“Erkalia. L’ombra del caos” di Eleonora Zaupa. A cura di Alessandra Micheli

Sapete qual è lo scopo di un fantasy?

Raccontare a suo modo quel dialogo tra ordine e caos che tanto ci spaventa e al tempo stesso ci elettrizza.

E’ cosi che raccontiamo la nostra vita moderna, sospesa tra dovere realismo e quel pizzico di fantasia che ci fa accostare con meraviglia a questo strano e straordinario mondo.

Perché per quanto noi amiamo l’ordine e le regole, una parte di noi sa quanto in realtà il loro crollo non porti altro che all’evoluzione.

E’ dalla perdita e forse dalla sconfitta che si acquisiscono non solo nuove consapevolezze ma anche nuove capacità e non solo di adattamento.

E’ di fronte al crollo di ogni certezza che ci raccoglie in modo migliore la verità.

E’ di fronte all’abisso che si trova davvero se stessi.

Erkalia diviene dunque la parabola di questo gioco degli specchi in cui il prescelto acquista non soltanto una diversa consapevolezza del mondo che lo circonda ma anche di se stesso.

Perde un identità e ne guadagna una nuova.

Perde se stesso e viene plasmato dagli eventi.

In questo nuovo capitolo la Zaupa decide di affrontare i nodi rimasti ingarbugliati nel primo libro.

Svela e al tempo stesso pone altre domande e fa compiere alla sua eroina Nevrah un percorso di crescita che la porta a comprendere e a far pace con una parte di se dimenticata, lasciata vagare nel buio dell’incoscienza.

Perché tutti la chiamano Norah?

Chi è davvero questa strana ragazza?

Di quali prodigi è capace e soprattutto qual è il suo posto in questo mondo che si affaccia, oramai sull’abisso?

Ecco che piano piano le domande avranno una risposta anche se genereranno delle altre in una girandola di azioni e retroazioni che hanno il sapore squisito delle saghe celtiche e norrene.

A questa deve infatti quell’atmosfera oscura, quasi tetra che fa da sfondo alla vicenda.

A loro devono anche le morali sottostanti a ogni azione, quelle che ci mostrano un universo affatto semplificato, affatto regolare ma sghembo, sfumato e affatto rigido.

In questo la sconfitta diviene vittoria e la vittoria forse contiene in se una parte di sconfitta come se la divinità che muove i fili si divertisse a giocare con noi, rendendoci coscienti della nostra fragilità di fronte alla grande ragnatela del fato.

Persino il concetto di male qua acquista un sapore antico che lo rende meno netto e quindi più rarefatto.

Abbiamo sicuramente un signore oscuro, qualcuno da combattere, qualcuno che porta aridità nella terra splendente.

Ma..

Non è certo definito male per una eredita genetica o una predisposizione.

Il male non è altro che un bene portato all’estremo, un valore che è divenuto ideologia, il necessario che si scorda della compassione.

E’ il caso necessario affinché il nuovo sorga e lo possa fare soltanto scontrandosi con i demoni prodotti proprio da quegli eroi chiamati a fermarlo.

Ogni personaggio, in particolare la nostra Nevrah, dovrà combattere contro se stesso, contro la propria inadeguatezza e contro quella sua mancanza di ricordi che li rende uomini di natura, lo stato incosciente e “puro” che rappresenta lo stato primigenio umano.

Quando siamo solo argilla da poter essere trasformata in essere senziente.

Soltanto affrontando la lotta simbolica con quel demone interiore, in una sorta di persona guerra potrà davvero apportare il proprio contributo alla rinascita di Erkalia.

E al suo sogno idilliaco ossia quello di un posto in cui ognuno diviene necessario, una sorta di grande rete che ci unisce tutti, in una serie di relazioni necessarie.

Questo rende il secondo libro un classico fantasy dalle note originali grazie alla capacità dell’autrice di prendere in prestito i miti e i canoni del genere in una sua personale rivisitazione della tradizione.

Siete pronti a entrare quindi a Erkalia?

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