L’italia non esiste” di Stefano Zanmpieri, Delos Digital. A cura di Chiara Monina

Questo racconto breve è un viaggio attraverso le bellezze artistiche dell’Italia,che il protagonista compie un pò con la moglie Brunetta e un pò con l’amico Antonio ma non sarà un percorso lineare e si scopriranno verità scomode.

L’Italia è un paese di terre dove “non c’è un solo tratto, un solo centimetro,una sola zolla che non porti su di sé il peso secolare del lavoro”. “Pietre vivificate dal lavoro umano,le stesse pietre che si vedono attraversando l’Italia”.

Si parte dalla Puglia,dove si soggiorna a casa di zia Annina, una casa antica,costruita con la pietra;ogni pietra o mattone sono densi di vita,potrebbero raccontare le storie che sono state vissute lì.

Si passa a Matera,poi Bari,Trani,città che hanno suscitato in me un ricordo nostalgico,avendole visitate e scoperte qualche mese fa.

Matera viene descritta come profonda e significativa,con quella sua particolare struttura architettonica,poi Bari con la sua cattedrale e Trani con la sua cattedrale di Santa Maria Assunta posta sul mare.

Poi si riparte da Venezia,con San Marco e la Basilica dei Frari,il Duomo di Mestre ,si passa per l’Umbria,la Toscana con Santa Maria Novella e il Ponte Vecchio,la Cattedrale e la Torre di Pisa e Siena;poi Bologna e gli Appennini con soste nei piccoli centri storici come Bevagna,Montefalco.

I piccoli borghi sono case e chiese raccolte e con poche persone dove “è bello cercare nelle espressioni della gente quell’ umanità e quella generosità di cui si decanta”.

Una citazione continua di monumenti,che mi fa ricordare quelli che ho già visitato del nostro bel paese e quelli che ancora mi mancano da visitare; amo scoprire le città ,la storia,chi ci ha preceduti e come tutto questo sia arrivato a noi, attraversando i millenni.

In questo peregrinare lungo la penisola,però, i protagonisti sono pervasi da un senso di angoscia,un senso di inquietudine costante.

Gli animali non si comportano più allo stesso modo : di notte zanzare e pappataci attraversano anche finestre e porte chiuse ,di giorno sciami di api fameliche arrivano mentre si mangia all’aperto; c’è un caldo anomalo oltre misura ,l’aria è ferma ed opprimente.

Oltre a questi insoliti fenomeni climatici,si scopre che le città sono tutte un cantiere,i più importanti monumenti sono coperti da teloni bianchi ed accerchiati da impalcature e mezzi di lavoro.

Sembrano impacchettati,scrive l’autore : “come scatole di caramelle” e sono circondati da tubi,scale,lamiere,tavole e carriole; i monumenti tutti incartati si somigliano tutti in modo impressionante.

Dal quotidiano si legge che c’è un progetto “Italia salva” ,il grande restauro che mira appunto al restauro delle più importanti opere d’arte del nostro paese ma qualcosa non convince il protagonista.

Per secoli tutto è stato lasciato immobile,a volte anche lasciato andare in rovina e poi all’improvviso c’è questa necessità di rimettere tutto in ordine e tutto viene bloccato dai vari cantieri.

Il progetto Salva Italia,gli insetti impazziti ed il clima impossibile ,sembrano far parte della stessa trama,che portano il protagonista a voler capire di più su questa vicenda.

Inizia a porsi domande e a farne ,partendo dal suo amico Antonio,ingegnere,per provare a decifrare cosa realmente si nasconda dietro a tutto questo.

“Il mio istinto è d’essere sempre scettico,indago anche dove non serve”. “Siamo fra coloro che vogliono sapere è il nostro difetto, e non c’è nulla da fare”.

L’impressione è quella che si voglia stendere un velo di silenzio su un fenomeno fuori controllo e così nasce la visione di spostare i monumenti in un “posto sicuro”dove nessuno possa vederli e di sostituirli con delle copie . Quindi il grande restauro non serve solo per ripulire e sistemare ma è fare molto di più; perché l’Italia all’improvviso non è più sicura e di chi dovremmo avere paura?

“Ma era l’unica spiegazione possibile né la più logica,né la più credibile ma talvolta la verità è oscura”.

I protagonisti tentano anche di avvicinarsi ai monumenti in lavorazione ma vengono addirittura attaccati,si sente uno sparo di arma da fuoco e coloro che sorvegliano i lavori sembrano più agenti che operai.

Tutte queste considerazioni e prove portano a credere che dietro ci sia un disegno più lungimirante per il futuro; se il mondo fosse in pericolo,in uno scenario apocalittico,salvare il monumento significherebbe salvare il nostro passaggio su questa terra anche senza di noi.

Lasciare un’impronta, “mettere al sicuro la nostra eredità umana”, forse,alla fine potrebbe sembrare davvero la conseguenza più logica.

Perché un monumento è la storia fatta pietra,che nei vari secoli può continuare ad evocare storie, emozioni, sentimenti e ricordi dell’umanità: “alle opere che segnano il tempo e lo rendono umano”.

Alla fine,in fondo “forse è vero che la sola cosa da fare è lasciare un segno”

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