La rubrica Serie TV e Anime presenta “Hunter x Hunter”. A cura di Aurora Stella

Oggi voglio parlarvi di un vero e proprio maestro dello storytelling: Yoshihiro Togashi .

In particolare, mi occuperò di Hunter x Hunter.

Su questa storia è stato detto di tutto. C’è chi lo adora, chi lo detesta. Questo manga (e di conseguenza l’anime) ha avuto e ha tuttora una storia travagliata dovuta al suo creatore che, con i suoi problemi di salute, non ha ancora concluso la saga.

In assoluto, con i suoi trentasei milioni di copie nel solo Giappone, è il manga che ha venduto di più.

Va avanti dal 1998 e, se non fosse per i pregiudizi legati ai “cartoni animati”, anche qui in occidente sarebbe più famoso di Harry Potter.

Mi vorreste dire, con una specifica locuzione tipica della mia città che “ sto facendo la cacca furi dal vasetto?” Liberi di pensarlo, ma rilancio dicendo che Yoshihiro Togashi sta alla Rowling, come Caravaggio sta a Raffaello.

Genio contro genio? Pittore maledetto contro pittore osannato?

Per capire ciò che intendo, vi esorto a guardare un qualsiasi quadro di Caravaggio. Prendiamo la chiamata di Matteo, un perfetto equilibrio tra luce e scurità. Eppure, per molti, Caravaggio o è bianco o è nero.

È luce, è oscurità.

Io dico che Caravaggio è un pittore intero. Luce che illumina l’oscurità, ombra dietro la luce. Matteo è un esattore delle tasse, non una persona malvagia, non ruba, non si approfitta, non fa. È un grigio immerso nel nero. Si muove a suo agio nel nero. Alla fin fine, fa un mestiere odioso che qualcuno deve pur fare, senza sporcarsi eccessivamente le mani. Poi arriva la luce, rappresentata da Gesù. Ma non è una luce che rischiara tutto. Solo ciò che ne è colpito in pieno. Matteo, in questo caso. Chi ne è colpito di striscio, tuttavia, produce ombra dietro di sé che va a confondersi con l’oscurità già presente. Le teste chine degli altri esattori, posti strategicamente ai lati di Matteo, non alzano gli occhi per osservarla. Approfittano di quella luce della loro ombra proiettata in avanti per farne uno schermo, una protezione sufficiente a non distrarsi ma a continuare a fare meglio il proprio compito. Molti reputano che la natura umana non sia dualistica a che oscilli in diverse sfumature di grigi (non so se siano proprio cinquanta, non le ho contate). Io credo che la vita oscilli tra luce e oscurità e lo faccia di continuo. Che, a seconda di come ci muoviamo, diventiamo luce o oscurità. E per la millesima volta sarò costretta a usare il simbolo del tao. Studio quel simbolo da quando ho sette anni, ma essendo una somara, lo sto ancora studiando, pur se tuttavia, a grandi linee penso di averlo compreso (almeno un po’) e ho capito che funziona come un vaso comunicante. Ogni persona nasce intera, composto di quelle quattro parti che, a seconda degli eventi, verranno fuori. Un personaggio ben costruito non è solo bianco o solo nero: è bianco con una piccola parte nera e viceversa, con la nostra anima che oscilla tra una figura e l’altra.

Ed è quello che accade a tutti i (buoni e cattivi) personaggi di Hunter x Hunter.

Iniziamo dal titolo. Perché ripeterlo due volte? Perché inserire il simbolo “X” ?

Perché la luce senza l’oscurità non basta, perché in ogni personaggio c’è un hunter luminoso e uno oscuro. Perché in ogni uomo c’è un mostro e c’è un mostro in ogni uomo.

Sarebbe questa, dunque, la forza di Togashi come storyteller?

In parte

Molti autori (di cinema, fumetti, libri) si cimentano nel tentare di creare personaggi tridimensionali, pochi ci riescono.

