“Il convento dei segreti” di Giada Trebeschi, Newton Compton. A cura di Chiara Monina

La storia di questo romanzo storico si svolge nella Sicilia di fine ‘600 , tra Catania, Acireale, Modica e Nicosia, luoghi che ho avuto il piacere di visitare e che ho cercato di immaginarmi come potessero essere in quel secolo, dove gli spostamenti avvenivano solo a cavallo o con il carretto.
Una storia davvero avvincente, dove i segreti citati nel titolo sono davvero tanti ed appartengono a tutti i personaggi del libro.
La protagonista principale da cui prende il via la vicenda e sulla quale terminerà è Agata Maria Paternò della Bruga che entrata in convento a sette anni come educanda, ne esce a sedici solo per un mese, da trascorrere con la famiglia, prima di prendere i voti.
Non sono voti da semplice suora ma voti di clausura, una vita completamente votata alla solitudine, al lavoro ed alla preghiera; dove quel velo nero ricopre e nasconde tutto il volto e non solo, anche i sentimenti e soprattutto le emozioni.
Una scelta legittima se fosse spontanea ma atroce se obbligata dalla famiglia, di origine nobile, dove conta solo il volere del capofamiglia, che è ovviamente il marito, il padre.
Sono bambine nate ed offerte alla santità, come Fortunata che poi verrà chiamata Vita, che entrerà in convento, con la balia, a soli diciotto mesi e destinata a non uscirne più.
Le donne non contano nulla, servono solo come merce di scambio per guadagni e profitti, o si sposano con nozze combinate dalla famiglia o vengono relegate in convento, con la speranza che possano divenire future badesse e quindi ricoprire un ruolo di prestigio.
Quasi tutte le ragazze che finiscono in convento non lo fanno per loro libera scelta ma obbligate e costrette e si ritrovano poi la notte a piangere, sospirare e gemere di dolore per quella vita che non sentono loro e che non hanno scelto.
Soffrono per la quella vita che potrebbero avere fuori da quelle mura, dove sperimentare sulla propria pelle e nel proprio cuore, esperienze, emozioni e sentimenti.

“Lei chiusa lì dentro imprigionata, privata del suo corpo, intrappolata nell’ombra eterna mentre fuori la luce abbagliante della vita la chiama a gran voce”.


Agata, che in convento, diventerà suor Immacolata, cerca di opporsi, di ribellarsi, supplicando tutta la sua famiglia di non rinchiuderla e non privarla della possibilità di vivere una vita diversa.
Invece non viene ascoltata e viene costretta a prendere i voti e rinchiusa, la scena viene descritta come una morte dell’anima e del cuore.


“Una detestabile cantilena salmodiante l’accompagnava oltre quella soglia che non avrebbe mai voluto oltrepassare”.


Sarà una prigioniera sotto quello velo, è molto sofferente sia nell’anima che nel cuore.

“E’ bizzarro e oscuro a volte, ma è fatto così questo guazzabuglio che è il cuore umano”.


Agata non conosce l’amore, tranne che per sè stessa una volta confinata tra le mura, però
conosce e prova odio per tutta la sua famiglia :padre, madre e fratello, da cui è stata costretta ad intraprendere questa strada.

Un odio che avrebbe usato per sopravvivere all’interno del chiostro”.


E’ una ragazza molto forte e coraggiosa che spera continuamente di riuscire ad uscire da quella vita e viverla a modo suo.


“…era un’indomita combattente che non temeva la morte perché con la morte aveva a lungo giocato a carte. Vincendo più di una partita”.


Donna Costanza, la madre di Agata, chiederà perdono alla figlia in punto di morte ma la figlia non riuscirà a farlo, tanta è stata la mancanza d’amore ricevuta.
Un odio che è come una linfa vitale per sopravvivere alla sua vita sempre uguale e scandita da “lodi, messe, vespri, confessione, piccoli e grandi soprusi e le tenebre”.
All’interno del convento farà la conoscenza di Teresa o suor Maria Grazia, un’esperta pasticcera, che le farà ritrovare un pò di speranza in un futuro migliore e lontano da lì, anche grazie alla conoscenza di suo fratello di latte Giorgio.


