La rubrica Cinema e parole presenta “Squid Game”. A cura di Aurora Stella

Squid Game

Amata, odiata, censurata, banalizzata, copiata.

Di questa serie tv possiamo dire tutto , il suo contrario e faremmo sempre centro. Non che sia una grande novità. Di gente che si scanna per due soldi è pieno il mondo, figuriamoci tv e cinema.

Per non parlare della letteratura: da Battle Royale a Hunger games per rimanere nell’ambito giovanile (meglio il primo, di gran lunga).

O, per citare l’onnipresente Stephen King, possiamo rifarci a Running man.

All’epoca, il caro King, scriveva sotto pseudonimo e questo libro in Italia è stato pubblicato nientepopodimeno che nella collezione Urania.

Il film l’implacabile punta proprio su questo: giochi violenti per intrattenere.

Insomma, che lo vogliate o no, i ludi gladiatores sono parte integrante dell’umanità anche se l’impero Romano è caduto da un bel pezzo.

Lo stesso discorso vale anche per miti intramontabili come quello del Minotauro.

In poche parole non ci inventiamo mai nulla.

Abbiamo detto e scritto e parlato già da ere e diciamo sempre le stesse cose, esprimiamo sempre gli stessi concetti, ma la reiterazione non ci annoia.

Sapete perché?

Perché apparteniamo a una razza chiamata umana e più o meno ci atteniamo tutti alle stesse regole: nasciamo, ci nutriamo, ci riproduciamo e crepiamo.

Un destino che accomuna tutte le specie considerate viventi (ma se pensiamo al Sole o alla galassia anche se non so no propriamente viventi fanno le stesse identiche cose).

In cosa ci distinguiamo?

Nei dettagli.

Un vecchio proverbio recita che il demonio lavora sui dettagli.

Do ragione al vecchio proverbio.

La razza umana non brilla per particolare arguzia, ma per i particolari con cui si differenzia dalle altre specie.

Lo so, adesso orde di scienziati partiranno a frotte per ricordarmi che io sto scrivendo su un computer, che viaggiamo nello spazio, che siamo in grado di creare concetti e così via. Potrei rispondere che i batteri e i virus sono migliori di noi.

Viaggiano da ere nello spazio, ci sono poi altre specie capaci di creare capolavori di ingegneria pur non possedendo un pollice opponibile e nemmeno un rognoso calcolatore che gli permetta di eseguire calcoli complessi.

Pensate alla struttura dell’alveare, ad esempio, o di un termitaio, o di un girasole.

Noi ci scervelliamo per due calcoli e loro usano tranquillamente equazioni non lineari e frattali con la stessa disinvoltura con cui ci soffiamo il naso.

Ma , ripeto, è nei dettagli che ci distinguiamo.

Quando andate a vedere una casa cosa vi colpisce a parità di metratura e posizione?

I dettagli, le rifiniture.

Ed ecco qui.

In tutte queste storie che narrano di eventi che conosciamo da quando abbiamo messo piede su questo sfortunato pianeta, noi cerchiamo il dettaglio che ce le renda sempre nuove.

Qual è il dettaglio in squid game?

Perché una serie che nemmeno è stata sottotitolata in italiano, con uno splatter degno di Tarantino, ha colpito milioni di persone in tutto il mondo?

Vi rivelerò uno di questi dettagli: non ci sono persone costrette al’interno di Squid game che partecipano ai giochi mortali. Hanno avuto l’opportunità di andarsene, ma sono tornati.

E questo già costituisce una differenza enorme con le storie che ho citato prima.

Qui non c’è gente che viene offerta in sacrificio all’interno di una distopia, ci sono persone che incontriamo tutti i giorni.

Persone normali. Difettose, ma normali.

Partiamo dall’inizio.

Il protagonista è uno sfigato, indebitato per i morivi più svariati, la sua vita fa schifo in tutti i sensi e partecipa a un gioco per denaro.

Ebbene?

Nessuno sa che, quando da quel gioco si vieni eliminati, muori.

Ebbene?

Lo scoprono, ovviamente nel peggiore dei modi, si appellano a una delle regole e la maggioranza opta per andarsene.

Alla fine, se il regolamento lo prevede, perché rimanere a farsi ammazzare?

Più della metà dei concorrenti sono stati trucidati in “uno, due, tre , stella”, ma chi glielo fa fare?

Ma chi vorrebbe morire pe un gioco, scemo , oltretutto?

Nessuno ovviamente.

E, mentre la faccenda sta per essere messa ai voti, ecco che i malefici coreani calano un salvadanaio trasparente con all’interno soldi a sfascio.

Ebbene?

Padroni di non crederci, la gente si fa due calcoli.

Ma si, in fin dei conti si muore, ma che volete che sia in confronto all’immane somma di denaro che sta là?

Insomma litigano si insultano e per un punto Martin perse la cappa e tornano a casa.

Ebbene?

Poi ritornano, perché comunque meglio perdere la vita che condurla come prima.

Ho spoilerato?

Un po’ non tutto.

Perché, dentro questa serie tv, ci sono tutti i dettagli che hanno reso orribile la nostra umanità.

Dettagli fatte di persone, di dinamiche, di intrecci.

Di fiducia e speranza , di bassezze che solo la nostra specie è capace di compiere.

Come giudico squid game?

Non lo giudico.

Semplicemente mi sono limitata a guardare questo spaccata della società coreana e ho notato quanto somigli alla nostra.

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