“Liz e le tre città” di Carla De Bernardi. A cura di Alessandra Micheli

Guardo fuori dalla finestra.

La notte cosi serena.

Le stelle brillano quasi più lucenti di prima.

E la luna, pallida ma con un sorriso che mi è familiare, mi spinge a scrivere una recensione che…non avrei voluto mai scrivere.

Un ossimoro?

Forse.

O forse è una sorta di ritrosia strana di chi, al dolore ci è quasi affezionato.

E non ha tanto desiderio di condividerlo.

Stacco la faccia dal vetro, e resta un impronta appannata.

Strano, ma forma un cuore.

O forse no, se guardo meglio sembra un muso con i baffi.

Allora stacco lo sguardo incantato dal cielo e lo rivolgo sulla sedia, quella accanto a me.

Dove ronfa beato un enorme gatto rosso.

Apre un occhio pigro e guarda come incantato una lacrima che scivola dai miei occhi.

Una goccia e poi un altra.

E con la zampina l’asciuga e il suo muso affilato sembra aprirsi in un sorriso.

E’ un istante.

E tutto sparisce.

E giuro, ragazzi lo giuro, le stelle sembrano brillare ancora di più.

Intermittenti, come un codice morse.

E io e il mio gattone, osserviamo fuori dal vetro e a me sembra un messaggio donatomi da qualche strano spirito.

Che veglia su me e mi rassicura.

E allora prendo il libro di Liz in mano.

Lo stringo a me.

Perché grazie a quelle parole il peso sul mio cuore si è alleggerito.

Merito di un gatto o di Carla?

Non lo so.

So che ogni lettera assomiglia alle mie lacrime.

E piano piano che scorrono diventano sempre più simili a un sorriso.

E quel sorriso, ve lo giuro lettori miei cura le ferite del cuore.

Che sembrano cicatrici cosi brutte, cosi infette da incupire un po’, sempre un po’ di più, il mio sguardo.

La notte non è più cosi cupa.

E’ animata da un miliardo di scene di quella gattina cosi simile al mio, tranne per la leggiadria che purtroppo, un po’ come succede alla sua umana non gli appartiene.

Liz appena nata.

Liz e quel crudele Attila.

Liz coccolata da mamma Tina.

Liz innamorata.

Liz che vaga per le tombe del cimitero monumentale, in mezzo ai suoi simili.

E i mille gatti diversi che con un solo sguardo consolano i cuori dalle perdite.

E quel luogo di ricordo e rammarico, di pena e di desolazione, diventa un po’ magico.

Non è facile parlare della morte sapete?

Specie per chi come me l’ha incontrata.

Non vogliamo affatto vederla, ci terrorizza e un po’ la odiamo.

Tanto da averla descritta come crudele, oscura, e Malvagia.

Come una nera signora scheletrica incapace di compassione.

Li a osservarci con un ghigno con quella lucente falce in mano.

Cosi minacciosa perché ci porta via il calore di ogni affetto, di ogni persona importante.

Liz e le sue assurde ma meravigliose avventure, invece, cambiano tutta la nostra percezione.

Leggendo questo libro quel ghigno di signora Morte diviene un sorriso pieno d’amore.

Che non possiamo vedere perché siamo cosi abituati al tatto e alla vista.

Ma quei sensi in possesso di quegli angeli con i baffi, sono rimasti in un cassetto della memoria.

Antiche rimembranze di strani balli e te al chiaro di luna.

Allora Carla ti ringrazio.

Perché non è solo una favola.

E’ un ruggito di speranza.

Musicale e feroce nella sua volontà di farci uscire dal guscio di disperazione.

Perché è vero le stelle lassù brillano a intermittenza come un messaggio.

Allora non dovrò mai più farcela a mio malgrado.

Nessuno di noi.

Non dovremmo più andare avanti chissà come.

Ma accetteremo semplicemente che l’amore e la felicità si nascondono dove non vogliamo vedere.

Si proprio li, dietro la colonna del rigore.

E allora stringo Liz tra le braccia.

E guardo sorridente il mio gattone.

E lassù tu brillerai per sempre mamma.

Finché io non arriverò a raccontarti di questa mia avventura.

Cosi come facevo da bimba.

Leggete questo libro.

E’ balsamo sul cuore.

E la speranza che apre un alba radiosa in questi giorni di paura e di desolazione.

E ci restituisce ciò che è nostro.

Per farci guardare il cielo con una sorta di gioiosa aspettativa.

Per te

che sei seduta su una stella a brindare a ogni mio passo

con un te fatto con i raggi della luna.

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