“Alice ex machina e altre storie oltre lo specchio” di Olga Gnecchi e Gianluca Ingaramo. A cura di Alessandra Micheli

Ho sempre amato il libro di Alice.

E spesso mi è stato chiesto di spiegare il perché e il percome.

Ormai lo sanno anche i muri.

Come mai proprio alice?

Eh miei amati lettori.

E’ molto difficile che le parole seguano i miei vorticosi pensieri.

Anche perché il mio libri preferito, lo ammetto non era tanto il paese delle meraviglie, quanto il suo viaggio oltre lo specchio.

Non scordo le serate d’inverno, quelle del solstizio mentre tutti ridevano e festeggiavano io ero davanti a uno specchio, fissandolo e sperando che diventasse vapore.

Ero cosi convinta che il mondo altro fosse straordinario e terribile, ma al tempo stesso esercitasse un richiamo impossibile da non udire.

Sere in cui speravo che il miracolo accadesse e a volte, scherzi della luce artificiale, mi sembrava di vedere ombre muoversi in quel mondo sottosopra, in quel mondo distorto e sghembo.

Che malia ci sarebbero state oltre?

Solo la fantasia poteva rispondere, una fantasia che rendeva insopportabile la realtà e mi spingeva a fuggirla e tuffarmi in quell’oscurità che avevo imparato a amare.

Perché per me la fantasia non aveva certo le tonalità dell’arcobaleno.

Le mie fate non avevano sorrisi luminosi ma dietro le labbra diafane nascondevano feroci dentini.

Ecco perché il perfido Ingaramo e la meravigliosa Gnecchi mi hanno subito conquistato.

E se ho amato la trilogia di antigas, con questo beh è tutta un altra storia.

Dentro Alice ex machina non si esce.

Il mistero sommo, il mistero dei misteri viene svelato e si comprende cosa accade a chi sfiora le dimensioni…noi pensiamo sia un battesimo di luce.

Ma non è cosi.

Chi tocca l’altro mondo resta una bruciatura sul cuore, un segno che lo rende differente, troppo per tornare a vivere normalmente in questo posto che assomiglia sempre di più a un limbo.

Vista, tatto udito, non sono certo gli stessi.

E siamo sempre più alieni, più lontani dalla quotidianità che assume altri contorni.

Gli specchi sono fatti di nebbia.

I corpi sono intessuti da fili oscuri e luminosi.

I volti nascondo stramberie e sorrisi simili a quelli del nostro gatto dello Cheshire.

E il mondo non è più cosi rassicurante, cosi prevedibile, cosi logico.

E questo..è meraviglioso.

Persino la musica che udiamo, i sussurri. Le stranezze.

Ecco questi racconti sono cosi.

Sono dita gelide dell’altrove che strisciano dentro di noi.

E creano un ghiaccio capace di dividerci e separarci dal mondo conscio.

Chi legge e ama Alice e tutti i racconti non è altro che un tassello tetro di un mondo caliginoso e opalescente.

Il nostro di mondo.

Quello a cui tornare grazie a una strana porta: un libro da sfiorare con rispetto e riverenza.

Un romanzo breve, tre racconti che sono capaci di spiegare come, dietro allo specchio esiste un mondo da scoprire.

Forse temere.

Ma soprattutto amare.

E far accettare a chi ha avuto il dono di attraversarlo la sua alterità.
Ogni nostro sorriso sarà quello misterioso e inquietante dello stregatto.

E nei nostri occhi ci saranno lande deserte, lussureggianti, scoordinate del mondo che è nostro e ci spetta di diritto.

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