C’è chi si focalizza sul background, chi sulle abilità, chi li incastra in un ruolo e chi, molto furbamente, pensa di utilizzare la tecnica del grigio per dare vita ai suoi personaggi. E combinano un disastro, poiché il grigio, anche con tutte le sfumature possibili, resta sempre un colore piatto, indeciso.

Pensate alla nebbia, alle giornate uggisse in cui il cielo è ricoperto di nubi. Tutto si appiattisce, i colori si smorzano. Si va in stasi. Potreste obiettare che, un osservatore attento, riesce lo stesso a cogliere dei cambiamenti dietro alle a sfumature. Il cielo grigio che diventa sempre più scuro per annunciare l’imminente arrivo del temprale o della notte. Si potrebbe dire lo stesso con le persone. Probabilmente sì, ma di sicuro non sono le persone che maggiormente ci colpiscono. Sono quelle solari che all’improvviso si rabbuiano, sono quelle che lasciano intravedere uno sprazzo di luce nel loro essere cupi ad emanare un fascino magnetico e irresistibile. Una luna piena che sorge all’improvviso, dopo essersi liberata dalle nubi, rischiarerà il sentiero nella notte, così come un’eclissi imprevista rabbuierà la giornata. Ogni personaggio uscito dalla matita di Togashi, nasce con un preciso colore per poi sconfinare nell’altro. Trattandosi di un anime corale, spicca in maniera particolare una coppia di amici che funziona alla grande: Gon e Kilua. Potrei dire Kirk e Spock, senza commettere peccato.

Gon è un ragazzino puro, testone, forte. Tutto sommato felice. Tuttavia vuole conoscere suo padre e, per farlo, decide di iniziare diventando un hunter come lui. Vuole infatti capire cosa ci sia di tanto speciale in questa professione da averlo portato via da suo figlio.

La novità è proprio questa.

Non l’avete vista?

Perché siete ciechi, ovvio. Anche Remì o l’Ape Magà, vogliono ritrovare la loro famiglia. Anche Peline, ma alle spalle hanno tutti un dramma. Gon invece è vissuto felice, sano e libero, con la zia e con la nonna. Tanto è vero che non gli interessa nemmeno sapere nulla della madre biologica, perché lui una madre ce l’ha: sua zia.

Gon nasce nella parte bianca, è luminoso, puro, con il suo piccolo neo nero all’interno.

Che cosa ci può essere di più importante di un figlio?

Per saperlo, l’unico modo è calcare le orme di su padre Ging. Se lui è divenuto hunter a dodici anni, Gon farà lo stesso. Camminando sulle stesse orme, dal suo punto di vista, riuscirà a comprendere …

A prima vista Gon può sembrare il classico ere puro e incontaminato del viaggio dell’eroe, il Luke Skywalker della situazione. Niente di più sbagliato. Gon è un sempliciotto, un campagnolo, uno che non sta tanto a scervellarsi, ma è uno che, sotto pressione, dà il meglio di sé. Capace di intuizioni brillanti, di spacconate, ma di buon cuore e senza pregiudizi, tanto è vero che il suo migliore amico sarà Kilua, un dodicenne come lui che di mestiere fa l’assassino professionista. Un signore dell’scurità, cresciuta in una famiglia di assassini ( i bei vecchi mestieri d una volta, direbbe Fiorello imitando Mike Bongiorno), abituato alle torture sin dalla nascita, ai veleni, ad ammazzare senza tanti problemi se non quello di farsi pagare bene. Più che un assassino o un mercenario, Kilua è un sicario.

Che ha il suo tarlo.

Lui desidera avere amici, un bisogno che, all’interno della sua famiglia, sembra avere solo lui.

L’incontro con Gon sarà determinante per la vita di entrambi, divenendo ognuno l’ago della bilancia per l’altro.

Ci sono diverse saghe all’interno di hunter x hunter e ognuna di queste, ha al suo interno i cattivi di turno.

Sono saghe che vanno in crescendo. Proprio come nei videogiochi aumentando il livello, aumentano le difficoltà e anche i personaggi si evolvono.

