Review party “La vendetta degli Dei” di Hannah Lynn, Newton Compton. A cura di Barbara Amarotti e Chiara Monina

Clitennestra. Ricordate questo nome, quando pensate al perché siamo qui oggi. A cura di Barbara Amarotti

Clitennestra, moglie uxoricida di Agamennone, la conosciamo tutti.

La sua vicenda viene studiata a scuola, durante l’ora di mitologia, ma davvero ne comprendiamo appieno le sorti?

Eschilo, Sofocle ed Euripide ce la descrivono come vittima e come arpia.

Vittima di un marito violento che le uccide prima un marito e un figlio e poi sacrifica ad Artemide la loro primogenita per poter salpare verso Troia e arpia nel momento in cui con l’amante Egisto decide di uccidere Agamennone.

Eppure non esiste personaggio più sofferto e moderno di lei.

Principessa spartana, ceduta dal suo stesso padre al re di Micene, si vede strappare gli affetti più cari nel modo più crudele, passa anni con un uomo che la maltratta in ogni modo, che le sacrifica la figlia preferita per riparare a un errore da lui commesso.

Una madre la cui unica gioia sono i figli, una donna che darebbe la vita per loro, cosa dovrebbe fare, fin dove può spingersi per difenderli?

Così come i figli hanno il diritto di vendicare i padri, alle madri dovrebbe essere concesso di vendicare i figli.

E lei ha ben dieci anni di tempo per poter pensare alla vendetta, il tempo e l’amore sincero sbocciato nei confronti di Egisto (a sua volta parricida) le danno la forza morale necessaria per decidere che solo la morte di Agamennone può salvare la vita ai figli superstiti.

Quando poi il marito torna dalla guerra in compagnia di Cassandra, nella mente di Clitennestra nasce l’idea di venir spodestata a favore della nuova famiglia di Agamennone.

È una donna determinata, questa regina vittima di violenze e soprusi, ma è anche una donna che, dopo aver regnato per dieci anni, sa bene cosa vuole e il suo unico desiderio è la felicità così agognata e mai avuta.

Felicità che riesce a provare solo vicino ad Egisto, l’unico uomo che vorrebbe al fianco dei suoi figli.

Felicità che prova, anche se per poco, quando uccide il marito e la sua amante e diventa la regina di Micene.

Abbiamo combattuto la stessa battaglia, Clitennestra, contro dei, re e gente con poteri e privilegi. Hanno il terrore di perdere il controllo su di noi, quindi schiacciano ogni nostro minimo segnale di indipendenza e felicità.

Clitennestra, il cui unico sogno è di vivere felice con i figli, deve patire la fuga di Elettra con Oreste il figlio destinato a divenire re.

Elettra è la figlia fedele al padre, colei che ne giustifica ogni azione, anche la più abbietta e, convinta del fatto che la madre abbia organizzato tutto per poter regnare con l’amante, porta in salvo il fratello affinché un giorno possa tornare a Micene e vendicare il padre.

Ma Oreste è un bimbo dall’animo sensibile ed empatico, convinto delle buone intenzioni della madre.

Dei, non dee. Uomini, non donne. Zeus, non Hera. Questa è la via, Oreste. Agamennone, non Clitennestra.

Sarà solo dopo qualche anno, convinto dalle parole pronunciate dalla Pizia, che si convincerà ad uccidere la madre e, con lei, Egisto e il figlio avuto dai due.

Ma nemmeno questo porterà la pace in questa famiglia maledetta dagli dei, sarà solo con il processo ad Oreste che la questione avrà fine.

Eppure… eppure Clitennestra è sempre tra di noi, lo è in ogni donna maltrattata, abusata; in ogni donna a cui vengono strappati i figli.

La vediamo, in questi giorni, negli occhi delle donne che fuggono da una guerra.

La incontriamo per strada, in ascensore, ci fissa dalle foto delle donne vittime di femminicidio.

Perché Clitennestra è una vittima che si fa carnefice per una nobile causa, ma sempre vittima rimane.

Vittima dei pregiudizi che impregnano la nostra società ora come allora, per cui le donne che reagiscono non hanno il diritto di farlo, perché ci sarà sempre qualcuno di più potente ammantato da falsi privilegi che teme di perdere il controllo che detiene su un’altra persona e sta a noi, donne, impedire che ciò accada, certo non uccidendo, ma facendo sentire le nostre voci in ogni campo.

Perché nessuno abbia più il potere di decidere che Agamennone vale più di Clitennestra.

Clitennestra. Il simbolo della lotta femminile. A cura di Chiara Monina.

