“Il teorema della spada” di Lucio Sandon, Bertoni. A cura di Alessandra Micheli

Lucio Sandon mi ha catturato fin dal primo libro con la sua capacità di evocare immagini quasi reali che accosta i suoi libri a dei fotogrammi cinematografici.

E questo è un dono raro, posseduto da talenti speciali che superano la barriere tra scritto e immagine.

In questi casi essa si annulla, il velo si alza e la parola diventa viva, reale, azione e emozione tangibile.

E per chi come me, è in cerca di sensazioni e di adrenalina è un richiamo irresistibile.

E non solo ha questa caratteristica.

In ogni suo testo storia e mondo immaginario si fondono, si compenetrano facendo divenire l’ethos, simboleggiato da oscure e tenebrose divinità, qualcosa che di tocca e non si percepisce soltanto.

L’ethos o schema percettivo che identifica e ci fa riconoscere ogni periodo storico nella sua interezza è fondamentale per poter vivere la storia e non solo conoscerla a memoria, comprendere i legami tra i piccoli eventi e i macro eventi e per osservare in quegli stessi, quelle sfumature quasi impercettibili che danno senso e logica anche all’illogico.

I nostri antenati, i condottieri, gli eroi e persino gli eventi luttuoso come le guerre, sono stati annunciati quasi in pompa magna proprio da quella nebbia particolare che avvolgeva ogni cosa, e che diventava la forza motrice di cambiamenti e involuzioni.

Ed è il senso alla radice e alla base di ogni nostro comportamento, di ogni decisione e di ogni direzione che, la storia questa dama maliarda ci regala.

E lo fa con passo cadenzato.

Immergendosi in un oscurità quasi salvifica, intrecciando con mani unghiate e artigli di acciaio le storie di ogni epoca, e persone apparentemente diverse.

Il risultato è un arazzo indimenticabile che unisce ogni destino, quello di Annibale e dei suoi sogni di gloria e quelle di una persona comune, di un gruppo di ragazzi alle prese con il demone degli eccessi.

E si dipana su mille strade diverse, dal Molise a Cartagine, seminando indizi, illuminando anfratti segreti fatti di tesori indimenticabili.

Quelli che stuzzicano la fantasia di ognuno di noi sognatori…anche se forse non sono proprio i sogni come ve li aspettate voi normali.

Perché ogni tesoro è protetto e appartiene alle divinità ctonie, donne dalla pelle nera e dal ghigno crudele, signora di vita e morte che pretende un tributo di sangue da noi poveri sudditi, incantati a loro malgrado dalle promesse sussurrate in un vento gelido.

E cosi conosceremo Annibale diverso dai racconti tanto familiari che lo descrivevamo come un condottiero senza scrupoli al servizio del suo popolo. Incaponito a sconfiggere un impero che marciava a passo marziale, deciso a lsciare un segno definito sulla terra che calpestava.

E’ davvero questo Annibale?

O nel suo viaggio verso la gloria si nasconde un sacrificio d’amore?

E se fosse, se fosse, sacrificio, se fosse un modo diverso di incidere sul tempoi sacro, quali conseguenze porterebbe nel nostro presente e forse in un futuri che si fa incerto e dominato dalla finta Dea banalità?

Dietro a queste storia ci sono sentimenti, emozioni e tentativi di cambiare se non il corso degli eventi, almeno la loro percezione.

C’è ribellione contro le conoscenze acquisite quasi per pigrizia.

E esiste la rivelazione di quanto l’umo in fondo sia forse molto più belva di una Dea dagli occhi di brace, dalla mano nascosta dal mantello capace di impugnare una spada.

E trafiggerlo il cuore pulsante della storia.

E mentre Tanit ci protegge o ci rende schiavi della sua cupa bellezza, Lucio fonde realtà e immaginario, posando la sua storia, con delicatezza ma decisione, dentro di noi, restituendoci un cuore incantato dal mistero e capace di volare libero, oltre questo mondo che tutto racconta e tutto razionalizza.

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