“Eco dall’inferno” di Manuela Fanti, Words edizioni. A cura di Alessandra Micheli

Parlare di nazismo non è affatto facile.

Non per me.

E quindi recensire i libri mi pone in una condizione difficile ossia quella di calibrare la rabbia e il disgusto per tutto quello che è e resta una macchia su tutti noi, su questo genere umano che pare non imparare mai dagli errori.

Si perché come ben ha scritto la nostra autrice passato e presente si intersecano e nel presente si odono come spiragli effetti dell’orrore di un tempo mai troppo remoto, mai del tutto metabolizzato.

Non si può certo metabolizzare un razzismo portato a queste conseguenze estreme, figlio come direbbe Delacampagne di un modo errato di considerare il cosmo e l’uomo che si muove e vive in esso.

Se dividiamo l’indivisibile, sia nella comunicazione che nella politica saremo sempre noi contro gli altri, noi che dobbiamo riunirci in una categoria piena di sbarre onde evitare che qualche millantato male possa toccare la nostra purezza.

Come se essa fosse l’unica certezza a cui aggrapparci.

E purezza va anche definita.

E non si può certo farlo immettendo nel concetto la complessità che ogni termine riferito alla vita deve contenere.

Nulla è puro e nulla è impuro poiché entrambi convivono assieme, vicini e abbracciati nel grembo di un sacro, che è sacro proprio perché è quell’energia che amalgama, annulla, contiene in se ogni opposto.

Il nazismo cosi come ogni razzismo cerca proprio di scardinare la complessità del real.

Ci divide in razze e le razze le divide in inferiori e superiori.

Ecco perché il precetto dei folli era quello primario di difendere la razza ariana, favorirne la crescita e assicurare che essa non si mischiasse con quel male incarnato in un soggetto ben definito.

Complice di questa distorsione nella comunicazione e quindi nella percezione fu la scienza.

Oh la scienza al servizio dall’ideologia quanti e quali danni ha causato!

E cosi la genetica, la strada lastricata di mistero per giungere a dio banalizzata nei crudeli, insensati assurdi ma non nel senso positivo esperimenti di Freiherr Otmar von Verschuer e il suo assistente Josef Mengele.

Nomi passati alla storia come echi dell’inferno.

Nomi che si nutrono di vita, di anime e di sangue e che forse si alleano con l’oscurità presente in quella meravigliosa quanto terribile macchina chiamata uomo.

E cosi in quell’orrore che da tutta Europa arrivarono nei campi di Auschwitz e Birkenau furono proprio i bambini a essere sacrificati alla macchina della brutalità.

Quella senza uno scopo, senza senso, senza dio.

E non bambini qualsiasi, ma gemelli. I misteri della genetica che Mengele in particolare voleva svelare non con rispetto ma con violenza.

Loro che sembravano custodire un segreto, loro il sacro graal di una dottrina blasfema e davvero satanica.

Eco dell’inferno parte proprio da questa oscena storia.

E lo fa con maestria ma con quel rigore necessario quando si sceglie di parlare del nazismo.

E non può non sposarsi tale storia dimenticata, ma sempre presente con l’orrore, più agghiacciante, capace di strisciare sull’anima lasciando dietro di se una bava corrosiva.

Intreccia eventi, condanna i carnefici, e narra le vittime.

Confonde il lettore e lo inchioda, lo costringe a vedere ogni singola scena, ogni singolo dettaglio.

Perché certi orrori sono purtroppo reali.

Perchè la realtà supera gli incubi.

Perché è giusto raccontarla questa storia.

Perché non si può far finta di nulla ne dimenticare.

Un libro potente, bellissimo e al tempo stesso capace di donarci un avvertimento: le ferite lasciate marcire sulla pelle indifesa fanno prosperare i vermi.

E ogni verme danneggia, e non può non danneggiare il raccolto.

Chiedo scusa a Manuela Fanti e alla words per le mie parole affilate come lame.

Per quella rabbia a stento trattenuta.

Che supera la gioia del viaggio letterario.

Ma grazie al tempo stresso per quest’emozione che non mi ha reso, stavolta, cosi obiettiva e cosi distante.

E queste parole le dedico ai gemelli vittime del dottor morte.

Perché ameno nelle lacrime e nei brividi sulla pelle miei e di tanti lettori, le loro anime possano trovare pace.

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