tale dedizione a un lavoro che, non sempre ripaga di ogni sforzo.

E in fondo, la società è questo.

In lavoro certosino di aggiustamenti e di esperienza, fatto sempre con la necessaria dose di empatia che ovviamente ci limita.

Perché mettersi nei panni dell’altro e considerare la libertà non come il godimento sfrenato di ogni piacere o come la soddisfazione egoica di ogni bisogno ma come la possibilità di espressione di ogni talento, in ogni uomo a volte è soffocante.

Finché non si diventa davvero la linea luminosa di quel meraviglioso intreccio. Ed è un percorso umano, faticoso e difficile.

Ecco che quando il perturbante ci minaccia il primo istinto è isolarlo e esorcizzarlo.

Attraverso le storie e simboli che possano rendere l’idea della gravità del tabù infranto.

Ecco che streghe, licantropi e vampiri non sono altro che la personificazioni di quei limiti superati, aggirati o non considerati.

Limiti che però hanno necessita di essere circoscritti e quindi, raccontati.

Le streghe in questo senso sono gli archetipi più potenti e forse più ambigui. Racchiudono tanti sentimenti sociali e umani, tante frustrazioni e anche tante speranze.

La strega è colei che disturba l’ordine prestabilito degli eventi.

E’ colui che diventa vittima di ogni ansia di redenzione e di ogni fascinazione di peccato.

E’ il simbolo di una ribellione che turba non soltanto l’ordine cosmico ma anche e soprattutto politici.

E’ il dissidente in seno sa una comunità che si deve chiedere all’esterno per non cambiare mai, per non correre nell’anatema dell’evoluzione.

Ecco che scrivere di streghe diventa molto complicato.

Proprio perché da come la raccontiamo e descriviamo esce fuori non solo la nostra fantasia ma persino le paure, le ansie e i valori.

Questi racconti si rivelano, quindi, non solo disegni esperimenti di memoria, poiché è dal folclore, dalle storie e dalla leggende che noi ridefiniremo costantemente il significato di uomo e pertanto il tipo di organizzazione che forma. Ma si mostrano in tutta la loro splendente cupezza: cosa vogliamo cambiare, cosa vorremmo trasgredire, i terrori inconsci, la paura di sentimenti precisi che la strega incarna come il peccato di cupidigia, la vendetta, l’incapacità di accettare il dolore e persino il non rispetto per il sacro.

Ma rappresenta anche, e alcuni racconti lo mostrano quel lato ribelle che è necessario per ogni tempo, quella forza immaginativa perturbante che si serve del caos distruttivo per creare il nuovo.

La strega non è solo l’anatema di chi trasgredisce le regole; è anche colei che le contesta, colei che mette in dubbio persino l’eretico che sceglie il modo con cui osservare il mondo, l’uomo e persino Dio.

Quindici racconti, quindi sfumatura umane, quindici modi di concepire il male e la società, di descrivere il mondo e persino noi stessi.

Da leggere, rileggere perché la strega sia, in fondo, lo specchio in cui osservare quell’ombra che deve tornare a abbracciarci e smettere di acquattarsi in un angolo.

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