“Canti della città” di Alberto Rudellat, Ater edizioni. A cura di Barbara Amarotti

Per quanto ci sembri di conoscerle, le città hanno segreti che custodiscono gelosamente, nascosti lontano dagli occhi, come gioielli nelle case immobili di vecchie signore.

Le città, già… ma anche i paesi, i borghi, tutti quei luoghi che non chiamiamo “casa”, dove ci piace tornare, magari alla fine di una lunga giornata di lavoro, sicuri di trovarvi calore e protezione lontani dalle brutture del mondo.

Ma anche no.

E se il nostro nido accogliente nascondesse una serpe?

No, non un serpente che magari, poverino, si è nascosto in uno stipetto della cucina, ma una serpe ben peggiore come, ad esempio, il seme della follia?

Se fossimo noi stessi la serpe in seno alla famiglia?

Oppure siamo le vittime?
E vittime di cosa poi?

Del vicino assassino, del fantasma che infesta le nostre notti, oppure di una pandemia o di un invasione di zombie, o di un doppio che ci costringe a girare sulla ruota come un criceto, per sempre, o…

Beh, alla fine non importa così tanto perché, qualunque sia la vostra nemesi, Rudellat ve la serve su un piatto d’argento, condita e infiocchettata, pronta a farvi tremare le ginocchia.

Raramente mi capita di chiudere il reader perché ciò che sto leggendo mi terrorizza eppure, mentre leggevo di una casa infestata ho dovuto farlo più volte.

Ora direte che sono fifona, no.

Riconosco semplicemente la maestria nel tessere trame semplici, eppur complesse, in grado di avvolgere chi legge nelle spire della storia e coinvolgerlo fino a renderlo parte del racconto.

Non è da tutti, decisamente no.

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