Il blog consiglia “Leggende Diaboliche” di Carlo A. Valle, Veleno edizioni. Da non perdere!

Dal poeta Viriglio a Corrado, re di Gerusalemme.
Da Bertarido, re dei Longobardi, alla persecuzione cristiana di Nicomedia.

Pubblicato per la prima volta nel 1846, “Leggende diaboliche della storia italiana” è una raccolta di racconti e narrazioni popolari, cinque per la precisione, legati alla storia d’Italia e vede protagonisti personaggi e personalità più o meno famose. Tutte quante le storie, oltre alla presenza di creature diaboliche dalle fattezze mostruose e dalla ferocia bestiale, hanno come leitmotiv la vendetta.

ato il 24 agosto 1815 a San Salvatore Monferrato, figlio di Bartolomeo e Maria Caterina Cavalli, rimase in giovane età orfano di entrambi i genitori, e fu avviato alla carriera sacerdotale, entrando al seminario di Casale Monferrato; una volta terminati gli studi umanistici, abbandonò però il seminario, lavorò per breve tempo nelle scuole pubbliche di Fubine, e si trasferì quindi a Torino, come correttore di bozze presso la tipografia Pomba.

A-Valle inizia nel frattempo a comporre alcune opere poetiche (come Inno all’armonia e Federico Barbarossa) e a collaborare ava con diversi periodici, scrivendo articoli di arte, letteratura, ed erudizione.

 Fu amico di Giuseppe Bertoldi e Michele Lessona, e frequentò gli ambienti liberali torinesi, in cui era noto per le sue satire politiche.

Fu uno scrittore molto fecondo, compose un numero notevole di opere in diverse ambiti: drammi storici per il teatro, allegorie su argomenti di attualità, novelle, romanzi, saggi storici, opere di divulgazione, poemi eroicomici e drammatici; gran parte della sua produzione rimase inedita.

Dal 1848 al 1852 A-Valle fu il primo direttore della rivista satirica Il Fischietto, che contribuì a fondare; i suoi scritti erano illustrati dalle caricature disegnate da Francesco Redenti

Nel 1856 si trasferì ad Alessandria, dove fu, fino al 1879, direttore della biblioteca civica e, dal 1864 insegnò letteratura italiana all’Istituto tecnico. Il suo carattere scontroso e il suo esplicito anticlericalismo gli procurarono però antipatie e rancori, che causarono temporaneamente la sua sospensione dall’insegnamento e la revoca dell’incarico presso la biblioteca.

Tornò quindi a Torino, trasferendosi al Liceo classico Vincenzo Gioberti; morì quindi a Torino il 13 luglio 1873.

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