Il blog consiglia “Strigarium. I delitti del noce” di Luigi Boccia e Nicola Lombardi, Mondadori. Da non perdere!

A Sua Santità Rev.ma

Innocenzo Decimo Primo

È con somma umiltà che io sottoscritto fratel Damiano Corsi mi rivolgo a Voi con l’intento di informarVi circa i gravi accadimenti che hanno qui a susseguirsi.

Da tempo, difatti, di pari passo alla fede in Nostro Signore Gesù Cristo propugnata dalla Santa Madre Chiesa Romana, sono io testimone silente dell’esistenza in questa nostra regione di un culto pagano che getta vergogna, e orrore, sulla terra dei figli di Dio. Trattasi nella fattispecie di una spregevole congregazione di uomini, ed in ispecial modo donne, dediti da anni all’adorazione di presunte forze elementali rappresentate da un turpe albero di noce cui vengono tributati sacrifici e offerte di natura indubitabilmente diabolica.

Alla Vostra Persona, Santo Padre, io mi appello affinché vogliate considerare l’opportunità di interrompere questo stato di cose, oprando in maniera tale da riportare sul giusto cammino quanti qui si vanno perdendo. Mi duole assai constatare che pure da parte di uomini di Chiesa all’apparenza irreprensibili, qui a Benevento come in seno, ahimè, alla Sua Santa Sede, vi è tendenza certa a coprire, assecondare e abbracciare le blandizie del maligno. Non oso far nomi, ma offro la piena disponibilità a testimoniare in tal senso, in altra più opportuna circostanza, assumendomene ogni responsabilità. Non posso ciononostante esimermi dall’indicare nell’attuale padre priore del nostro monastero, il fratello Astolfo Bonaiuti, una fra le più sventurate vittime della malia che quivi imperversa.

La mia coscienza grida al cospetto di tali e tante ingiustizie cui i miei occhi hanno fino ad oggi assistito, e nella Vostra lungimiranza io confido che vorrete comprendere la lotta ch’io sto combattendo per aprirVi il mio cuore e promuovere un’azione che potrebbe condurre a perniciosi ma auspicabili risultati.

Nell’imminenza della ricorrenza di San Giovanni, la notte del 24 di giugno prossimo venturo, tali abietti congregati seguiranno consuetudine di radunarsi attorno all’albero infernale ch’essi adorano, e quivi daran corso alle loro lascive cerimonie anticipate dalla profanazione dei corpi di infanti sepolti. Di fronte a questi abominii io imploro Voi e Iddio affinché questa nostra amata terra venga liberata una volta per tutte dall’ombra insopportabile dell’infame nemico e dei suoi proseliti. E chiedo nel contempo alla Divina Grazia di volermi condannare in base al Suo sommo giudizio per tutti gli anni in cui, pur sapendo, io ho taciuto.

Mi rimetto, Santo Padre, alle Vostre volontà e alla Divina Provvidenza, e pur consapevole d’aver reso con questa missiva tristo servigio a uomini cui dovrei sottomissione ed obbedienza sento in cuor mio d’aver fatto la scelta giusta, nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Vostro nella fede,

fratel Damiano Corsi

SINOSSI

Anno Domini 1678. Luoghi impervi e selvaggi circondano la città di Benevento. Dominio dei lupi e dei briganti, e di un culto pagano in adorazione di un turpe albero di noce cui vengono tributati sacrifici di natura diabolica. Qui la superstizione è profonda come il buio, e chi possiede studio e disciplina non crede nelle fole e nelle storie popolari, che proliferano dove alligna la malattia mortale dell’ignoranza. Ma è meglio non attardarsi in questi boschi quando cala la notte. Ne è consapevole Flaviano Altobrandini, inviato dal pontefice con il suo assistente Jacopo da Cornedo a indagare su un massacro di frati e sugli innumerevoli casi di bambini rapiti. Come primo passo si dovrà procedere all’interrogatorio di una giovane pagana che, rinchiusa nelle carceri, nemmeno le torture dell’Inquisizione hanno indotto a parlare. Tuttavia sul cammino investigativo di messer Flaviano si frapporranno il suicidio di un religioso avvenuto in circostanze sospette e il rinvenimento di un oscuro manoscritto. Elementi forse collegati in un unico disegno, dimostrazione plastica del fatto che, quanto più l’uomo vuole elevarsi verso la luce, tanto più tende verso l’abisso.

Luigi Boccia – scrittore, sceneggiatore e regista, ha lavorato con diverse case di produzione cinematografiche, tra cui la Eagle Picture. Suoi racconti sono apparsi in molte antologie, e tra i suoi romanzi ricordiamo: “La Janara”, “Leonardo da Vinci e la finestra sul tempo” e “La notte chiama”, scritto insieme a Nicola Lombardi. Ha curato antologie e volumi per vari editori, ed è autore di saggi e fumetti. Con Mondadori ha pubblicato il racconto “Le scarpe rosse”, vincitore del premio GialloLuna NeroNotte 2020. Insieme a Nicola Lombardi è curatore della collana I narratori del giallo per Weir Book. Nel 2019 ha diretto il docufilm “Il ballo delle spiritate” per Amazon Prime, e nel 2020 il thriller “Scarlett”.

Nicola Lombardi – ferrarese, classe 1965. Negli anni Novanta si è legato al movimento letterario romano Neo Noir. Ha scritto i romanzi tratti dai film di Dario Argento “Profondo Rosso” e “Suspiria” per la Newton & Compton. Oltre ad alcune raccolte di racconti (“Ombre”, “I racconti della piccola bottega degli orrori”, “La fiera della paura”, “Striges”, “Iperborea-Oscuri canti” e “Anime urlanti), tra i suoi romanzi ricordiamo: “I ragni zingari”, “Madre nera”, “La cisterna” e “La notte chiama”, scritto con Luigi Boccia. Sempre assieme a Luigi Boccia, nel 2021, cura l’antologia di racconti gialli “L’ora del delitto”. Con Delos Digital ha inoltre pubblicato il racconto “Sherlock Holmes e la compagnia di Moxon”.

“Strigarium. I delitti del noce”, romanzo scritto a quattro mani dai due autori, è stato finalista al Premio Tedeschi 2020.

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