“Il ballo delle pazze” di Victoria Mas, Edizioni E/O. A cura di Alessandra Micheli

E’ molto difficile scrivere questa recensione.

Il libro della Mas tocca corde dell’anima fragili e indifese, e scopre, finalmente, un vaso di pandora rimasto per troppo tempo chiuso.

Tutti conosciamo la condizione delle donne eppure, per ironia della sorte, pochi davvero decidono di guardarla negli occhi, affrontarla per garantire alle nostre figlie, nipoti e discendenti un vero presene e un possibile futuro.

Le donne sono da secoli definite il lato debole della comunità.

Da sempre.

Il mito che le vuole nate da una costola dell’uomo, da un elemento quasi di scarto e sacrificabile perché non necessario ha condizionato la nostra esistenza e il concetto di femminilità per secoli.

E cosa dire della storia di Lilith?

La prima moglie di Adamo, rea di aver voluto sperimentare il nuovo, di aver desiderato un ruolo predominante rispetto al vero figlio di dio nato dal suo respiro e pertanto condannata a accopparsi con demoni per poter soddisfare uno spirito lascivo.

E vogliamo andare oltre?

Persino un pensatore del calibro di Bodin definiva la donna inferiore non solo a livello politico e civile ma persino mentale e evolutivo, tanto da spingere il meraviglioso Poullain de la Barre a reagire a queste posizioni dando alla folla un saggio di importanza capitale “l’uguaglianza dei due sessi” del 1673.

Eppure pochi, se non rari conoscono questo saggio, persino le femministe di vecchia data sono condannate nell’ignoranza da una storiografia che, diciamocelo, pecca di maschilismo a ogni piè sospinto.

Definito un minore dalle idee eccessivamente innovative Poullain rappresenta il tentativo, riuscito tra parentesi, di reagire al pensiero imperante e evitare che divenisse legittimato.

Purtroppo non è riuscito affatto.

Persino le pensatrici femministe rimarranno nient’altro che originali, voci dissidenti in un mondo incentrato su questa dicotomia assurda maschio e femmina, di stampo medievale che mal si accordava con la realtà del cosmo e del mondo: un tutt’uno interconnesso la cui differenza sostanziale tra elementi rappresentava in fondo il loro legame.

Senza la differenza persino nel mondo della chimica non si creano molecole.

E cosi la donna fu definita in vari modi, quassi mai persona.

Oggetto e quasi mai soggetto.

Monile, fonte di ispirazione e ammirazione, donna sacra, donna pura ma mai, e lo sottolineo di nuovo, persona con le sue intricate sfumature, il diritto ad avere difetti e il diritto a esprimere le proprie potenzialità.

E chi era scomoda, chi voleva semplicemente andare controcorrente vieniva definita isterica.

Quante volte abbiamo sentito affibbiarci quest’aggettivo?

Isterica.

Puttana.

Strega.

Ninfomane.

Ammaliatrice.

Seduttiva.

Lasciva.

Alienata.

Sono tutte definizioni limitanti che prendono una parte per il tutto.

Che denigrano e spersonalizzano il soggetto relegandolo, cosi come avviene nel testo della Mar, in caricature, pregiudizi e fenomeni da baraccone.

E nel ballo delle pazze troviamo proprio questi stereotipi: donne che disturbano la tranquillità borghese con le azioni, spesso subita, con la voglia di pensare, con idee innovatrici che, se sulla bocca degli uomini erano tollerate, sulla bocca delle donne diventano abomini.

Ma soprattutto, ciò che alla Salpêtrière, viene temuta è il potere dell’immaginazione.

Poiché da sempre essa è connessa con il caso, il disordine e la ribellione alle regole rigide di una comunità che ambisce a essere immagine del cielo.

Ma quale cielo allontana a se l’altra sua parte?

Se per Poullaine nulla nella bibbia faceva presupporre una discriminazione verso la femminilità ( siamo nate affianco all’uomo, dal sua costola) in questo libro tutto cospira per farla diventare figlia di satana. Un satana che stava seduto scomposto nei salotti borghesi, che annichiliva il libero pensiero di un a orgogliosa Francia con la noia e il tedio, ma che in bocca alla donna diveniva l’ansia ribelle di un serpente che mise in discussione i dettami di una divinità capricciosa che negava all’uomo la conoscenza.

Ecco che le pazze, le rifiutate, le reiette sono il modo con cui la borghesia allontana il suo terrore più profondi: l’innovazione e l’immaginazione.

E il ballo delle pazze non è altro che un olocausto creato appositamente per esorcizzare il loro male.

Peccato che stavolta le aspettative saranno disattese: il ballo delle pazze diventerà la loro libertà, la redenzione per quella donna che smetterà di essere messa in vetrina a uso e consumo dei bassi istinti umani.

Un libro meraviglioso, commovente e capace, per fortuna sottolineo, di far arrabbiare.

Perché dalla rabbia fangosa possano nascere imperituri fiori.

«la mente non è il corpo, la mente non ha sesso.»

Poullaine de la Barre

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