“Serial killer. Da jack lo squartatore ai mostri di Rostov e Foligno,una lunga scia di sangue” di Ruben De luca, Newton Compton. A cura di Alessandra Micheli

Oramai miei lettori mi conoscete a volte meglio di quanto mi conosca io.

E questo vale non solo per le passioni, per i miei ideali, per i valori che tento, indegnamente di portare nel blog.

Ma anche nei lati più segreti, come i sogni e persino gli incubi.

E secondo me, l’ho sempre sostenuto sono proprio i lati bui, le scorie presenti in ognuno di noi e che sono le vere guide di ogni azione a narrare al meglio la nostra intricata anima.

Come un cespuglio di profumate rose che non accoglie soltanto la bellezza dei petali ma anche il pericolo di spine acuminate.

E cosi so, e lo so nel profondo come ogni bellezza nasconda il suo male e come dietro la colonna del rigore si nasconda la meraviglia della compassione.

E’ questo alternarsi di opposti, questo colloquio costante tra differenze che porta avanti la vita e la creazione.

Ma, esiste un ma.

Se siamo oramai abituati, avvezzi a descrivere ogni meraviglioso sentimento come la passione, l’amore, la dolcezza, lo slancio ideale siamo refrattari a osservare e avere il coraggio di sostenere lo sguardo sull’altra parte della luna. L’oscurità ci spaventa.

Proprio perché ineffabile e misteriosa, perché nascosta, perché difficile da gestire.

E più tendiamo a non raccontarla, a non provare a renderla ineleggibile, più diventa pericolosa, immensa e impossibile da contenere persino nel recipiente del concetto.

E a ogni goccia che cade grottesca, prendendo la forma appunto del contenitore anima, differente per ognuno che rischia di strabordare e bagnare o sporcare in modo a volte irrimediabile ogni superficie che incontra.

Ecco perché tendo a leggere di orrori e dei mille volti del male.

Perché ne ho paura.

Ho paura della sua mutevole forma, di quella sua opalescente seduzione, di quel suo silente strisciare e quelle zanne che possono affondare nel mio cuore e in quello di chi mi circonda.

Il male non ha etichette, non può essere analizzato da nessuna scienza se non si mostra.

Non è forse possibile prevenirlo proprio perché agisce nell’invisibilità.

Non è certo un mostro cornuto, non ha nessun segno di rilievo nel volto, o nel cranio.

Agisce indisturbato per la sua capacità di mimetizzarsi.

E si nutre di noi, con un ghigno soddisfatto.

Il serial killer è la sua massima espressione.

Qualcuno che ha varcato la soglia, che ha guardato nell’abisso e da esso si è fatto rapire.

Senza più remore, senza più limiti, senza più umanità.

Totalmente dissociato dal reale, totalmente incapace di sentirsi uomo.

Forse preda della mistificazione per eccellenza quella di essere convinto di poter ambire a reclamare un posto nell’Enneade degli Dei.

Ecco cosa mi spaventa.

Ecco perché leggo di serial killer.

Perché spero di poter avere almeno uno strumento per acuire i sensi e quella capacità di autoconservazione che ha permesso alla nostra specie di sopravvivere all’ignoto.

E questo signori miei è il manuale per eccellenza.

Forse non ci svelerà il rifugio del male.

Ma toglie tanti dubbi, toglie tanti veli causati da un sentito dire, da frasi fatte o da pregiudizi.

Il serial killer è cosi meno indefinito, meno spettacolare, meno adornato di quell’aura di superiorità che lo rende spaventoso e invincibile.

E so che se noi abbiamo una percezione distorta, siamo privi di difese.

E scusatemi ma io indifesa davanti alla banalità del male, proprio non ci voglio stare.

Quindi Serial Killer di De Luca è uno dei miglior manuali letti finora.

Non mi rassicura certo, perché il male ce lo mostra.

Ma al tempo stesso mi rende la mente più chiara, più limpida e più pronta a osservare l’unico dato che ci salva.

Quello che stona con l’ambiente.

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