“Tremagi e il rasoio di Occam” di Paolo Pietrangeli. Todaro editore. A cura di Alessandra Micheli

Questo è un omaggio a Paolo Pietrangeli.

Voi non lo sapete e forse pochi lo ricordano, ma è stato il compagno della mia adolescenza.

Vicino a me, in quei giorni radiosi di ideali portati con orgoglio appuntati sul bavero della giacca.

Lui nelle canzoni che tutt’oggi canto, come a ricordare quei giorni perditi nella memoria ma presenti, oggi con i fatti, nella mia vita.

Quegli ideali adesso non sono più mostrati con spavalderia, sono rannicchiati e custoditi dentro di me, nel cuore e resi azione di ogni giorno.

Resi crescita e resi concreti.

Lui è la voce dell’esempio, della roboante coscienza che rischia, in questo fallace e frivolo mondo, di scomparire tra lustrini e ricchi cottillon.

Tutti partecipi di un mondo che oh odiato da adolescente e che oggi non comprendo.

Anzi che sento totalmente alieno e inverosimile, tanto da non udire più il bisogno di trasgredirlo.

Perché non c’è nulla da trasgredire se le regole, finalmente non sono affatto interiorizzate.

Ecco Pietrangeli è quella costante spinta a non dimenticare, a scegliere chi mi comanda e dare un altro tono alla libertà che non sarà mai nell’atroce volontà di fare ciò che si vuole ma nella bellezza dell’intreccio di mani a sostenere assieme equità e patto sociale.

Non ho fatto in tempo a recensirlo quando era in vita.

Magari mi sarebbe piaciuto che la sua voce indimenticabile leggesse queste mie parole.

Ma magari lassù, in quell’iperuranio dove le idee e i sogni sbocciano lo farà lo stesso.

Pietrangeli non è stato soltanto un cantautore.

Ne solo un regista o uno sceneggiatore.

Ma un talento nella scrittura capace di amalgamare in quella magia chiamata parola, tutta la sua esperienza umana.

Perché Pietrangeli è l’uomo nuovo e tutti i suoi personaggi risentono, me meno male, di questa guevariana definizione.

Tre Magi è un po’ il ricordo che è cristallizzato di una gioventù lontana eppure cosi vicina a me.

Si interroga, divaga, pensa, ecco pensa tantissimo.

Oggi che la banalità questo pensiero uccide, Tre Magi raccoglie ogni elemento lasciato abbandonato dalla nostra incuria e se ne fa carico, facendolo rivivere ripulito da ogni scorie.

Ed è per questo suo tentativo di ma tenere intatto l’orgoglio di essere che è capace di raccontare la sua storia che è storia nostra, racconto quotidiano di un mondo che forse ci prova a cambiare ma che si dibatte tra i soliti inquietanti problemi.

Potere e opportunità.

Noia e voglia di lasciare un segno, non sempre brillante su un esistenza fatta di fatica, rinunce e di rassegnazione.

Ma tutto questo con una sagace ironia, con una adorabile voglia id non prendersi sul serio.

Con una scanzonatezza che apparitene a un altra Dimensione di questo feroce tempo.

E’ divertente.

Garbato, raffinato eppure potente, il romanzo di Paolo.

E’ dolce la capacità di Giorgio Tremagi di entrare di soppiatto e chiedendo permesso nei sogni degli altri, nella loro interiorità.

E’ malinconico quel suo voler raccontare ogni evento cercando una verità mai amabile ne amata.

Eppure necessaria.

E’ dolce quel suo burbero rifugiarsi in se stesso per blandire le seduzioni d’amore eppure avere il bisogno di caderci dentro, di sguazzare in quel mare burrascoso senza aver paura della corrente.

E’ un noir ragazzi miei, ma si una meraviglia unica.

Forse perché lo ha scritto Pietrangeli.

Forse perché mi ricorda un tempo cosi vicino al mio cuore ma lontano nella coordinata temporale.

O forse perché la bellezza arriva sempre, dritta al cuore, lo coccola e lo abbraccia e lo rende puro.

Un po’ puro come Tremagi.

E cosi oggi queste mie parole siano un omaggio.

A te che non ringrazierò mai abbastanza per avermi aiutato a restare cosi ribelle, cosi scomoda ma COSI felice.

La notte in cui mi tolsi l’armatura,

scopri qualche ammaccatura, graffi superficiali, indolenziti muscoli dorsali.

Ma piccoli problemi,

capii di stare meglio senza freni,

senza tante paure e chiodi o serrature.

I movimenti, certo, un pò impacciati, dopo tanto legati, poi liberi e contenti di tornare normali.

La notte in cui mi tolsi l’armatura,

mi misi anche gli occhiali…

sul naso di chi sul naso non vede che qui

. E’ tutto l’opposto

di un mondo che è apposto,

E poi conoscenti, amici e parenti,

cognati ed affini,

lontani e vicini,

non fanno mai sforzi,

non vanno mai avanti,

e sono contenti,

contenti,

contenti!

Felici di stare dentro l’armatura,

la vogliono dura, più dura

, più dura.

Che no,

non ci passi

un pò di fantasia,

che fa solo male!

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