“Ballata breve di un gatto di strada” di Gildo de Stefano, Nua edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Tutti noi abbiamo avuto o abbiamo, tutt’oggi degli eroi.

E questi come stelle preziose hanno accompagnato tutta la nostra vita, dall’adolescenza età foriera di ribellione e nuove idee (almeno per me è stato cosi) alla maturità quando ci si sente alla fine del viaggio e sono i tuoi miti a dirti quale bivio percorrere.

E spesso gli eroi o i miti, o gli esempi devono per forza essere totalmente illusori.

Non possono certo possedere difetti no?

Come potrebbero guidarci e donarci la frase giusta nel momento di sconforto, di dubbio e di confusione?

Quindi sono introvabili e il bello il brutto di un età matura è proprio il trovarsi di fronte il lato non bello dell’ideale.

Quello che mette davanti i punti rimasti oscuri, le idiosincrasie e le contraddizioni.

Ogni ideale viene messo in discussione, con dolore e un pizzico di rancore per non essersi conservato puro.

E all’improvviso ci si sveglia come direbbe Edoardo Bennato in un mondo interiore che credevi di conoscere è che, invece è tutto sbagliato.

E’ tremendo ragazzi miei.

Ci si sente orfani e fragili più fragili di un umana condizione banale e quotidiana.

Si, in fondo non siamo altro che foglie al vento.

Ma sono quei volti dagli occhi fieri, tristi e decisi a darti la spinta per non perdersi nel vento, come le parole, come quella volontà di cambiarlo il mondo. Arriva una mattina ed è tutto sbagliato.

Forse per quella nostra incapacità inquieta di accettare che, in fondo, tutto in questo piano del reale deve essere imperfetto proprio perché unico.

Se noi fossimo capaci di non temere la macchia sulla superficie accettarla e decidere di dedicare la nostra vita a provarci, magari a toglierla saremmo più felici.

E gli eroi sarebbero uomini semplici in grado soltanto di darci un messaggio. Non necessariamente totalmente puro, ma spunto per esercitare il nostro diritto e il nostro dovere a pensare la cambiamento.

Come se fosse una spirale, sempre più su fino a ambire non la perfezione ma la perfettibilità.

Malcom X è stato per me uno di quei miti da comprendere appieno per poter assorbire il buono del suo messaggio.

Che è ribellione e rabbia, che è impegno ma anche incapacità forse, di comprendere appieno la complessità del reale.

Perché Malcom è cosi importante?

E che senso hanno quelle macchie, che non possiamo ignorare, sulla superficie della sua azione?

Malcom è e resta una delle figure più controverse e al tempo stesso importanti di questa nostra volontà di scuoterlo lo status quo.

Fatto di frasi fatta, di detti ma davvero messi in discussione, di quella comodità nell’usare stereotipi e gerarchie che nulla hanno di vero nel narrare un reale sempre più complesso.

Ed è proprio questo che spaventa l’uomo e lo fa rifugiare nelle facilitazioni. Bianchi e neri, uomini e donne, ricchi e poveri.

Etero o omo.

Ogni categoria non riesce ad uscire da quella prigione chiamata concetto.

Ci prova, ma in realtà non fa altro che rendere la catena ancora più stretta.

E in quei deliri di ribellione non c’è altro che una farfalla incapace di uscire da quel retino in mano a un bambino scocco e viziato.

Ecco che avevo davvero bisogno di capirlo questo mie eroe.

Di accettare persino le sue ombre e comprendere come esse fossero frutto proprio del problema principale: il razzismo.

Malcom è stato inserito a forza, tramite il lavaggio del cervello, tramite la comunicazione violenta tesa a legittimare il noi e loro in una precisa tipologia.

Il nero che faceva comodo per definire la linea di confine tra loro e lgi altri, tra noi e l’altro.

Ecco perché la sua radicale ribellione.

Passare la vita a sentirsi appellare con non una descrizione ma un giudizio insindacabile e inalienabile, duro e senza scampo non è stato affatto facile. Malcolm era il rosso, era il male, era la nullità.

Era la categoria sottomessa che serviva al dominante a sentirsi migliore.

Che serviva persino al compassionevole per sentirsi buono.

Semplice, e terribile.

E la sua radicale, eccessiva ai nostri occhi di oggi, presa di posizione contro il bianco non è altro che la reazione conseguente proprio al peggiore dei nostri mali la divisone.

Malcom ha portato alla luce il vero dramma del razzismo, ossia la spersonalizzazione del soggetto trasformato in oggetto di consumo, in slogan, in capro espiatorio, in vittima di una catarsi sociale che doveva, di volta in volta,i individuare la categoria adatta a prendere su di se tutti i mali. La strega, l’eretico, l’ebreo, la donna, l’omosessuale, il nero.

Siamo tutti prodotti proprio di un determinato sistema di pensiero, di una cultura che in fondo di se stessa ha costantemente pura.

Che usa persino dio per giustificare e giustificarsi per ogni atto capace di lacerare la Maat cosmica.

E siamo tutti vittime persino i carnefici.

Vittime che accettano passivamente di recitare il ruolo giusto per il motivo sbagliato.

Non tutte le idee di Malcom sono oggi accettabili.

Ma la capacità di riconoscere nel termine bianco un preciso modus operandi della cultura dominante è mai come oggi attuale.

La volontà di far credere alla vittima di essere vittima, non fa altro che impedire ogni cambiamento.

E la forza di Malcom che emerge da questo straordinario testo è di averci provato a dare un’interpretazione diversa del mondo.

E adesso, grazie alla voce di Malcom X quella che emerge grazie a Gildo di Stefano, so il valore di ogni giorno in cui mi sveglierò e dirò tutto sbagliato.

Sarà in quel momento che il cambiamento, quello vero, non la chimera mi sorridere e la giustizia e la libertà mi tenderà una mano.

Grazie.

Nel palazzo dalle mille stanze

nel silenzio di pareti grigie

non si salva niente, nemmeno le apparenze

Nel disegno di quei corridoi

interrotti da ritratti di eroi

non si salva niente nemmeno le intenzioni

Non c’è amore, nelle cattedrali del partito

nei discorsi ufficiali, non c’è amore

nei finti battimani

….tutto sbagliato, baby, tutto sbagliato

tu l’hai pensato sempre,

ma non l’hai detto mai!…

Quelle radio dove il rock è assente

dove Bucarest fa finta di niente

radio che trasmettono e sembrano radio spente

Quelle statue messe li apposta

nella piazza, per guastare ogni festa

solo quando cadono danno un’emozione

Non c’è amore, nelle processioni del partito

nelle bande e nei cori, in quei canti

che non sono canzoni

….tutto sbagliato,

Quando la Cina

non è mai stato

così vicina

lotta di lunga

lunga durata, tutta sbagliata

compagni avanti

il gran partito

tutto passato, finito

una mattina, mi son svegliato

tutto sbagliato

Edoardo Bennato

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