“Il padre imperfetto” di Antonio Falco, Oakmond publishing. A cura di Alessandra Micheli

La mia più grande paura, il terrore che ho sempre avuto è quello di deludere mio padre.

Consapevole che a una certa fase della vita, inevitabilmente, la bimba che lo guardava con occhi sgranati, avrebbe lasciato il posto alla fanciulla che affacciava il suo visetto sul mondo.

E affascinata avrebbe iniziato a creare dentro di se delle piccole nicchie riempite di segreti.

E custodito gelosamente la chiave per iniziare a crescere.

E non si cresce se non con un po’ di segretezze, senza dare vita a un altra te, diversa dall’innocenza infantile.

Io che raccontavo tutto a mio padre, avrei avuto lunghi silenzi.

E so che gli occhi acuti, intelligenti di quell’uomo meraviglioso forse si sarebbero adombrati, offuscati dalla dolorosa disperazione che, un figlio necessariamente porta con se.

Per fortuna io non ho seguito questa strada.

Sono sempre stata ombrosa e profondamente decisa a vivere nel mio mondo. Ma quel mondo è sempre stato separato dalla vita conscia da una porta sbeccata e mai davvero chiusa.

E quindi tutti potevano entrarci, se solo volevano.

E credetemi è il miglior modo per avere privacy.

Più ti mostri meno ti vedranno.

Tranne mio padre.

Che non ha mai avuto per colpa mia, occhi offuscati dalla malinconia.
Ma credo, oggi che ci parlo quasi alla pari che anche lui ha avuto le sue paure. E sono molto profonde.

Quelle di non avermi dato abbastanza strumenti per difendermi dalla vita e dalle tentazioni.

E soprattutto quella di tarpare Le mie ali.

Perché nella ricerca dalla protezione, del benessere di un figlio a volte si usano delle cesoie e si spuntano candide ali.

Per il terrore che, come Icaro, possiamo rischiare di bruciarci al sole.

Lui non lo ha mai fatto.

Ha saputo lasciarmi sognare.

Fidandosi di quel carattere che vedeva abbozzato.

Per questo padre imperfetto mi è entrato dentro, nel cuore, riprendendo dal pozzo della coscienza ricordi dimenticati.

Anche io ho avuto dei talenti nascosti.

E forse neanche capaci di assicurarmi il futuro, quel lavoro certo che poteva farmi raggiungere alte vette.

Ma lui non ha mai smesso di incitarmi a volare.

Anche per lui.

Quindi so che ogni genitore è imperfetto, in quella ricerca di una vita migliore per il figlio, dimenticandosi che non esiste questa fantomatica vita migliore. Esiste solo la bellezza del provarci, cadere e rialzarsi, sempre più forti con sempre meno lacrime negli occhi e sempre più decisione in quel volto che apparirà, nel tempo sempre più simile al suo.

Le prima pagine di questo viaggio nella scoperta del figlio, questo dolore che Falco sa dosare con delicatezza è rispetto, sono devastanti.

Toccano il cuore, lo imprigionano e non lo lasciano andare.

Un padre che rimpiange la sua mancata connessione con un figlio amato ma forse non guardato.

Perché a volte l’amore soffoca persino la vista, proprio a colpa della paura.

Ma è anche storia di rinascita e di perdono.

Storia in cui si comprende come l’amore, quello vero, quello di un genitore deve poter abbracciare rigore e misericordia, lacrime e rimpianto.

Ma anche forza e capacità di vedere non solo l’imperfezione del figlio ma la nostra.

Perché a noi umani i supereroi piacciono ma non servono.

Non sono quello che ci aiuta a orientarci in questo strano mondo.

E cosi dopo quella voragine Falco introduce anche elementi di una comicità dolce amara.

Che non stonano in questa ricerca della verità.

Ma che la rendono ancora più vera e viva cosi com’è la vita.

Mario Pedersoli non sarà più il padre distrutto, colui che ha perso il figlio, colui che alla giustizia non crede più.

Sarà l’uomo capace di affrontare la verità, di rinascere dal dolore, di cambiare un esistenza che, nonostante le ferite non sarà mai finita se non quando, la grigia signora deciderà di sorriderci.

Un testo bellissimo, intenso e capace di entrare nel cuore.

E incapace poi di uscirne più.

Per mio padre

Che è la mia forza

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