“Victoria Black. Il diamante della notte” di Harriet Muncaster, DeA. A cura di Alessandra Micheli

Come direbbe Edoardo Bennato i sogni hanno sempre camminato accanto a me. Sono cosi vividi da poterli toccare.

E prendono ogni grammo della mia anima, nonostante io oramai abbia toccato una veneranda età.

Nonostante io sia parte, volente o nolente di questo oggi cosi grigio e tragico. Tra una pandemia e una possibile guerra, tra gente distratta che dimentica gli eroi dell’infanzia e si rivolge all’effimero di un sociale o di un influencer sempre bello, sempre ricco sempre uguale a se stesso.

Sempre immobile in questo istante da congelare, in attesa del prossimo dramma. Io cammino in questo tempo sospeso eppure la mia anima viaggia a velocità assurda, viaggia verso orizzonti colorati, orizzonti grandi troppo per poterne parlare.

Ecco i sogni sono per me linfa vitale e credo, non smetterò mai di sognare, neanche quando una gentile e bianca signora deciderà di accompagnarmi laggiù in quell’orizzonte appena accennato.

E per questo mio essere un eterna Peter Pan, per creare ogni volta realtà diverse ho bisogno di libri che siano anime gemelle.

Che non sempre mi raccontino una realtà che ormai conosco, che vadano oltre il velo del consueto.

Che siano luminosi e oscuri come la luna, diamanti capaci di attirare le luci delle diverse costellazioni ma che in se contengano sfumature di oscurità.

Un libro come quello che ho oggi tra le mani, cosi prezioso e cosi semplice. Victoria Black non è solo per ragazzi, per bambine un po’ ribelli, per chi desidera si una favola, ma che abbia in se quella nota di dissenso che le anime, quelle che sognano non possono far finta di non sentire.

E le due gemelle sono quello che ci occorre per chiudere gli occhi e lasciare che altri sensi ci guidino attraverso la vita cosi come ci viene mostrata.

Ma che nasconde timida l’altro lato di se, quello che spera, che innova, che critica e che si getta a capofitto persino negli errori.

Un po’ come Victoria che non molla certo la sua illusione.

A costo di versare lacrime e di cadere.

Perché l’altra parte di lei, la sua gemella sarà sempre in grado di salvarla.

Cosi come la parte di noi quella di luce salva quell’oscurità che si perde in se stessa. E cosi una magica storia, ambientata nella dimensione incantata di Selva Spirilla in fondo dice molto a noi, noi grandi, noi convinti delle cose che ci appaiono, convinti di noi stessi e dei nostri valori.

Convinti, che la spiegazione che ci hanno dato è sempre quella saggia, giusta, dritta e non si può certo andare verso le regioni un po’ sghembe dell’ignoto. Victoria e Celestine subiscono, un po’ come subiamo noi le decisioni dell’alto, della società intenta a mantenere a ogni costo la propria armonia.

E Celestine addirittura si adatta rinunciando alal sua natura, alla sua eredità. Si inventa un altro domani.

Cerca di ricostruire un mondo a misura della sua anima.

Victoria invece no, non riesce proprio a far finta di nulla.

Non riesce a acquietare quella voce che grida forte la sua identità.

Eppure…

E’ grazie a questo loro diverso modo di affrontare la vita che impareranno a conoscersi.

Victoria forse troverà una diversa sovranità in un antica melodia chiamata libertà.

E celestine invece danzerà al suono magico della responsabilità.

Entrambe adempiranno al loro destino, un destino che sarà si incalzato dagli eventi ma, che in fondo, avranno scelto loro.

Con coraggio e un pizzico di pazzia.

Ma sono sicura che nulla è davvero concluso e che questo sarà solo l’inizio di un percorso che farà diventare le due spirille le mie migliori amiche.

Un libro divertente, pieno di polvere magica, quella che un giorno permise a Wendy di volare via, incontro all’isola che non c’è.

Da leggere a ogni età.

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