“Senza me” di Selene Pascasi, Eretica edizioni. A cura di Patrizia Baglioni

Quando leggo poesia cerco una catarsi, mi piace lasciarmi andare, farmi trascinare dalle sensazioni che i versi mi suscitano.

SENZA ME silloge di quaranta componimenti, mi rende il compito semplice, alle prime liriche il mio animo si isola, si distacca dalla pesantezza del mondo ed entra in empatia con i sentimenti della poetessa.

Colgo emozioni contrastanti che passano dalla malinconia più cupa, alla ricerca dell’amore, ognuna di essa però si riconosce per la forza espressiva e la chiarezza della sua voce.

Le poesie a verso libero usano un linguaggio semplice eppur criptico, introspettivo, le parole dicono e non dicono, evocano immagini, dinamiche e momenti di assoluto.

ATTIMO ETERNO

Scivola sul collo

una lacrima di tempo

mentre il rancore piove

tra le gambe del mondo.

Un attimo eterno

e sei dentro una parola

a sfiorare il rumore

del miele d’autunno.

Note appese alla vita

monca e ruvida di suoni

incastro gli istanti

con dita perse nel buio.

Infiorescenza straniera

parvenza vana d’impulso

misura il per sempre

algebra traccia di noi.

La trascendenza è cifra stabile dei componimenti, l’anima evade attraverso “boccioli di sogno”, o viaggia tra i ricordi, indaga in un “destino inatteso” e resta a metà.

La definizione non è di questa raccolta, l’insoluto non è però un mondo a metà ma un percorso di crescita, di formazione e comprensione di sé.

IRRISOLTA

Sono una frase irrisolta

risveglio inverso

prospettiva muta

errore sbiadito dal tempo.

Sono l’estate dei rancori

appesi al filo della vita

e delle luci vedove d’amore.

Sono un passo trascinato

un ricordo strappato

architettura bianca

canzone dissolta nel vento.

Sono l’inverno delle aurore

legate al collo del buio

e dei silenzi orfani di voce.

Sono storia mai scritta.

Sono pagina mai letta.

Sono ciò che non esiste.

Mi colpisce la ferita della poetessa, il nulla nel quale si confonde, e l’abbandono al quale si concede, lei resta presente tra gli altri eppure intoccabile, irraggiungibile.

Lo sguardo della Pascali tutto coglie, eppure sfugge e si rifugia nel luogo a lei più caro e sicuro: la poesia.

La sensibilità non resta indifferente al male che inficia il mondo e l’autrice se lo sente sulla pelle, come quello subito dalle vittime di femminicidio, il corpo si piega al dolore delle torture subite, l’odio risuona e l’anima si fa vento, che sussurra dolore e speranza allo stesso tempo.

E mentre si “ricamano aquiloni” e si esplorano cieli infiniti, si ritrova la meraviglia nascosta nel mondo, il suo “splendore” che quieta e stupisce allo stesso tempo.

Se lo scopo è comprendere forse lo scopo è “utopia”, eppure… eppure io sorrido.

Termino di leggere commossa e sento un’umanità viva che non si arrende alla superficialità a cui sembriamo quotidianamente condannati, i versi dimostrano che vivere in profondità si può, che il discernimento ha ancora casa in questo mondo.

E se l’amore si traveste d’illusione, la purezza del sentimento resta, così come la volontà di amare.

ERI LÌ

Ho mormorato parvenze di sole

confidando il mattino alle viole

ingoiando il sapore dell’oblio.

Volevo amare.

Amarti.

Poi ho chiuso gli occhi

e ho visto frammenti di brina

cadere dalle tue palpebre.

Volevo dimenticare.

Dimenticarti.

Ma ti ho sentito.

Eri lì.

Di schiena al tempo

legato ai lembi del cuore.

Rincasavo.

Ho amato questa racconta di poesia, che unisce la modernità del linguaggio e della struttura metrica ai temi cari alla poesia classica. ERETICA EDIZIONI come sempre ci nutre e ci ristora con i suoi Quaderni di Poesia e io non posso che ringraziare.

A voi tutti, buona lettura.

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