“Il buio negli occhi” di William Bavone, Delos Digital. A cura di Chiara Monina

Un romanzo breve, che, con una scrittura scorrevole e decisa, esplora i condizionamenti che ci portiamo dietro dalla famiglia di origine, da coloro che con amore dovrebbero prenderci per mano e guidarci verso l’età adulta e le nostre esperienze, lasciandoci la libertà di scegliere chi vogliamo diventare.
Siamo a Parma e si parte dal novembre del 1976 fino ad ottobre del 2018,un lasso di tempo in cui tre generazioni a confronto, nonno Franco ,mamma Sabrina ed il figlio Marco percorrono insieme le loro strade, uniti da legami deformati dai condizionamenti culturali che si portano dietro.
Franco, il padre di Sabrina usa sulla figlia l’arma della paura, psichica e fisica, la verga “levigata dal tempo e dai colpi” non è solo metaforica ed i lividi che lascia sulla pelle e sull’anima sono come detonatori che esploderanno nella personalità della figlia ma soprattutto in quella di Marco ,che subirà la stesso trattamento dalla madre.
Perché come scrive l’autore :”Marco nasce alla fine del libro”, il suo vissuto distorto lo condiziona a tal punto da farlo diventare quello che sarà; fa difficoltà anche lui a comprendere chi è e perché si sente così diverso dagli altri.
La fame e la mancanza d’amore possono generare abissi enormi nella nostra anima e nel
nostro cuore, come scrive l’autore : “Marco è ognuno di noi”.
La sua incapacità di giudizio nasce da una scatola vuota che gli ha donato la madre, piena di aria vuota ,una madre con “occhi duri e pesanti come granito”; una non genitorialità, un
amore mai sentito e mai voluto provare verso quel figlio, che viene visto come una gabbia
che impedisce alla vita di andare avanti.
Il padre di Marco, Paolo, è “quel ragazzo spavaldo che aveva l’affetto di rianimarla con il
suo sguardo” e “le sue attenzioni potevano colmare l’arida anfora che conteneva la
vita”.
Paolo è per Sabrina un rifugio, un porto sicuro, la promessa di una vita diversa fuori dalle
mura domestiche, perché è insicura, non ha gli strumenti per salvarsi da sola e cerca conforto nell’altro.
Ma l’altro è invece cosciente di ciò che vuole e non si fa scrupoli a lasciare lei ed il bambino
per un’altra vita ancora da scrivere, diversa ed altrove.
“Rivide gli occhi di Paolo, due gemme scure di cui si era innamorata.

La loro fermezza, la loro trasparenza si erano rivelate una grande menzogna sulla quale ogni speranza finiva con lo scivolare via”.
Paolo è il passato da dimenticare, Marco, invece, rappresenta il presente ed il futuro tutto in
salita che le farà rivivere continuamente il dolore dell’abbandono e che non riuscirà emotivamente a reggere con quel suo malridotto bagaglio emotivo.
“Passato e presente l’avevano flagellata e lei non aveva potuto far altro che incassare”.
Lo sguardo di Paolo così uguale a Marco è motivo di sofferenza per Sabrina, che riverserà
su Marco tutta la sua delusione per la vita e farà crescere il figlio dicendo continuamente :
“Negli occhi degli uomini c’è il riflesso della menzogna”.
Parole ripetute come un mantra, ad ogni occasione dove qualcosa non va bene, non torna, come ad esempio un gioco fuori posto.
E’ un continuo “voi” di colpevoli, tanto che Marco nonostante lo sconcerto ,chiederà scusa
per tutti i “voi” del pianeta.
Marco cresce come sua madre, incapace di riconoscere un sguardo d’amore, di compassione ,di affetto sincero.
C’è un continuo richiamo allo sguardo, agli occhi che ti scrutano dentro; per Marco
diventeranno una fissazione famelica, dove cercare di vedere e trovare quello che non è mai
riuscito a provare, il sentirsi amato ed accettato.
Solo che lo troverà a modo suo, con un bagaglio emotivo inesistente ed alterato.
Queste dinamiche e sentimenti distorti porteranno ad una vera e propria ossessione per
l’occhio umano ed all’esplosione di violenza e ferocia verso l’altro.
“Sentì lo sguardo vuoto di Marco cingerlo in un abbraccio cupo e freddo , un abisso nel quale solo un’ombra riusciva a muoversi con disinvoltura : quella di Marco”.
Uno spiraglio di salvezza non c’è, esiste solo appena accennato nella figura di Beatrice, la
sua fidanzata, che ha una famiglia che dà calore e questo a Marco piace, in quanto rappresenta tutto ciò che lui non ha mai avuto, il calore umano.
Ma non basterà ,ormai troppo in ritardo sui tempi a fermare la deriva di Marco, cresciuto
senza un’adeguata educazione sentimentale ed emozionale, dove si è sentito sempre una
preda davanti al predatore ed ora è divenuto lui il cacciatore.
“Cellule che si compattano tra loro per dar vita a una magnifica lente attraverso la quale poter scrutare l’animo umano”

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