La rubrica Cinema e parole presenta “Quando le mani si sforano” la testimonianza di Amma Ansante sui “Bastardi della Renania. A cura di Giulia Previtali

C’è una certa riverenza per quanto riguarda i film, i libri, i racconti, della guerra e dei loro superstiti. 

Perché ci sono sempre brividi che scorrono sulla pelle e salda convinzione che queste cose non possano e non debbano mai accadere. O riaccadere. 

Sono stata solo una volta al museo della Shoah in Germania è ancora oggi quando lo racconto, mi ricordo il freddo che fin dal primo passo, da quelle scritte con i nomi dei campi di concentramento, aveva cominciato ad attanagliarmi le viscere. 

È una colpa che non si può nascondere, ma è un segreto pubblico di cui è meglio non parlare troppo. 

Perché ricordare fa troppo male. 

Ma parlarne, attraverso libri e film è qualcosa di necessario e imperativo. 

Si tratta di non ripetere gli ~errori~ orrori del passato. 

“Quando le mani si sfiorano” (Where hands touch) è un film del 2018, mandato in onda in chiaro per la giornata mondiale della memoria, il 27 gennaio. 

Nel 1944, una quindicenne figlia di madre bianca tedesca e padre africano incontra un membro della Hitlerjugend. I due si innamorano, e la giovane resta incinta: gli orrori intorno alla coppia, però, aumentano di giorno in giorno.

Spesso si parla solo di ebrei, ma Hitler e il Nazismo non avevano risparmiato nessuno. 

_La razza ariana doveva essere preservata. A qualunque costo_.

È così che conosciamo Leyna, ragazza tedesca, figlia di una bianca – lo sottolineo volutamente – e un africano.

Il colore della sua pelle non è quello che una ragazza tedesca ariana dovrebbe avere e questo diventa un problema. 

Da un lato la madre cerca di proteggerla, di insegnare a lei e a suo figlio – educato come la Germania di Hitler voleva – che loro sono tedeschi, che Leyna è tedesca e che non è la fede o il colore della pelle a renderci diversi. 

Ma purtroppo la storia di Hitler racconta tutt’altro. 

Così, mentre Lutz – un SS – si innamora di Leyna, ricambiato, la Germania muta, cambia, rinnegando anche tutti quei tedeschi – ariani e non – che hanno la sola colpa di amare la Germania, o di non essere “abbastanza ariani”, oppure… beh, di proteggere quei valori di fratellanza e uguaglianza. 

Basterà una sola notte d’amore per mettere i due in contrasto con quello che sta accadendo nella Renania, la regione in cui è ambientato: Lutz verrà mandato al fronte, desideroso di combattere, ma anche – nonostante la sua educazione Hitlerjugend continui a sentirsi nel corso di quasi tutto il film – leale verso la vera Germania, verso tutti i tedeschi, verso Leyna e i loro sentimenti, ma soprattutto, leale verso il nemico. 

Lutz vuole combattere contro i soldati, non contro le persone comuni. 

Ma non è questa la seconda guerra mondiale. O almeno, non è solo questo. 

Così, mente _le mani si sfiorano_, cercando vicinanza, fraternità, amore, pietà, lealtà. 

Un film non per tutti, ma doveroso, che racconta quella realtà birazziale, e di quei, cito testualmente, “Bastardi della Renania”, un termine non proprio appropriato ma è quello con cui è stata chiamata questa storia, questa parte di storia. 

Perché non accada più che ci sia diversità o disuguaglianze che portino a qualcosa di così raccapricciante e disumano. 

– Giulia Previtali 

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