Salutiamo il 2021 con un ultima recensione “Black Wings. Il richiamo delle tenebre” di Sabrina Cospetti, La ruota edizioni. A cura di Alessandra Micheli

La dicotomia bene e male ve lo assicuro, mi ha sempre affascinata.

Tanto che una delle mie frasi preferite, il mio mantra è tratta dal bellissimo libro Sulla sponda del fiume pietra mi sono seduta e ho pianto e se avete un po’ di pazienza e la leggete fidandovi delle mie chiacchiere comprenderete perché l’associo al libro della Cospetti:

ascoltate e sussurratela nella v’osta mente:

ma io penso che dio nella sua infinita saggezza abbia nascosto l’inferno in mezzo la paradiso, per fare in modo che stessimo sempre attenti, per non farci dimenticare la colonna del rigore mentre viviamo la gioia della misericordia.

E questa frase, bellissima, evocativa spiega anche in un modo poetico ma realistico il perché spesso nei libri, ma anche nella vita di ogni giorno inferno e paradiso convivono e angeli e demoni sono, in fondo figli di una stessa lacrima. Quella di un Dio che ci appare remoto, che però è cosi bisognoso d’amore da aver voluto creare l’uomo, a SUA Immagine e farlo, lo ripeterò sempre, più grande di angeli e stelle e coronato di luce e gloria.

E messo accanto a ciascuno di noi un angelo, quello custode delel nostre preghierine da bimbi.

E l’angelo ha una duplice reazione di fronte a noi, amore infinito anche quello che travalica i limiti del consentito e delle regole ferree del cielo e invidia, cosi acuta da aver costretto la stella brillante Lucifero, al dramma della caduta.

Ecco che ogni essere soprannaturale sarà un po’ duplice, metà angelo e meta demone e viceversa perché chi cerca la purezza a ogni costo rischia di sollevare troppo il velo che distingue i mondi.

Per questo mi affascinano i libri, gli urban che parlano di angeli nelle loro vesti cangianti, quelle luminose e quelle meno belle o oscure.

Entrambi sono figli di una stessa energia, energia che esiste ma che risulta in disparte, quasi rassegnata a lasciare che le sue creature recitino in questo grande palcoscenico che è la vita.

Dafne è la protagonista a suo malgrado di una storia antica, sempre presente in ogni libro che sfioro, con quella sua ansia di esercitare il libero arbitrio e forse decidere a quale aspetto del se bisogna da da mangiare e bere.

Il demone dalle ali oscure?

O l’angelo dalla beltà quasi irraggiungibile?

Dafne si trova a interagire con una vicenda dai risvolti escatologici, dove il cielo e gli inferi si danno da fare in una lotta senza esclusione di colpi, immersi in un atmosfera rarefatta che molto prende in prestito dalle antiche tradizioni celtiche. Un cliché direte voi?

No.

Direi più un archetipo che finalmente abbraccia una diversa interpretazione. Non più la supremazia di un lato a dispetto dell’altro, ma l’accettazione salvifica che in fondo, come ho detto in principio, in ogni angelo esiste un demone.

E che un demone è forse un angelo incapace di vedersi allo specchio.

Perché ha amato una delle figlie degli uomini.

Perché ha toccato con mano la terra e si è nutrito di quella sua bellezza meno pura, meno idilliaca e più sanguigna.

Di un mondo che i suoi demoni li scruta ogni giorno e che forse, dovrebbe imparare a ammirare la loro forza e la loro bellezza.

Il senso ultimo di questo avvincente e meraviglioso urban è quindi complesso e complicato, diverso dall’immediatezza di uno stile che segue in modo pedissequi i canoni stilistici del genere: viaggia attraverso la lotta la pregiudizio e alle etichette.

Con una frase che ci fa ocpmtrendere l’antica verità del Coelho: inferno e paradiso sono gli strumenti in cui le anime vengono educate, vengono fatte evolvere, vengono fatte diventare forti e capaci di non spezzarsi di fronte a avversità e uragani.

Ma c’è di più.

Poco importa se allo specchio tu avrai ali nere, o candide, se abbraccerai la bellezza della luce o la meraviglia della notte.

Non sarà mai una definizione a raccontarti, cosi come non sarà una definizione a costringere Dafne a guardarsi allo specchio: mostri si scegli di essere lasciando che il pregiudizio ti convinca della tua malvagità.

Mostro può essere sinonimo di straordinario come di perduto e marcio.

Sta a noi decidere quale significato attribuirgli.

Quale immagine rifletterà il nostro specchio.

Non c’entra il colore della pelle, delle ali o qualsiasi altra cosa nuova tu abbia. Tu rimani sempre Dafne.

Noi slamo quello che vogliamo essere a dispetto delle definizioni, delle descrizioni e delle consuetudini.

E’ tutto in mano nostra.

E l’inferno, in fondo, è solo il modo con cui vivremo in modo più intenso la gioia della misericordia.

Perdersi e trovarsi, e non lasciarsi mai più andare.

Bravissima Sabrina!

Questi si che sono libri.

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