“Sotto le stelle di Fred” di Marina Rota, Buendia books. A cura di Alessandra Micheli

«Sono un vero sognatore
musicista un po’ pittore
strimpellando sopra i tasti
molto spesso salto i pasti»

Leo Chiosso, Fantastica

Certe canzoni restano nel cuore.

Non solo per la loro bellezza ma perché sono in grado di caratterizzare un epoca.

Sono in grado di provocare, oltre alle emozioni classiche una sorta di strana ma preziosa nostalgia.

Che magari ti fa dire “eh ai miei tempi” come un fastidioso e laconico o aggio a un passato illusorio e irreale magari,, ma danno anche la possibilità di guardare la nostro presente non solo con occhio critico, ma con una nuova spinta a modificare cosa non ci sta bene.

E se non possiamo farlo in senso globale, possiamo però creare il nuovo dentro di noi.

Ed è tanto credetemi.

Quindi nonostante io sia una rocchettara abbastanza purista, non posso non emozionarmi nell’udire il nome di

Fred Buscaglione.

Forse perché quel suo

eri piccola, piccola cosi”

era un po’ il mio mantra.

Io cosi bassa rispetto a una famiglia di fastidiosi giganti, potevo usare questa mia caratteristica fisica per lodarmi.

Eh si miei amati lettori.

Perché quella è una canzone sulla meraviglia che il fascino, a prescindere dalla fisicità può creare.

Leggete Bene

Eri piccola,
Piccola, piccola,
Così!

Poi,
è nato il nostro folle amore,
Che,
Ripenso ancora con terrore

M’hai stregato
T’ho creduta
L’hai voluto
T’ho sposata

Eri piccola,
Piccola, piccola,
Sì, così!

T’ho viziata,
Coccolata,
Latte, burro,
Marmellata

Eri piccola,
Piccola, piccola,
Così!

E cretino
Sono stato,
Anche il gatto
M’hai venduto

E in queste parole dal ritmo suadente, molto jazz sta racchiuso un po’ il dramma umano.

Il fascino, la seduzione di qualcosa che appare fragile e che invece nasconde occhi di brace e una volontà ferrea.

E forse un po’ maliarda, di chi conosce le proprie armi e sa come usarle.

E’ l’essenza che vince sull’apparenza.

E’ la donna che diventa donna lasciando dietro i vestiti stretti di un idea che non le appartiene.
Quindi se sono “stronza” è colpa di Fred, mica mia…

In questo brano esiste la rivoluzione del femminile portata avanti da un uomo che si calò nei panni del “bello e dannato” eppure con elegante raffinatezza si inchina di fronte al mistero, non sempre solare della femminilità.

E Fred Buscaglione con quelle sue musiche molto “bulli e pupe” accompagnò per la prima volta (lo affermo e lo sottolineo) alla bravura una certa dose di scenografia teatrale.

Tutto questo impersonando il gangster galantuomo.

Il Clarke Gable nostrano, facendosi crescere un paio di baffetti e presentandosi in scena in rigoroso doppiopetto gessato e cappello a larghe falde.

E ogni volta che l ‘osservo, il mio senso estetico addormentato dalla banalità e dalla ricerca della trasgressione a ogni costo ha una specie di sussulto felice.

Poi torno sulla terra e guardo i jeans al polpaccio e i calzini bianchi, le giacchette striminzite e mi sento nuovamente male.

Ecco che Fred diviene un po’ l’incarnazione dell’hard boiled e di tutti quegli autori che tanto amo perché contengono in se una sorta di malinconia e di retrogusto amaro.

Fred infatti dava a noi testi surreali e molto ironici in cui il mito del superuomo cadeva disastrosamente di fronte al magnetico mistero dell’amore.

Ecco perché oggi, in questo mondo che sempre innovare ma che regredisce anche a livello musicale, questo testo rappresenta la vera trasgressione, raccontando una vita piena di entusiasmo talento e perché no un pizzico di bizzarria che non guasta.

E cosi dalla stessa finestra di piazza Cavour numero tre (a Torino ovviamente) osserveremo come se fossimo noi i giornalisti la straordinaria vita di un mito, uno di quelli che si possono permettere di osservarci oggi dall’alto, sorridendo e prendendoci un po’ in giro.

Perché non sappiamo proprio muoverci nelle situazioni di contrabbando, in quanto oramai imborghesiti e aridi di quella fantasia che Fred, invece, aveva.

Sotto le stelle lui rivivrà e magari lascerà ancora un po’ della sua scia magia a noi, sperduti in questo cosmo troppo immenso e troppo grande.

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