Il blog consiglia “Una disperata vitalità” di Giorgio Van Straten, Harper Collins. Da non perdere!

Giorgio aveva quasi sessant’anni, viveva a New York da

due, era convinto di attraversare un momento molto

positivo della sua vita e si svegliava spesso pensando

che forse, quando fosse stato del tutto fuori dal sogno

che aveva appena fatto, si sarebbe reso conto di

avere soltanto quarant’anni.”

“All’improvviso da essere giovane mi ritrovo vecchio. Quando è successo? E come?”

Questo, o qualcosa di simile, è quello che pensa Giorgio, alla vigilia del suo sessantesimo compleanno. Che sia arrivato, anche per lui, il tempo dei bilanci?

Un’ex moglie, una vita tra Firenze e New York, un buon momento personale e professionale.

E la certezza di avere quarant’anni. Certezza che però si deve scontrare con la data impressa sulla carta di identità e con un elenco considerevole di acciacchi e malanni.

A sei anni di distanza dal suo precedente libro, Giorgio van Straten torna al romanzo e racconta, con uno sguardo straordinariamente acuto e ironico, un protagonista degno dello Zuckerman di Philip Roth e del Barney di Mordecai Richler.

Lo spaesamento di una generazione, i desideri che non invecchiano con l’età, le relazioni, complicate ma inesauribili, con i propri affetti più cari – la donna amata, il migliore amico, la figlia –, gli incontri galanti più o meno occasionali, la crisi politica e sociale del mondo in cui si è vissuti e invecchiati, il ritratto, tratteggiato con sarcastica dolcezza e dolce sarcasmo, degli ambienti intellettuali di sinistra italiani e americani, una riflessione, leggera e profonda, sul tempo che passa.

E, ovviamente, una disperata vitalità.

Tutto questo è il teatro messo in scena da van Straten nel suo nuovo, indimenticabile, romanzo.

In libreria per HarperCollins il 3 febbraio – 18.00 euro, 272 pagine

GIORGIO VAN STRATEN è nato nel 1955 a Firenze, dove vive.

Nel 1987 ha pubblicato, da Garzanti, il romanzo Generazione e nel 1989, presso lo stesso editore, la raccolta di racconti Hai sbagliato foresta. Tra le sue altre opere: Ritmi per il nostro ballo (Marsilio, 1992), Corruzione (Giunti, 1995), L’impegno spaesato. Decalogo di un uomo di sinistra (Editori Riuniti, 2002) e, per Mondadori, Il mio nome a memoria (2000, Premio Viareggio), La verità non serve a niente (2008), Storia d’amore in tempo di guerra (2014), e il saggio Storie di libri perduti (Laterza, 2016, tradotto in otto lingue).

Dal 2015 al 2019 è stato Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a New York.

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