“Alma Libera. Lettera a mia figlia” di Cesare Picco, Ego Valeo Edizioni. A cura di Patrizia Baglioni

In alcune recensioni restare obiettivi è impossibile, perché il libro ci chiama dentro, sta parlando di noi.

Cesare Picco, psicologo e scrittore, in questa lettera in cui si rivolge direttamente a sua figlia, le racconta come è iniziata la sua esperienza di paternità: le emozioni dell’attesa, i cambiamenti avvenuti nella sua vita e nel suo modo di pensare.

Ma tutto inizia con un nome.

Sorrido quando leggo del sito di statistiche Istat che i neo genitori consultano per capire se il nome pensato per il figlio in arrivo, è più o meno comune o usato, anche io l’ho consultato più volte quando ero in attesa delle mie figlie.

Oggi c’è una strana ricerca dell’originalità, pur di stupire si scelgono nomi orientali, esotici, inventati.

Altre volte si torna alla tradizione, ai nomi dei bisnonni, e poi si discute, mamma e papà scrivono la loro lista di nomi, che giorno dopo giorno sfoltiscono dopo attente valutazioni, momenti necessari anche per conoscere i gusti dell’altro genitore e i possibili “diktat”.

Mentre l’autore racconta questa fase, ricordo con dolcezza delle mie ricerche sull’origine dei nomi, i loro significati, e i confronti serali sul divano con mio marito, con lista e penna in mano, parlavamo del futuro delle nostre bimbe.

Il nome ne avrebbe deciso il destino o il carattere?

In parte sì, possiamo dirlo senza paura, anche l’autore lo ammette, per questo la scelta nel suo caso è stata così scrupolosa, da una lista di 60 nomi passa ad una di 10 e poi il doppio nome: Alma Libera.

In tutto il testo si respira l’amore per la mamma e la bimba in arrivo, l’aspettativa più che verso la nuova arrivata, verso se stesso.

L’autore da psicologo esperto e da uomo abituato al confronto con sé stesso, attende i cambiamenti naturali che avverranno nella sua vita concreta ed emotiva.

Ed essi non si fanno attendere, tutte le sfumature sono descritte con attenzione e sentimento, così come le caratteristiche della futura mamma di cui racconta i punti di forza a sua figlia per fargliela conoscere attraverso i suoi occhi.

“Devi sapere che la mamma sa sentire l’odore del vento, vedere il colore degli alberi, toccare la forma delle anime e, soprattutto, sa emozionarsi”.

I nomi pensati e i motivi per cui poi sono stati scartati diventano momenti per raccontare qualcosa della propria vita e delle scelte che hanno portato Cesare Picco a diventare padre.

Il percorso onomastico diventa cammino interiore, passo dopo passo l’autore si fa conoscere e prende coscienza di se stesso, egli diventa Uomo attraverso la paternità.

Ma perché lo descrive a sua figlia?

La risposta prende forma tra le righe del suo racconto, per darle modo di decifrare in parte il suo patrimonio genetico a partire proprio dalla particolarità del suo nome.

Alma Libera attraverso questa lettera avrà gli strumenti per capire che nonostante le porte prese in faccia e le cadute inevitabili, l’autorealizzazione è possibile e che “il desiderio è il primo grande passo, quello che può rendere possibili anche gli altri”.

Picco si descrive come un uomo che crede nell’umiltà, nella libertà di pensiero, nella relazione, nell’anarchia giusta, ma soprattutto nell’amore. Di poche cose si mostra sicuro ma “ so per certo che il tuo destino avrà come stella polare l’amore, qualunque forma esso vorrà prendere.”

Nonostante l’autore metta in guardia sul pericolo di proiettare le proprie aspettative sulla figlia, si augura che la bimba diventi forte, sicura di sé, sensibile e capace di esprimere i suoi talenti.

E poi il credo calcistico, fondamentale, perché tifare fiorentina prepara alla vita, “ne è metafora”.

Il dialogo con Alma Libera continua in un crescendo di intensità fino alla descrizione del parto e del primo abbraccio.

Durante la lettura mi fermo più volte commossa mentre rivivo la mia maternità e inevitabilmente mi confronto con l’autore con la ferma convinzione che diventare genitore ti cambia per sempre.

È questione di attimi, un momento prima sei un individuo e poi prendi in braccio tuo/a figlio/a e tu sei padre o madre, si attraversa un rito di passaggio, una prova definitiva e tornare indietro è impossibile.

ALMA LIBERA – LETTERA A MIA FIGLIA è un racconto di grande efficacia ed emozione, necessario a mio avviso, per rivivere e comprendere il proprio ruolo di genitore.

Immagino che Cesare Picco sia un padre coscienzioso e un professionista attento, con certezza posso dire che è uno scrittore di rara abilità che sa coinvolgere il lettore e sa utilizzare con armonia e competenza le parole, non le sceglie a caso.

C’è in questo testo una cura particolare sicuramente dovuta all’argomento sentito e caro all’autore, ma c’è qualcosa in più, un’espressività che hanno coloro che il mondo lo hanno conosciuto in profondità e sono capaci di descriverlo agli altri.

Testo consigliatissimo a tutti, genitori o no, perché la dimensione è duplice: noi non siamo solo genitori, ma anche figli, e leggendo ho avuto occasione di identificarmi in entrambe le figure.

Grazie a Cesare Picco e a Ego Valeo Edizioni, perché sono questi i testi che restituiscono valore e riflessione ai nostri giorni.

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