“Molise insolito e segreto” di Lucio Sandon, Edizioni Jongelz

Odio con tutta me stessa le frasi fatte.

Gli stereotipi poi non li digerisco.

E non basta certo acqua e bicarbonato per provarci.

Proprio non ci riesco.

E dal limite del concetto entro cui rinchiudiamo tutte le realtà che derivano tutte le anomalie presenti nella nostra civiltà.

E’ dall’abitudine a definire in modo rigido tutto il cosmo, l’ambiente e l’altro che si sprofonda nell’errore.

E l’errore sapete cosa danneggia?

quella regnatela meravigliosa di legami e interazioni chiamato universo.

Eh si.

Lo abbiamo sperimentato su di noi proprio due anni fa.

Siamo tutti interconnessi.

Il noi e loro si annullano.

E restano solo le macerie con cui disperatamente tentiamo di costruire nuovi torri di babeli.

E invece le torri non ci sono più.

Le abbiamo distrutte senza poter sostituite con esse altre proiezioni mentali, magari più sane.

I libri devono proprio fare questo.

Abbattere, badate bene abbattere e non distruggere, tutto questo marasma di definizioni e provare a usare quei pezzi sparsi davanti a noi che ci rendono fragili e costruire il nuovo.

Ecco questo per me è il ruolo sacro del libro.

Perché sto dicendo questo?

Perché la definizione non ci aiuta affatto a orientarci sulla mappa.

Ma limita e imprigiono vediamo proprio di fronte a una delle frasi più banali, frase che conosciamo tutti, fonte di battute e finta ilarità.

Che però dimostra quanto il concetto sbagliato confonde le menti e distorce la realtà Il Molise non esiste.

L’ho sentito tante, troppe volte.

Una regione italiana che sembra quasi appartenere al regno della fiaba.

Esiste, è geograficamente raggiungibile.

Ma nascosta da una miriade di nebbia creata proprio dal sentito dire.

Cosa ci sarà mai in questa regione di allettante?

Ecco un esempio di ciò che detesto.

Questo sentito dire uccide la curiosità e ci fa abbracciare un abitudine che sega le gambe alla creatività

Lucio Sandon con questo manuale, con questa favolosa guida ci mostra che il Molise ha bisogno di parlare.

Di far udire la sua voce.

Di condividere con noi i suoi segreti e i suoi misteri.

Una cultura che in fondo ci appartiene perché frutto di quel sacro che oggi sembra nascere dal bisogno profondo di ritrovare le proprie radici.

E scoprire la parte più profonda.

Riti arcaici eppure capaci di risvegliare memorie sopite.

Strane scritte.

Meraviglie della natura e del genio umano.

In Molise c’è tutto un mondo da scoprire.

E io spero, lo spero nel profondo che la guida cvi faccia comprendere che questa regione esiste.

Eccome se esiste.

E ha un disperato bisogno di far udire la sua tonante voce.

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