Trilogia Antigas “Amore antigas” “Giallo Antigas” “orrore antigas” di Gianluca Ingramo e Olga Gnecchi. A cura di Alessandra Micheli

Non sempre la funzione di un libro è caotica.

Intendendo con questo termine quella capace di distruggere e ricostruire, di fare tabula rasa di ogni idea e di sostituirla con qualcosa di nuovo e originale.

Non sempre un libro difende il pensiero, o meglio riesce sempre a farlo ma non perché veicola una morale.

Lo fa anche con l’uso del nonsense e del grottesco, con il rifiuto di asservire a una sorta di gaudente spirito estetico qualcosa che in fondo si compiace di se stesso e si erge a dominatore del mondo, seduto su un piedistallo, conscio della propria superiorità.

Ecco il libro a volte è molto diverso.

Ha una voce soffusa.

E’ soltanto un arlecchino irriverente, conscio che tra lazzi e scherzi qualcosa può lasciare.

E magari lascia semplicemente un lettore spiazzato, sconvolto eppure..sottilmente felice.

Felice perché qualcosa è andato controcorrente.

Perché sulla faccia del triste pierrot è spuntato un ghigno che poco a a che fare con un vero sorriso, ma più con quella serafica espressione da stregatto che tanto amo.

Un libro deve rompere ogni schema deve sedurre ma irridere.

Deve mettere a repentaglio ogni nostra pomposa concezione letteraria e deve farci domandare se è davvero saggia la scelta della convinzione di turno.

Ecco che Igaramo e al nostra Gnecchi con questa trilogia ci sono riusciti.

Sono tre parodie, tre ironiche rappresentazioni di ogni cliché dei maggiori generi letterari.

Erotico, giallo e anche il mio horror.

Ognuno scende dal suo piedistallo, laddove lo hanno collocato i miei amici nerd e impara un po’ a ridere di se stresso.

Quarto non diminuisce tanto l’ardore e la serietà dei contenuti che questi generi propongono.

Piuttosto mettono in discussione le nostre di idee.

Quando giudichiamo intoccabile uno di essi.

Quando litighiamo per stabilire quale sia il maggior portatore di bellezza. Quando diventiamo fans sfegatati, decisi a portare successi alla curva sud. Dimentichiamo che, questi libri, servono solo per darci un emozione.

Per divertirci.

Per renderci forse più umano.

E scrivere qualcosa di assolutamente assurdo come questi tre testi, specie a due mani, significa essere davvero grandi autori.

E’ un costante botta e risposta, un alternarsi di non sense che stonano con l’idea che abbiamo di questo genere letterario.

E che almeno a me hanno reso immensamente felice.

Ecco leggeteli.

E divertitevi cosi come mi sono divertita io.

Alla fine la funzione di un libro resta sempre quella di evadere.

Da se stesso, dalla realtà.

Dalla propria torre di avorio.

Perché se non si hanno capelli abbastanza lunghi come raperonzolo, che sia la fantasia a farci da scala.

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