“America non torna più” di Giulio Perrone, Harper Collins. A cura di Alessandra Micheli

Non è molto facile per me parlare di questo libro.

E ho evitato per parecchio tempo di lasciare che i miei pensieri impregnino questo foglio bianco.

E come sempre, quando qualcosa mi colpisce non darà una recensione asettica, ne obiettiva.

Perché anche per me America non torna più.

Ed è una realtà che va brutalmente accettata.

Puoi ignorare i ricordi.

Puoi far finta che alcuni rimpianti non scavino dentro di te.

Quello che è differente è che questo scavare porta alla luce un nuovo te.

Cosi come il Perrone di questo testo non è lo stesso di quello che ha iniziato a scrivere.

La morte si presenta sempre con questo biglietto da visita.

Ti bussa lieve alla parta dell’anima.

E più e più volte, finché non apri.

E lei ti tende quella mano scheletrica, morbida come non ti aspettavi e ti trascina, con delicatezza con se.

E non mostra luoghi oscuri, o antri tenebrosi e pieni di ragnatele e blatte.

Ma mostra il tuo passato.

Ogni istante che torna alla mente per raccontarti quella storia che, nel corso del tuo vagare, non hai mai ascoltato.

E ecco le insicurezze.

Ecco le carezza non date.

Errori e rimpianti. Alla fine di un esistenza e sopratutto quella di un genitore è la tua che viene messa in risalto.

Chi sei, adesso, lo scopri solo davanti a un lungo e terno addio.

E America non torneerà mai più.
Non avrai forse la possibilità di intessere nuovi arazzi con quell’affetto che è sempre e necessariamente nascosto da incomprensioni.

E da quel pizzico di ribellione tutto filiale.

Perché il ruolo che scopri essere ed appartenere a un padre o a una madre è di farsi un po’ da specchio.

Leggere Perrone non è stato semplice.

Alcune frasi sono stilettate dritte a un anima che è ferita e tenta di risorgere dalle sue ceneri

le lacrime invisibili che attraversano il testo sono un po’ le tue, quelle che non versi per pudore o per paura che formino, a terra, la parola fine.

Eppure non riesci a staccarti dal testo che diventa, improvvisamente non più dell’autore ma tuo, incredibilmente tuo.

E tra ricordi personali non puoi non ritrovare te stesso e quella voglia costante di definirti, di trovare un posto speciale in quell’universo immenso chiamato vita.

America non torna più.

E il silenzio avvolge la scena finale.

E mentre il sipario cale, Amarica forse brilla nei tuoi occhi.

Forse non è che non torna.,

semplicemente è cambiato aspetto, ha cambiato occhi e ha cambiato forma.

E tutto quello che è stato, la difficoltà di emergere come persone, come esseri individuali svanisce, in un solo abbraccio invisibile che ha il sapore del perdono.

Di quella nostra umanità che è cosi difficile da reggere.
Ma altrettanto bellissima nella sua fragilità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...