Review party “L’equazione del cuore” di Maurizio de Giovanni. mondadori. A cura di Alessandra Micheli

Non sarà facile recensire il maestro De Giovanni.

E quindi con umiltà cercherò non di indossare i pomposi e cattedratici panni del recensore, quanto quelli del lettore appassionato che con rispetto, devozione e un pizzico di superba convinzione si approccia la suo autore preferito, al suo mito e al suo vate.

E De Giovanni è un po’ tutto questo.

Figurarsi se io banale misera e umile lettrice posso dire qualcosa persino di critico su un autore di tale calibro.

Scordatevelo.

Sicuramente il testo in questione è una nota differente di una musica ascoltata e riascoltata.

Di De Giovanni amo lo spirito noir che introduce nello schema del giallo “tradizionale” rendendo i suoi libri, ovviamente anticonformisti senza che questo osare ci dia fastidio, stoni o venga addirittura percepito.

E questo suo stile si riversa anche in questo che possiamo definire una sorta di zona X tra generi che poi tanto differenti non sono: la narrativa e ovviamente il mistery.

La narrativa si occupa di vita e la vita, rassegnamoci è il mistero per eccellenza. Un calmo mare agitato da onde poco prevedibili chiamate uomini, decisi a costruire la loro città magica, il loro mondo segreto, la loro R’yleh cosi grottesca eppure perfettamente logica.

E anche con de Giovanni abbiamo piazzato un grande antico.

Quindi l’equazione del cuore principalmente si occupa dell’uomo, ma di uno specifico uomo che per convenienza chiameremo borghese.

Ricco, florido eppure proprio a causa di tale prosperità incatenato in una rete di convenzioni e di compromessi sottili ma tenaci, come catene invisibili ma di quel metallo indistruttibile che si trova solo nei sogni.

Ma il benessere nasce anche da una sorta di tacita accettazione della gerarchia e dal bisogno di un leader capace di decidere al posto nostro.

Questo è lo scenario dove il dramma si svolge.

Perché quando incontriamo tale benessere, questo idilliaco posto questo sole radioso per ironia della sorte sappiamo che, prima o poi, dopo il tramonto arriverà lei, la luna, l’oscurità e quindi il tetro inchiostro che gronda sulle anime. E sapere il compagno perfetto per il vivere “borghese”?

La noia.

E dalla noia scaturiscono una serie di azioni e retroazioni non sempre dalla conseguenze positive.

Si osa.

Di cerca di distinguersi in ogni modo, di cerca quel sorso di vita che, il tedio cosi ben descritto da baudelaire ci strappa con ferocia.

L’equazione del cuore si incastra proprio in questo tedio che getta una strana luce su questa realtà conosciuta e vissuta fino a illuminare una comunità affatto capace di mostrare i propri legami, legami che uniscono e danno un senso all’agglomerato urbano di turno.

Solidarietà contadina spazzata via dalla chimera del dio pecunia.

Empatia uccisa dalla volontà di essere venerati.

La compassione che si può contare in denaro sonante.

Questi sono i tentacoli ( E di nuovo cado nella suggestione lovecraftiana) che emergono una volta messo piede in quella gelida realtà, resa ancora più acuta e pesante dalla comparsa improvvisa e disturbante del professore.

Proprio cosi, disturbante.

Per quella sua alterità di fronte alla costante recita che serpeggia e occhieggia maliziosa.

Alieno di fronte alle convenzioni sociali e al “si dovrebbe”.

Alieno persino alla modalità standardizzata con cui ci si deve approcciare al dolore.

Alieno in quel suo silente e logico approccio alla vita e alla ricerca della verità incisa in profondità in ogni evento.

Ed è questa sua alterità che non è in fondo cupa, ne gelida che fa risaltare un ambiente cosi perfetto e ce lo mostra in tutta la sua grottesca distorsione. Massimo è colui che restituisce coerenza a ogni variabile impazzita e decisa a scappare fuori dallo schema, fino ad arrivare alla definizione dell’equazione perfetta che posso solo sintetizzare prendendo a prestito il napoletano:

Stamm tutt quant sott o’ stess ciel

De Giovanni apre discorsi diversi ma riesce a intrecciarli in un arazzo dalle tinte diverse, bellezza, poesia, dolore, rabbia, delusione, ipocrisia e amore, lasciandoci in sospeso com’è giusto che sia.

Perché non è importante la fine.

E’ importante l’equazione del cuore.

E quale esse sia, lo dovrete scoprire leggendo questo incredibile libro.

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