“Le diecimila porte di January” di Alix E. Harrow, Mondadori. A cura di Alessandra Micheli

C’è una fase, nella vita di ogni donna che segna il passaggio dall’infanzia alla pubertà.

E viene accolto dalle ragazzine con sorrisi e emozioni, come se finalmente l’atteso momento fosse arrivato.

Diventare adulte è sempre stato visto come un traguardo e le bambole, la fantasia come un momento doveroso da attraversare ma senza importanza. Diari ricchi di progetti e promesse, una vita che appariva ora possibile entrando a passo danzante nel debutto in quella tanto agognata e sognata società.

Non per me però.

Fu un trauma vero e proprio.

Scoppiai in lacrime.

E mi avvinghiai a mia madre disperata.

E lei, la ricordo ancora, sorrise e mi disse che non dovevo aver paura.

Aveva capito tutto, compreso l’intima natura delle mie lacrime.

E sapete perché ero disperata?

Perché diventare donna per me, dai tanti, troppi racconti significava prendere la maschera all’inizio del viaggio, quell’offerta da un solerte funzionario e diventare a tutti gli effetti membro di una strana confraternita che quelle porte tra i mondi di affannava se non a chiudere, a negare.

Io non volevo lasciare i miei amici fantastici.

Non desideravo smettere di giocare e sognare e credere.

Non volevo smette di bere i miei fantastici te fatti di raggi di luna con i miei impossibili amici.

Ero destinata a ballare una danza che non mi piaceva.

A vestirmi adeguata per la mia età tra inchini e sorrisi finti.

A entrare a prendere quel posto preparato da tempo per me, che mi aspettava per diritto di nascita.

Io volevo essere altro.

Pirata o principe, capace di sconfiggere i draghi, elfo dispettoso o regina delle fate.

E a cercare le porte che conducevano altrove, quelle che mi aveva insegnato a riconoscere ,mia nonna.

Mia madre sorrise, e disse che non avrei mai rinunciato a tutto questo.

Neanche a sessant’anni, neanche a ottanta.

E che crescere significava essere sempre più potente.

E infatti non ha mai smesso, anche ora che è altrove, a bere con me quei tè fatti con fili di luna.

E a custodire e non chiudere quelle porte tra gli universi, considerati da altri aberrazioni ma da noi i doni di una Dea benigna e fiera delle sue figlie.

La fantasia vi serve, è la vostra difesa in questo mondo che la nega e che vi mente offrendo su un piatto d’argento le sue seduzioni: apparenza e vittorie, followers e successo, autorevolezza e sorrisi radici.

Le porte sicuramente sono meno seducenti.

Vi offrono il caos che vi permette ogni volta di creare da zero la vostra storia.

Vi permette di disfarla e riscriverla.

Vi fa tessere ogni trama e imbrogliarla ridendo in modo irriverente delle regole umane.

Vi fa credere che dietro a ogni albero occhieggi un elfo o un folletto.

Vi spinge a combattere chi preferisce la zone di conforto e la ripetuta stantia quotidianità.

Che vi fa temere il diverso e chi ha i sorrisi sghembi.

Che vi educa a temere persino i Loa e gli spiriti.

Che vi chiude le porte dicendo che una donna che crede a loro sia isterica e va curata.

Che vi mette le briglie e imprigiona il vostro spirito.

Ma voi siete come January e con la potente penna intinta con il sangue della fantasia potete difendere le porte, ogni porta sull’altrove.

Potete credere, ogni istanti, che un mondo diverso è possibile se siete voi a scrivere finalmente la trama.

January vi insegna che basta dire si e avere gli occhi simili alla luna, i capelli che profumano di salsedine e le mani sporche di inchiostro che illuminano il vostro sorriso selvaggio.

January siete voi, voi che non vi arrendete, che sarete sempre meno composte e meno addestrate.

Voi che rifiuterete il lusso e continuerete a credere alla possibilità di creare un passaggio che vi porti in quell’altrove.

Io ci vado spesso.

Li risiede non solo mia madre, ma ogni mia antenata e persino quel cuore che è al riparo da ogni tentazione, al riparo dal peccato maggiore di questo mondo storto: la perdita della fantasia.

Un libro che vi entrerà nelle vene, che si mescolerà al vostro sangue e vi farà diventare scomode, ingombranti, pericolose ma belle, belle da morire.

Per Romina

sorella di desideri

che oggi ha preso il posto di mia mamma

e con me beve te fatti di raggi di luna

in impossibili ricevimenti

con le più bizzarre creature scaturite

dai nostri sfrenati sogni.

Fregandosene di essere sghemba,

scomposta,

irriverente,

strana e folle.

Grazie

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