“Non riuscì a vedere altro che i tizzoni che Giorgio aveva al posto degli occhi”.


Giorgio è l’uomo che le farà scoprire l’amore in tutti i sensi, è il braccio destro di Don Rolando Moncada, è un uomo feroce ed un assassino ma è anche capace di grandi gesti d’amore per coloro a cui tiene davvero.
Con Agata scopre anche lui il significato della parola amore verso una donna, fino ad allora il sesso femminile è stato per lui solo portatore di piacere carnale, fisico.
Si riconoscono all’istante, al primo sguardo e scopriranno il tumulto dell’anima oltre che del corpo.

“Che cos’è una moglie? Non una mano, non un piede né qualsiasi altra parte del corpo di un uomo. Io sono il sangue che ti scorre nelle vene, non ho bisogno d’essere tua moglie. Voglio di più”.


Teresa è la prima a nascondere un segreto che confesserà ad Agata, tra loro si instaura un rapporto di complicità e confidenza che le porterà a scoprire il vero significato della parola amicizia.
Partendo dal segreto di Teresa si modificheranno il corso degli eventi e di vita di tutti i protagonisti del libro.
Gli antagonisti di questo libro sono Elisabetta Scammacca, cugina di Agata, educanda anche lei in convento ma destinata poi ad uscire e sposarsi e diventare così principessa.
E’ una ragazza antipatica, altezzosa, forse invidiosa ed in realtà anche molto fragile, che ostacola sempre la cugina, mettendola continuamente in difficoltà agli occhi degli altri.
Don Rolando Moncada, è un altolocato che fa continuamente affari con i mercanti ma in realtà è senza un vero e proprio titolo .
Riesce ad ottenere molto grazie alla sua cattiveria, meschinità ed arroganza, così da essere temuto e riverito da molti.
La schiera che lo circonda sono bravi ,briganti che seminano terrore per lui, ricchi possidenti in debito con lui o preti che cercano di compiacerlo per avere una protezione od essere ricompensati.
In questo libro l’uomo, il maschio di qualsiasi ordine e grado viene mostrato in tutta la sua ferocia sulla donna, il suo maschilismo e la sua crudeltà verso l’altro, per altro s’intende colui che è più debole, come le donne indifese per la condizione in cui erano costrette a vivere, fossero ricche o popolane ed i bambini.
La badessa suor Bartolomea, che inizialmente sembra dura e severa, si rivelerà astuta ed empatica con le altre donne e complice nel custodirne i segreti.

“Non ho nessuna intenzione di rischiare la mia pasticceria per un Don qualsiasi”.


I mercanti genovesi Jacopo Lercaro ed Anselmo Lecco si riveleranno amici fidati di Giorgio ed Agata e porteranno una piacevole svolta nella storia.
Una cosa davvero originale, che ha fatto l’autrice, è stata mettere il QR code della serenata che Giorgio dedica ad Agata, così da poterla ascoltare e si può vedere anche la storia dipinta, complimenti!
Un tassello in più per immergersi ed immedesimarsi in questa storia, che seppur lontana nel tempo, viene descritta storicamente in modo accurato, con un’ottima descrizione anche del terremoto di Catania.
C’e’ una grande ricerca linguistica, con dialoghi scritti in dialetto che danno maggiore enfasi alla storia.
In questa storia ci sono tante sofferenze, atrocità e perdite di vite ma l’amore e la giustizia faranno sentire il loro peso e porteranno speranza per le generazioni future.


Cori, cori miu,sii forte”.
“Ci fu silenzio nell’aria ma non nei cuori”.


Concludo con una citazione di Fabrizio Caramagna, letta un pò di tempo fa, che si addice a
questa storia :

“Non so spiegarti l’amore.
So che dentro c’è molto perdono, tanta cura, colori vastissimi, un po’ di chimica, un po’ di incastro e un po’ di destino, brividi, capricci e risate e la voglia di avventurarsi insieme nelle spire incantate del tempo”

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