Le storie dell’Antica Grecia sono complesse, intricate, seguono più filoni, percorrono più strade e per riuscire a trovare il filo conduttore bisogna seguire un percorso, sperando che ti aiuti ad arrivare alla fine della storia.
Senza perdersi tra i sentimenti dei protagonisti, perché è difficile non immedesimarsi nelle loro storie, nei meandri del loro cuore che poi è anche un pò il nostro.
Sono storie universali, per questo, ancora oggi sanno raccontare così bene di noi, perché le emozioni sono le stesse, passano i secoli, si modificano le società ma i conflitti del cuore, anima e testa rimangono invariati.
Qui si narra la storia degli anni della guerra di Troia, vissuti dalla parte della moglie di Agamennone, la regina Clitennestra, rimasta sola con i suoi figli a governare Micene durante l’assenza del marito.
E’ la sorella di Elena, colei per la quale si è scatenata la guerra, due sorelle che hanno sposato due fratelli : Agamennone e Menelao.
La regina ha due volti, quello pubblico che mostra a tutti e quello privato.
In pubblico indossa vestiti di buon gusto e sorride sempre; in privato sussulta per quel marito a cui deve sempre obbedire; soffoca grida e copre i lividi per le violenze subite.
Nasce a Sparta, dove è stata una principessa guerriera, placida e mondana; è stata realmente innamorata di Tantalo, con cui ebbe anche un figlio, Alessandro, prima che arrivasse Agamennone a sovvertire il suo mondo.
Il re, per averla come sua regina, le ha portato via quello che di più caro aveva al mondo, un vero amore ed il suo primo figlio.
Da lui successivamente ebbe quattro figli, tre femmine : Ifigenia, Crisotemi, Elettra ed un maschio Oreste.
Elettra spicca per il suo modo di affrontare tutto come una battaglia, mettendosi spesso in discussione con la madre.
Oreste, il principe ereditario, è un bambino dal cuore tenero, che un giorno dovrà comandare il regno, rischiando che si approfittino della sua gentilezza; questo è il timore di Clitennestra.
I suoi figli sono la sua unica ragione di vita e farebbe qualsiasi cosa pur di difenderli da tutto e da tutti; dopo quello che ha subito nella vita, loro sono la sua unica aspettativa di vita futura, grazie a loro è riuscita a sopravvivere.
E’ consapevole che essere e vivere da donna è molto complicato, anche per una principessa o regina.
Il fatto di essere femmina e bella non impedisce ad un uomo di picchiarti o di avere altre donne quando si stanca della moglie ed ha timore che le sue figlie possano subire ciò che ha vissuto lei.
La società patriarcale mette la donna in una posizione di sudditanza e di inferiorità rispetto
all’uomo e questo accade ancora oggi; siamo ancora lontani dal poter attuare il pensiero di una parità di genere.


“Per ripudiare questa ripugnante società patriarcale”.


L’uguaglianza di genere, con modalità differenti, per via delle epoche e dei costumi che si modificano, è una questione ancora aperta, che dovrà impiegare ancora molti anni prima di concludersi.
Clitennestra dice a sua figlia Ifigenia : “Non pensare mai di valere meno di lui, o di qualunque altro uomo, perché pesare una cosa è il primo passo per renderla vera”.
La regina, quando la incontriamo è una donna che ha chiuso il suo cuore all’amore e alla passione, per via di quel marito che le ha procurato dolori e perdite indicibili.
Durante gli anni della guerra di Troia, che per sua fortuna trascorre lontana dal marito, si riscopre come donna e non solo come una madre leonessa pronta a tutto per i suoi cuccioli.
C’è una donna che rinasce e fiorisce come regina, che riesce a governare in pace e giustizia il suo regno, meglio anche del marito ed una donna che riscopre l’amore e la passione grazie ad Egisto.
Cugino di Agamennone, ritorna a Micene per chiedere perdono per i torti del passato ed instaura con Clitennestra un rapporto, prima di confidente e di fiducia, di amico poi ed infine di amante.
Un amante che le farà riscoprire l’amore e la passione che l’aveva travolta già una volta con Tantalo e che pensava ormai non potesse accadere più.
Le descrizioni delle loro interminabili passeggiate e chiacchierate nella natura circostante il palazzo, racchiudono la trasformazione del loro rapporto, il bisogno di entrambi di esserci per l’altro e la fatica e la paura di riconoscere un sentimento più forte della semplice confidenza che sta nascendo.


“Sapeva che lui stava facendo lo stesso con lei. La guardava. La studiava. E sembrava la cosa più naturale del mondo. Non potevano toccarsi, ma niente avrebbe potuto impedire loro di osservarsi”.


Clitennestra ha con Egisto un legame sincero, basato sull’uguaglianza, la compassione e la fiducia, lo stesso legame che si augura possano trovare e vivere le sue figlie.
Egisto inizialmente rimane sempre all’esterno delle mura, poi con il passare del tempo e con la trasformazione del loro rapporto, viene accolto nel palazzo e poi tra le braccia della regina.
La passione carnale, però, esplode come ultimo passaggio nella loro relazione, è sempre latente e tangibile ma inizialmente rimane incatenata, per via dei figli, dei pettegolezzi e della paura di come riuscire a gestire un amore completo e così grande.

“Egisto l’aveva riportata in vita, e accanto a lui sentiva di aver ripreso a splendere. Non era pronta a rinunciarvi”.


Purtroppo continuando a leggere la storia, si vedrà che questo amore verrà travisato, non
verrà capito; lui rimarrà “solo” il suo amante.
Un uomo come Agamennone può avere amanti al suo servizio, solo per puro piacere fisico e
nessuno lo giudica ma per Clitennestra, avere un amante, che è amore vero può portare alla tragedia, alla morte.
Una donna che in vita ha subito dallo stesso marito, violenze fisiche e psichiche, una mancanza totale di rispetto; un marito che le ha portato via tutto, addirittura uccidendoli, i suoi figli.
Eppure viene giudicata lei in modo negativo e con un comportamento scorretto sia come madre che come donna e non solo dagli uomini ma anche dalle stesse donne.
Purtroppo la donna, ancora oggi come allora, viene troppo spesso giudicata e considerata di minor valore rispetto ad un uomo.

“Gli uomini non hanno più valore delle donne. I padri non valgono più delle madri”.


Le diversità fisiche e mentali tra maschi e femmine devono essere valorizzate e non essere motivo di scontro e di sottomissione dell’uno sull’altro; sono queste differenze che ci rendono capaci di unirci come essere umani, di farci provare forti emozioni e di creare legami d’amore.
C’è bisogno di un’educazione al rispetto della donna in egual misura dell’uomo, dell’altro; è una questione da affrontare ora e non in futuro, nel presente, per non rivivere di continuo il passato.

“ E quella donna merita giustizia. Merita molto più di quello che le è stato riservato in vita. Non fatela soffrire anche nell’oltretomba”

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