“Errata corrige” di Vincenzo Maimone, Oakmond publishing. A cura di Barbara Amarotti

Ermes Lazzari è un correttore di bozze maniaco della grammatica e della bella letteratura.

Un uomo come tanti, insoddisfatto del proprio lavoro che, più che gratificarlo, lo costringe a rendere leggibili briografie di starlette varie.

Ma la sua vita viene completamente stravolta quando un amico lo iscrive per scherzo alla “Piattaforma”, un social network innovativo dove i partecipanti posso votare in modo democratico tramite un guanto collegato direttamente al computer.

Potrebbe sembrare una cosa fantastica, la vera democrazia finalmente esercitata dal popolo che può, tramite un semplice device, decidere concretamente cosa far arrivare a chi governa.

Già!

Peccato che non sia proprio così e, non solo le discussioni sono pilotate, ma sono le vite stesse degli iscritti a essere in pericolo se questi non si dimostrano tranquilli e obbedienti.

Lazzari scopre a proprie spese che il guanto usato per votare crea dei danni neurologici agli utilizzatori, rendendoli delle marionette nelle mani dei gestori della Piattaforma e riducendo di molto la loro capacità lessicale e, di conseguenza, di pensiero critico.

Quando era cominciato quel degrado? Quando la sua generazione aveva deciso di rinunciare a qualsivoglia spinta ideale?

Per fortuna è solo un libro, un bel noir a tinte distopiche certo, ma si tratta di un’opera di fantasia. Però…

Però fa riflettere perché realmente si sta verificando un impoverimento nel linguaggio e, a ben vedere, sembriamo una massa di zombie tutti intenti a fissare gli schermi dei nostri inseparabili smartphone; ignari a ciò che ci accade affianco, avulsi a video creati ad arte da non saper più distinguere la realtà dalla fantasia.

E se fosse proprio questo il male della nostra società?

Quello teorizzato anni fa proprio da romanzi distopici che ora sembrano quasi premonitori?

Siamo così impegnati a vedere, leggere, ascoltare cose pensate e decise da altri che abbiamo perso la capacità critica e siamo talmente tesi alla ricerca della globalizzazione anche nel linguaggio che abbiamo ridotto il nostro vocabolario a pochi termini, perdendo in questo modo la capacità di esprimerci e farci comprendere a più livelli.

Ecco allora che la lettura ci arriva in soccorso per frenare questa pericolosa deriva verso l’uniformità di massa e, come scrive Maimone: niente ti riconcilia con il mondo come un libro.

E a noi, che piace essere in pace con il mondo, non resta che seguire il consiglio.

Buona lettura!

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