“Arsinoe dei sussurri” di Alessio D’avino, Decima musa edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Ero convinta, non chiedetemi perché, che fosse uno storico.

E già la mia anima era pronta a andare in letargo.

Non fraintendetemi.

Amo e conosco la storia.

Ma, e sottolineo ma, in un libro cerco altro.

Cerco la chiave per entrare di diritto in altre dimensioni, quelle che mi catapultano nell’universo degli archetipi e dell’immaginario.

Ne ho bisogno forse proprio per quel mio lato razionale e ultra logico, che mi preclude l’osservazione dell’esistenza con gli occhi candidi di un bambino.

Non sono mai stata innocente a dieci anni, immaginatemi ora, alla strasoglia degli anta.

E quanti anta!

Ecco perché compenso questa mia aridità con i libri, sforzando il mio immaginario che, in preda all’amore per il concreto rischia di restare offeso se non atrofizzato.

Arsinoe è tutto questo.

Unisce il guasto per i tempi passati ponendoli in una dimensione che è a cavallo tra due mondi.

Nell’antichità il sacro era molto diverso.

Sembrava potersi toccare, la magia, i vaticini, i poteri erano concreti e reali, più reali della logica e della ragione.

Non superstizioni, ma echi di qualcosina che ancora riusciva a parlarci alla mente, al cuore e a quell’anima che oggi stenta a farsi sentire.

Arsinoe è un po’ l’emblema di quell’uomo qualunque, eccessivamente lodato in questi tempi oscuri che scopre di avere un potenziale che lo pone oltre la barriera del materiale.

Chi ode la voce della magia, flebile, lieve e soffusa non è esattamente l’uomo di ogni giorno.

Vede e interpreta il cosmo in un altro modo, e non svolge la funzione sacerdotale o sacrale tanto per.

Ma sa che l’energia divina pulsa, respira, sorride e ci chiama.

Chi chiama perché ha bisogno di noi, perché siamo suoi figli.

Perché senza non siamo latro che involucri vuoti.

E come in ogni regno immaginario che si rispetti, Arsinoe da ingenua e titubante, si scopra piena di responsabilità, con un carico da portare sulle spalle, con il ruolo di protettrice di ogni città che unisce materia e immateriale, creatura e pleroma e ode il canto del cielo.

Quello che ci unisce in un organismo interconnesso e interdipendente, laddove in fondo l’altro siamo noi.

E il dolore di uno diventa una nebbia perniciosa che metta a repentaglio l’intera comunità.

E che ha conseguenze anche letali nel macrocosmo, quell’enneade astrale in cui i volti sorridenti del divino irradiano di luce le nostre anime.

E come raggi del sole illuminano.

E cosi Arsinoe diviene un eroe degno del percorso individuato da Campbell. Comprende, svela, scopre e prende in se ogni fardello.

E per la conservazione di un equilibrio stabile sa anche compiere il sacrificio. Che non è altro che la capacità di fare il sacro, di rendere grazie a qualcosa che deve per forza essere più alta di no, di quell’uomo che si sente tracotante e arrogante proprietario di tutto ciò che esiste.

Un libro intenso, da leggere tutto di un fiato e da amare, cosi come l’ho amato io.

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