Si arriverà alla saga culminante e più importante dove i confini dualistici, a un certo punto, verranno forzati da tutte le parti.

Per primo dal cattivo di turno.

Meruem.

Un essere nato per dominare. La saga delle formichimere è una saga particolarmente dura. Le formichimere non provengono dal mondo dove i personaggi interagiscono, ma dai confini di un mondo più vasto. Penetrando, iniziano a invaderlo, divorando le persone e assimilandole per evolversi. Quando nascerà Meruem, il re delle formichimere, il primo atto sarà uccidere la propria madre, semplicemente perché ha assorbito tutto quello che gli serviva per sopravvivere e si mette alla ricerca di cibo: gli umani.

Quando molti di questi gli chiederanno di avere pietà, senza farsi problemi Meruem risponderà “Voi ne avete nei confronti degli animali che mangiate?”

Ebbene questo cattivo che si muove secondo la legge della jungla (O mangi o vieni mangiato) capitolerà sotto il peso dell’amore.

Che cosa banale , potreste replicare.

Lo sarebbe se fosse la classica storia del bad bay redento dal brutto anatroccolo (che per l’occasione diventa un cigno) di turno.

Ma per Meruem, le persone sono solo nutrimento. Lui ha acquisito le sue abilità proprio perché è stato nutrito di esseri umani. Quindi, per lui, gli umani sono cibo o, al massimo, bestioline con cui trastullarsi prima di cibarsene.

A farlo innamorare sarà una ragazzina, brutta, cieca e maldestra, ma che non perde mai a un gioco. Iniziata come una sfida per ingannare il tempo in attesa della maturazione dell’arma di distruzione finale, il re delle formichimere vuole misurarsi con quelli che considera gli umani più intelligenti, sfidandoli nei giochi in cui sono campioni: dalla dama alle carte, passando per gli scacchi e millemila altri giochi. Ovviamente nessuno è in grado di tenere testa all’intelletto del re, tranne la maldestra Komugi, che ha riposto nel Gun-gi il suo scopo di vita ed è imbattibile perché da sempre sa che, se perderà sarà come morire.

Un re super forte, super intelligente, super crudele, che finisce per amare un’imbranata, menomata e pure bruttina, ma che gli tiene testa e non perde mai.

E lei lo amerà altrettanto. Nella sua cecità un mostro disumano le apparirà bello e buono.

Gon invece, per la prima volta, dovrà fare i conti con il suo lato oscuro. Quello che tutti possediamo e che più o meno riusciamo a tenere sotto controllo, ma che a un certo punto si presenterà per chiedere i conti. Possibilmente con gli interessi.

Gon può morire per salvare tutti, è capace di affrontare un nemico potente e spietato rimanendo sé stesso ma, quando questi gli uccide un caro amico, pur di ottenere vendetta, si lascerà avvolgere dalla sua stessa ombra e non esiterà a forzare le sue capacità oltre il limite.

Sarà a quel punto che Kilua, diverrà luminoso. Non accettando la fine dell’amico e rischiando tutto sé stesso, per la prima volta, sarà in grado di mettere da parte la sua oscurità per andare incontro al lato luminoso, pur sapendo che potrà restare abbagliato.

Il tutto senza mai scadere nel banale, nel prevedibile o nel già visto. Cosa che invece non si può dire per Netero il Presidente degli hunter e, in assoluto, capo dei buoni.

Se Meruem riesce da animale semi umano a diventare umano, Netero, nel combattimento contro Meruem, ci mostrerà come sia facile divenire una bestia.

Per questo, tornando al Caravaggio, vi dico che l’opera di Togashi è molto simile a un suo quadro. Luci e ombre che si alternano fin quasi a confondersi sebbene spicchino nitide.

Motivo per cui tutti dovrebbero vedere questo shonen (Manga/anime pensati per un pubblico maschile dove pugni, botte ed esplosioni sono la normalità)

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